Nasce in Toscana il progetto VORTEX, un’esposizione artistica itinerante che mette in risalto le problematiche dell’inquinamento ambientale e dell’ecosistema marino
Roberto Costa è un artista contemporaneo nato a Pietrasanta. Una città ricca di stimoli creativi che hanno influenzato il suo percorso fin da giovanissimo. Inizia ad appassionarsi alla pittura e al disegno. Negli anni 80’ un’esperienza all’interno della prestigiosa stamperia d’arte “Il Malbacco” segna profondamente la sua evoluzione artistica, aprendogli le porte a una nuova dimensione espressiva, grazie al forte interesse che sviluppa per i nuovi materiali e per l’atmosfera magica respirata all’interno di quel luogo. In età adulta decide di frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Carrara, per affinare l’arte pittorica.
Da quell’ esperienza nel 2016 nasce l’idea di Vortex, un progetto di sensibilizzazione che racchiude molti significati. La sua espressione artistica, definibile come “informale materica”, si basa sulla sperimentazione di materiali e supporti diversi, crea opere che si collocano al confine tra pittura e scultura. Il lavoro di Costa è caratterizzato da una fusione tra forme irregolari, linee curve e nette, arricchite da un uso equilibrato del Colore.
Quest’artista, che da sempre ha un’attenzione particolare verso il mondo naturale, durante l’esperienza maturata nell’Accademia di Carrara decide di mettere il suo talento, la sua sensibilità e il suo impegno a completo servizio dell’ambiente. La consapevolezza della sofferenza dei luoghi naturali ha indirizzato lo sviluppo delle sue creazioni, si dedica infatti alla realizzazione di opere dal potente impatto visivo. I materiali di recupero che utilizza prendono nuova vita acquisiscono significato, diventando occasione di riflessione e bellezza.
Un lavoro che nasce spontaneamente dall’amore verso il creato e verso il mare, verso l’armonia e la meraviglia che questi ci comunicano in modo istintivo. Dal 2016 Roberto Costa pone al centro del suo lavoro il tema dell’inquinamento del mondo marino. L’urgenza che lo anima, che lo ispira, nasce dalla consapevolezza dell’estrema sofferenza ambientale dovuta all’inciviltà delle persone e alle scelte fatte nel tempo, poco lungimiranti e sagge rispetto ai rifiuti prodotti. La sua è una vera e propria azione di denuncia messa in atto attraverso l’arte. Convertire gli scarti e i rifiuti in Opere d’arte per lui è un atto non solo estetico e creativo ma un reale gesto etico, che incita e conduce naturalmente a riflessioni e considerazioni circa l’inquinamento creato dall’uomo.

Fonte: Facebook
Roberto Costa attraverso i suoi lavori riesce a creare in maniera immediata una sensazione di disagio nello spettatore. Il suo lavoro arriva in maniera potente agli occhi di chi lo ammira. Le Opere regalano uno spazio di riflessione nell’anima. L’attenzione ricade in modo istantaneo sull’attività umana, spesso capace di alterare e distruggere gli ambienti che permettono l’armonia e l’esistenza della vita stessa. Svela un paradosso attuale: L’uomo ha bisogno del suo ambiente per vivere e lo distrugge lentamente. In merito afferma: “La mia coscienza ha ben chiaro che il tempo è ora, i mei lavori testimoniano quanto i rifiuti si stiano plasmando nell’ecosistema, modificandolo: I polpi fanno il nido nei barattoli in fondo al mare e non sotto gli scogli. Nelle reti da pesca che trovo, ormai sono collocati e amalgamati molluschi marini”.
Un paradosso attuale con un messaggio forte e chiaro che attraverso la bellezza delle opere ci emoziona. Utilizza materiali potenzialmente molto dannosi per il luogo nel quale sono stati abbandonati. Crea, in particolare con i rifiuti in plastica, usa anche piccole parti di questo materiale, ma anche, stracci, legno, ferro, vetro, pezzi di corda che diventano quadri, totem, sculture e istallazioni anche per gli esterni. La parola plastica in greco plastikòs vuol dire adatta ad essere modellata, ecco lui la rimodella.

