La mostra si collega anche al progetto internazionale Guardian Girls Karate con l’obiettivo di incoraggiare le donne a prevenire la violenza di genere attraverso la pratica del karate

Questo evento vuole celebrare la donna e il suo percorso di crescita ed emancipazione, anche attraverso lo sport. Il direttore artistico del Polo Culturale FIJLKAM, Arch. Livio Toschi, racconterà con immagini e testimonianze come lo sport, e in particolare gli sport di combattimento, abbiano contribuito nel tempo a rafforzare il ruolo e l’indipendenza femminile. Come affermava Simone de Beauvoir, le sportive sono “le più evolute tra le donne”.

Il Museo dedica la sua 25ª mostra collettiva d’arte proprio alla Donna, per offrire un momento di riflessione in occasione della Giornata Internazionale della Donna. La mostra, ideata dal Polo Culturale FIJLKAM e sostenuta dal Consiglio federale di Karate, si collega anche al progetto internazionale Guardian Girls Karate, promosso dalla World Karate Federation insieme ad altre importanti organizzazioni, con l’obiettivo di incoraggiare le donne a prevenire la violenza di genere attraverso la pratica del karate.


Mostra d’arte sulla donna. Invito
– Fonte: F.Z.

Un’iniziativa che unisce arte, cultura e sport per valorizzare la forza, la consapevolezza e il ruolo delle donne nella società. «Quando si scrive delle donne bisogna intingere la penna nell’arcobaleno».
Le parole di Denis Diderot diventano chiave d’accesso e dichiarazione poetica di una mostra che sceglie di raccontare l’universo femminile attraverso il linguaggio plurale dell’arte. “Nella mano una carezza per lei” è un invito a fermarsi davanti al volto, al corpo, al simbolo della donna e a riconoscerne la storia incisa nelle forme e nei colori. Le opere d’arte da sempre e in ogni modo hanno chiesto di essere ascoltate.

Cinquanta artisti, centoventi opere: una coralità che insieme vuole farsi sentire. Ci sono mani che proteggono, mani che creano, mani che resistono. Ci sono volti che parlano di dignità, occhi che custodiscono memoria, figure che si stagliano come presenze antiche e insieme attualissime. Ogni tela, ogni scultura, ogni fotografia sembra sussurrare una verità diversa, eppure convergente: la donna non è mai stata margine, ma centro silenzioso della storia.

Il titolo stesso è un’immagine che vibra. La mano, simbolo di forza, si apre e diventa carezza. È un gesto semplice, ma rivoluzionario. Nel percorso espositivo si alternano intensità e delicatezza. Alcune opere sono un grido cromatico, altre una preghiera sussurrata. Alcune raccontano la fatica, altre la rinascita. Ma tutte sembrano convergere verso una stessa direzione: la consapevolezza. L’arte nella sua lunga storia ha trovato nella donna la sua essenza la sua destinazione la sua musa e la sua stessa forza.

L’arte illumina anche le ombre.

Raccontare la donna significa inevitabilmente misurarsi con le ferite della storia, con le disuguaglianze ancora presenti, con le incomprensioni che resistono. Eppure, da sempre, l’arte ha saputo precedere il cambiamento. Ha spezzato stereotipi, scardinato pregiudizi, restituito voce a chi veniva raccontata solo attraverso sguardi altrui. Ogni epoca ha avuto i suoi artisti capaci di vedere oltre l’ottusità del tempo.

Oggi, forse più che mai, questa mostra ci ricorda che l’arte sa essere anche un atto di responsabilità. Uno spazio in cui l’uomo può finalmente imparare a guardare senza sovrapporsi, ad ascoltare senza interrompere, a riconoscere senza presunzione.

Se la storia ha messo la donna in difficoltà, relegandola in ruoli imposti o negandole voce e libertà in troppi contesti del mondo, l’arte può essere il luogo simbolico di una riparazione.

Brahim Achir – Fino alla bellezza assoluta – tecnica mista – Fonte: F.Z.

Nella mano una carezza per lei diventa allora una promessa collettiva. Che la forza si trasformi in rispetto. Che lo sguardo si faccia consapevole. Che l’uomo trovi finalmente il coraggio di liberarsi dall’antica rigidità che ancora, in molte parti del mondo, ostacola la piena dignità femminile.

Perché una carezza autentica non è debolezza.

È maturità. È riconoscimento. È il primo passo verso un equilibrio nuovo, dove la donna non debba più lottare per essere totalmente e semplicemente libera.

Perché, come scrive Neruda, ogni carezza autentica è un movimento che attraversa il volto e raggiunge il cuore.

Francesco Zero

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