Questa democrazia repubblicana dove ci ha portato? 

Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica merita un commento diverso da quello unanime delle forze politiche. È ormai noto a tutti che i distinguo con il Quirinale non portano bene sul piano elettorale, ma noi non intendiamo candidarci a nulla e quindi ce li possiamo permettere. L’apologia degli ottanta anni di vita della Repubblica (peraltro ancora non compiuti) sa tanto di autoelogio di una classe politica che, per il vero, non sembra meritarli.

Certo, prendendo una storia lunga ottant’anni trovare passaggi importanti, apprezzabili e positivamente rilevanti non è difficile. Credo che anche nel racconto di un lungo matrimonio terminato con un divorzio entrambi i coniugi avranno pagine belle da narrare: il corteggiamento, il primo bacio, la nascita dei figli. Qualunque storia, soprattutto se romanzata, offre pagine belle ed il loro contrario.

La domanda a cui risponderemo poche righe più tardi però è un’altra: questa democrazia repubblicana dove ci ha portato?  Sia chiaro, chi scrive ritiene il sistema repubblicano il migliore, per quanto imperfetto, per governare un popolo. Raccontarne però solo le pagine belle in venti minuti di soliloquio sa tanto di autoassoluzione da parte di chi, a vario titolo, ha avuto un ruolo importante nella gestione del potere.

Fonte: la Repubblica

È assolutamente vero che, usciti dal fascismo e da una guerra disastrosa, le forze politiche ebbero la forza di sedersi intorno ad un tavolo e scrivere insieme una costituzione che fu, comunque, un capolavoro di compromessi tra chi era figlio del cattolicesimo e schierato a difesa dell’atlantismo e chi sventolava bandiera rossa e sognava l’adesione al comunismo di oltre cortina. Divisioni profondissime che la nostra beneamata Costituzione ed i nostri insigni politici ad ottant’anni di distanza non sono riusciti a farci superare.

Ma questi ottant’anni che cosa ci hanno portato? Ci hanno portato giovani che negli anni Settanta, in nome di una democrazia a modo loro, si sono sprangati ed uccisi fino a culminare in una lotta armata contro lo Stato che portò al rapimento ed all’uccisione del Presidente del Consiglio. Ci hanno portato a dover costruire una seconda Repubblica perché la prima ci ha fatto schifo. Erano tutti corrotti e si finanziavano illegalmente in nome di una feroce lotta per il potere.

Ci hanno portato ad una Magistratura, in larga parte politicizzata, che invece di assolvere all’alto compito che la Costituzione le assegna, entra nell’agone politico e piccona un imprenditore “sceso in campo” al quale poi, però, abbiamo dovuto fare i funerali di Stato. E la disgraziata situazione che il Presidente riscontra nel suo eloquio, riferita alla diserzione dalle urne, emerge oggi ma era una problematica annunciata. Gli italiani non volevano un fantoccio di seconda Repubblica con tutti i vizi della prima. Hanno votato per chiunque, pur se impresentabile, promettesse cambiamenti radicali.

Prima Berlusconi, ha conquistato il potere con una sola campagna elettorale nella quale assicurava efficienza ed imprenditorialità nella gestione dello Stato. È stata quindi la volta di Renzi che prometteva una nuova Democrazia Cristiana con acclusa rottamazione dell’ala ex comunista del Partito Democratico.

In successione è toccato a Salvini con i blocchi navali e ai 5 Stelle con la loro “onestà – onesta” – “i due soli mandati” – “le Dirette Streaming”, tutte cose che già sembrano un lontanissimo ricordo. Ora è la volta alla Destra Meloniana a cui vengono imputati ottanta anni di disgrazie.  Non è cambiato nulla.

Non sarà che la disaffezione alla politica doveva essere attesa e, magari, ha ragione chi non va a votare? Come vede Presidente è troppo facile imbellettare una storia e con tutti i problemi di povertà diffusa, debito pubblico stellare, demografia a zero e tutto il resto l’autoassoluzione può anche non funzionare.

Ferruccio Zappacosta