Fonte: F.C.
È ormai più che noto che i rifiuti in plastica, e non solo, sono una vera e propria minaccia per l’ecosistema, tutti sappiamo che alcuni scarti per disintegrarsi impiegano centinaia di anni e che negli Oceani non è raro incontrare vere e propre isole formate da rifiuti in plastica, pensiamo anche a tutta quella ingerita dai pesci e di conseguenza, ormai diventata parte della catena alimentare umana. Qualsiasi materiale nelle sue mani si trasforma in arte, con la finalità di sensibilizzare rispetto alle problematiche dell’inquinamento. Il tema che più mi ha colpito di questo artista è uno dei suoi obiettivi primari: Creare una forte sinergia con la comunità, svolgendo un vero e proprio esperimento sociale. Trova infatti scarti/rifiuti di ogni tipo, sulle spiagge della Versilia.
Roberto Costa negli anni è riuscito a interessare un gran numero di cittadini, ottenendo un seguito notevole. Questo artista offre momenti importanti di comunione e solidarietà per il pianeta, quelli del “fare insieme”. Un messaggio sociale che è diventato un’azione reale messa in atto da una comunità. Il progetto Vortex prende vita con la prima esposizione presso la Fattoria “Il Drappo Verde” nel Parco fluviale a Lucca. Presenta una installazione “Capsule del tempo”, formata da 12 cilindri in plexiglass alti 2 metri e dal diametro di 20 cm completamenti pieni di rifiuti spiaggiati questo crea uno spazio metafisico dove poter riflettere. Nello stesso sito attualmente, è presente un’altra installazione “I Drappi”.
Prosegue così lo spirito di Vortex.

Fonte: F.C.
Ne ripropone il messaggio, ampliando le categorie dei reperti abbandonati nell’ambiente con alcuni strumenti utilizzati nella pesca professionale in mare. Reti, nasse e trappole selettive per varie tipologie di pesca. Il punto in comune di tutte queste attrezzature è che, accidentalmente abbandonate in mare, continueranno a svolgere la loro funzione per un tempo indefinibile. Non sono necessari altri commenti per evidenziare quale impatto negativo possano avere sugli organismi viventi. Proprio dal sistema di costruzione delle “nasse” deriva la forma dell’installazione. Un triangolo, la cui base aperta è rivolta verso l’osservatore, offrendo l’invito ad entrare.
Lo spazio si va subito a restringere e la trappola fa il suo lavoro. I lati del triangolo, con gli oggetti presentati, impongono la direzione verso il suo vertice. La suggestione che offre questo lavoro fa si che il visitatore si senta una preda. Quell’ingresso è così facile ed invitante, si potrebbe ancora uscire, ma si va avanti. Lo spazio si restringe, avremmo ancora qualche possibilità di andare fuori, ma, si va avanti, e nel percorso espositivo ci si ritrova di fronte ad una “capsula del tempo” posta proprio al vertice del triangolo formato dall’istallazione. Lo spettatore ha un’ultima possibilità, uscire a destra o a sinistra. Non ci sono più alternative, o usciamo dalla trappola o lo schianto finale sarà inevitabile.
L’installazione si può interpretare come una metafora del nostro viaggio su questo pianeta. Le condizioni dell’ambiente che ci “ospita” impongono un cambio radicale del percorso. Le “uscite”, in termini di riduzione progressiva dei danni fatti, che sono offerte dalla scienza e dalla tecnologia, devono essere utilizzate da subito, altrimenti saremo destinati ad una fine ingloriosa. Questo artista ha valutato non in maniera casuale il luogo dove allestire il suo percorso espositivo.
Ha scelto un contesto altamente simbolico. Il sito che ospita la mostra permanente è un’importante realtà lucchese, la Fattoria urbana “Il Drappo Verde”. Un posto magico dove la natura è splendida, selvaggia, salvaguardata e preservata, quattro ettari di foresta lungo il fiume, dove ogni forma di biodiversità della vegetazione e del mondo animale sono tutelate e rispettate. Un luogo dove il silenzio è rotto solo dal canto degli uccellini, dal vento e dal rumore del fiume. Un ambiente che regala un’atmosfera unica che permette al visitatore, vedendo le sue opere, di provare emozioni forti, un impatto emotivo vigoroso che favorisce il momento per pensare alla problematica ambientale.
Il progetto è stato visto con favore ed entusiasmo dal Comune di Lucca, da Sistema Ambiente, società che si occupa dei rifiuti e da numerose associazioni la cui vocazione è quella del riciclo creativo degli oggetti e dei materiali di scarto nell’ottica dell’economia circolare. Per questa forte azione di sensibilizzazione, Costa è stato chiamato a far parte dello staff formativo del Centro di ricerca “Rifiuti zero”, inserito nel Parco scientifico del Comune di Capannori. Il valore sociale di questa collaborazione si svela durante i laboratori di formazione/informazione con i ragazzi del territorio.
Vortex è un progetto pensato per essere itinerante. Il focus del concetto che anima questo percorso espositivo è quello di portare questo messaggio in tante altre realtà Italiane, creando tante occasioni di esposizione negli ambienti naturali preservati più diversi. Anche il Lazio si candiderà per ospitare a breve questo nuovo percorso artistico di denuncia.
Francesca Chiarantano
