Tutti parlano di competenze del futuro, ma una parte dell’offerta sembra costruita per un presente in cui l’attenzione lunga è data per persa

Per due giorni, il 26 e 27 marzo 2026, l’Auditorium della Tecnica di Roma ha ospitato l’Innovation Training Summit, manifestazione organizzata da Ecosistema Formazione Italia e presentata come il più grande appuntamento nazionale dedicato alla formazione e alle risorse umane: oltre 250 relatori, 3.500 partecipanti e di un confronto aperto fra istituzioni, imprese, università, startup e operatori del settore.

Il messaggio di fondo del Summit è difficile da contestare: in un’economia segnata da intelligenza artificiale, transizione digitale e rapida obsolescenza delle competenze, la formazione non può più essere trattata come un accessorio. Anche il Ministero del Lavoro, che ha partecipato all’evento, ha descritto il Summit come un’occasione di dialogo tra mondo del lavoro e realtà della formazione professionale, utile a ragionare sulle nuove competenze richieste dalle imprese. Fin qui, nulla da eccepire. Il punto interessante, però, è un altro: basta leggere i temi messi in vetrina per capire qual è oggi l’ossessione del settore. Nell’agenda compaiono gamification, edutainment, engagement, micro-learning, neuroscienze, mindfulness, online learning. In altre parole, tutto ruota intorno a una stessa urgenza: come trattenere l’attenzione di persone sempre più distratte, stanche e sature di stimoli.

Fonte: Gruppo RTS srl

Si spezzano i contenuti in moduli sempre più brevi, si inseriscono meccaniche da gioco, si punta sull’intrattenimento, si moltiplicano gli stimoli visivi, si promettono esperienze “ingaggianti”. Sono strumenti che possono funzionare, e sarebbe sbagliato liquidarli come puro marketing. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 su Heliyon, per esempio, rileva che il microlearning, cioè l’apprendimento in pillole molto brevi e focalizzate, può avere effetti positivi su risultati cognitivi, motivazione, coinvolgimento e completamento dei percorsi.

Il problema nasce quando queste soluzioni diventano una scorciatoia culturale. Perché la domanda vera non è soltanto come mantenere agganciato l’utente per qualche minuto in più, ma come ricostruire la capacità di stare su un contenuto complesso, di tollerare la fatica cognitiva, di seguire un ragionamento senza pretendere una ricompensa ogni trenta secondi. Se la formazione si adatta passivamente alla frammentazione dell’attenzione, rischia di certificare la malattia invece di curarla. E questo è un problema serio, soprattutto nel lavoro, dove molte competenze non si apprendono in modo istantaneo: servono continuità, memoria, ripetizione, approfondimento, persino noia ben governata.

Fonte: HR Assistant

Non è neppure vero che l’attenzione sia un dato immodificabile, da prendere com’è e da assecondare. Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Motivation and Emotion ha mostrato che un programma online di quattro settimane rivolto ad adulti sani può migliorare l’attenzione sostenuta e ridurre la noia. È un passaggio importante: significa che l’attenzione si può allenare, non soltanto rincorrere. Allo stesso modo, la letteratura sulle cognitive load theory, la teoria del carico cognitivo, ricorda che negli ambienti digitali l’apprendimento può essere ostacolato non solo dalla difficoltà del contenuto, ma anche dal rumore dell’ambiente, dalla frammentazione dell’interfaccia e dall’eccesso di richieste accessorie. Tradotto: aggiungere effetti, finestre, interazioni e stimoli non sempre aiuta a imparare; a volte peggiora le cose.

La stessa OCSE osserva che gli adulti partecipano oppure no alla formazione in base a motivazione, valore percepito, ostacoli pratici e fiducia nelle proprie possibilità. Il punto, dunque, non è inventare l’ennesimo trucco per rendere tutto più leggero, ma restituire alla formazione senso, utilità e profondità.

Paradossalmente, la fiera romana è stata preziosa proprio per questo. Più che offrire una risposta definitiva, ha esposto con grande chiarezza il paradosso del settore: tutti parlano di competenze del futuro, ma una parte consistente dell’offerta sembra ormai costruita per un presente in cui l’attenzione lunga è data per persa.

Giulia Zappacosta