Torna a splendere in Piazza Mattei una delle fontane più belle e caratteristiche della Capitale
L’acqua è tornata a zampillare dalla Fontana delle Tartarughe, che ha ritrovato la sua antica lucentezza.
Dopo un periodo di restauro iniziato nel settembre dello scorso anno, è stata recentemente riaperta la splendida Fontana delle Tartarughe in Piazza Mattei, grazie ai lavori nell’ambito del programma del PNRR Caput Mundi. Il progetto di manutenzione straordinaria ha interessato diverse fontane monumentali del centro storico, tra cui fontana di Piazza dell’Ara Coeli, fontana di Trevi, fontana di piazza del Quirinale, fontana delle Tiare e fontana della Barcaccia, con un importo complessivo stanziato di 1,18 milioni di euro. Con il restauro sono state rimosse le patine biologiche e le incrostazioni, è stata fatta la revisione delle stuccature, il controllo dell’impermeabilizzazione e i trattamenti per proteggere i materiali, sia di bronzo che di marmo.

Fontana delle Tartarughe dopo il restauro – Fonte: Roma Capitale
Storia e leggenda si intrecciano intorno alla Fontana delle Tartarughe. Si trova nel cuore del Rione Sant’Angelo, il più piccolo di Roma, in Piazza Mattei, una delle più nascoste e affascinanti della Capitale. Una piccola oasi di quiete a pochi passi dal Ghetto Ebraico, la piazza prende il nome dalla famiglia Mattei, nobile casata della Roma rinascimentale, tra le più influenti dell’epoca, che tra il Quattrocento e il Seicento edificò qui i propri palazzi, creando quella che ancora oggi è conosciuta come l’Isola Mattei. Mecenati e collezionisti d’arte, abbellirono l’area con palazzi signorili, cortili eleganti e soprattutto con la celebre fontana, vero gioiello manierista situato proprio al centro della piazza.
Nel 1570, infatti, a seguito del completamento dei lavori di restauro dell’Acquedotto dell’Acqua Vergine, si era deciso di installare diciotto nuove fontane in vari punti della città, alimentate dalla rinnovata rete idrica. Una di queste era originariamente destinata a Piazza della Giudea, nel cuore del Ghetto Ebraico. Tuttavia, la famiglia Mattei, forte della propria influenza politica e sociale, riuscì a farla collocare nella piazza adiacente ai propri palazzi. In cambio di questo spostamento, i Mattei si impegnarono con l’amministrazione pontificia a far pavimentare l’intera piazza e a farsi carico della manutenzione e della cura della fontana.
Progettata da Giacomo della Porta e realizzata da Taddeo Landini nel 1581, è famosa per le quattro tartarughe che sembrano arrampicarsi sul bordo superiore, probabilmente aggiunte in un secondo momento, secondo la leggenda, su suggerimento del Bernini. Passeggiare nella piazzetta è come entrare in un angolo sospeso nel tempo, lontani dai rumori e dalla frenesia che caratterizzano il resto della zona. Un piccolo scorcio della città eterna raffinato ed elegante, con il rosso caldo dei mattoni e il bianco dei marmi che riflettono la luce del sole.

Fontana delle Tartarughe prima del restauro – Fonte: L.S.
È uno di quei luoghi rari in cui Roma offre un momento di silenzio, bellezza, lentezza. A renderla ancora più suggestiva è la leggenda che la avvolge. Si narra infatti che un nobile appartenente alla famiglia Mattei, il Duca Giacomo, appassionato di gioco d’azzardo, alla vigilia delle nozze avesse perso gran parte delle sue fortune, tanto che il futuro suocero aveva deciso di annullare il matrimonio. Per dimostrare al padre della sua amata di avere ancora grande prestigio e influenza, fece costruire l’intera fontana in una sola notte. Aiutato da artisti, manovali e fontanieri, il giovane organizzò l’impresa straordinaria nel massimo riserbo.
La mattina seguente, con grande teatralità, aprì le finestre del proprio palazzo e invitò il futuro suocero ad affacciarsi: lì, al centro della piazza, splendeva la Fontana delle Tartarughe, appena completata. Il gesto impressionò talmente tanto il padre della fanciulla, che acconsentì alle nozze. In ricordo di quell’impresa, si dice che il nobile fece murare la finestra del palazzo da cui era stato mostrato il capolavoro, per impedire che un simile spettacolo potesse essere ammirato di nuovo da qualcun altro.
Ancora oggi la finestra murata è visibile all’angolo tra Piazza Mattei e Via dei Funari, a testimonianza di questa romantica leggenda.
Laura Spadella
