Quali sono le ragioni del successo politico di cui ha goduto Vannacci nell’ultimo periodo?
Il generale Roberto Vannacci e il suo partito Futuro Nazionale si sono indubitabilmente conquistati il centro della scena politica nelle ultime settimane. Il rumoroso protagonismo dell’ex vicesegretario della Lega non sarebbe mai stato, tuttavia, in grado di produrre questo risultato se non fosse stato per l’atteggiamento del sistema dell’informazione e dei suoi avversari, che Vannacci ha saputo, a sua volta, scaltramente sfruttare, oltre ad aver sapientemente cagionato con provocazioni e trappole in cui i summentovati sono sistematicamente caduti. Il generalissimo, come molti, anche tra i suoi sostenitori, lo hanno ribattezzato, ha sentito che era giunto il momento di essere conseguente rispetto alle sempre più numerose prese di distanza nei confronti del governo di centro-destra e del suo partito, la Lega, strategia che peraltro, è fin troppo evidente, ha saputo accortamente preparare nei mesi che hanno condotto a questo passo.
Egli ha infatti credibilmente costellato tutte le sue uscite pubbliche di prese di posizione polemiche e di distinguo, avanzando dubbi e critiche sempre meno velate nei confronti delle azioni dell’esecutivo italiano e delle istituzioni europee, specialmente sulla gestione delle due crisi in corso in Iran e Ucraina e, in modo particolare in veste di eurodeputato, sul fronte delle politiche energetiche e di sicurezza comune avanzate a livello continentale e comunitario, che anche il governo italiano ha a volte appoggiato oppure, a detta del generale, troppo timidamente respinto ed avversato, risultando acquiescente. Per non parlare delle sonore prese di posizione e pesanti critiche avanzate nei confronti dello stesso governo Meloni, sulla scorta di movimenti e sentimenti che hanno attraversato l’intero Occidente negli ultimi tempi, per quanto riguarda le politiche migratorie e la questione sicurezza.

Fonte: Corriere della Sera – Roma
Su questo fronte, facendo propria la battaglia, sviluppata in altri paesi occidentali, della cosiddetta “remigrazione” è riuscito a incarnare e costituire una vera sfida alla premier e al partito a cui apparteneva lui stesso fino a pochi giorni fa su quello che, per ovvie ragioni, era sempre stato il terreno di elezione di questi partiti. L’ovvio vantaggio di cui peraltro il neoleader di Futuro Nazionale può farsi forte è rappresentato dalla sua appartenenza, fino a un passato recentissimo, alle forze armate, ad uno dei reparti scelti più prestigiosi delle stesse, che rende impossibile per il momento, agli occhi della maggioranza delle persone, l’identificazione con la tanto vituperata figura del politico di professione.
Il costante riferimento da parte sua alle missioni a cui ha preso parte e che ha spesso diretto, fra cui vengono esibite alcune dai tratti epici e mirabolanti, non può che aiutare enormemente la retorica di chi tenti di legittimarsi come antidoto a problemi annosi e stratificati, di fronte ai quali sostanzialmente tutti, questa è la percezione diffusa, quando sono andati a ricoprire ruoli di responsabilità, hanno piegato la testa, rassegnandosi all’impossibilità di affrontarle con l’ardimento e la decisione che le loro concioni sembravano promettere.
Il tono provocatorio e l’innegabile simpatia d’altro canto sono un potentissimo ausilio per il generale Vannacci, secondo a nessuno nell’arte di sviluppare il marameo, di schernire brillantemente l’interlocutore e contrapporsi a sua volta alle critiche e agli agguati in maniera energica e scanzonata. La sua proprietà di linguaggio e la sua compostezza, debitamente stemperata dalla propensione al motto di spirito e al ricorso a espressioni popolari, di cui rivendica anzi la legittimità che altri vorrebbero negare, è anch’esso una sua validissima arma.
Questa contestazione piuttosto sistematica delle affermazioni e delle azioni dell’attuale governo di centro-destra e di quelle delle singole forze che lo compongono, accompagnato dalla diuturna ripetizione della propria ferma vocazione di destra, che queste forze avrebbero invece largamente sconfessato e tradito, volendo per l’appunto proporsi come pungolo e principio rigeneratore di una destra tristemente slavata è una configurazione particolarmente propizia nello scenario politico italiano attuale.
Alberto Fioretti
