Un problema, quello dell’alternativa scolastica nel periodo estivo, che sembra peggiorare di anno in anno
Siamo giunti in quella stagione che tutti sogniamo nei mesi invernali e che è sinonimo di vacanze: l’estate. Certo, il periodo di riposo è, in termini temporali, molto cambiato nel corso dei decenni; se, invero, un tempo il mese di agosto era interamente dedicato alle ferie, oggi c’è la tendenza a prendersi più pause nel corso dell’anno per poi giocarsi un paio di settimane (bene che vada) a cavallo di Ferragosto.
Un fenomeno certamente dettato da abitudini mutate nel tempo ma anche da condizioni economiche differenti. E proprio queste sono al centro di una questione che riguarda un numero enorme di famiglie. Sì, perché, se per gli adulti il periodo di allontanamento dal lavoro si è accorciato, per i figli in età scolastica è rimasto invariato.
Ecco, dunque, che l’ultima campanella scolastica segna, annualmente, l’inizio di un tour de force lungo oltre 90 giorni. Quest’anno, poi, complice il referendum dell’8 e 9 giugno le scuole hanno chiuso le loro porte anche prima portando, di fatto, il periodo di vacanze ad oltre 13 settimane!

Fonte: Fanpage
I centri estivi pubblici risultano eccessivamente costosi: in media tra 70 e 120 euro a settimana; quelli privati fino a 250–350 euro a settimana per figlio. Per non parlare poi dei campi estivi, ideali in termini di gestione temporale poiché bambini e ragazzi possono sostarvi h24 per giorni ma fuori portata per molti genitori: da 600 a 1.000 (anche 1.500) euro a settimana.

Fonte: Tgcom24
I nonni non sono sempre nelle condizioni fisiche per gestire i propri nipoti ogni giorno per ore ed ore e così l’assenza scolastica diventa un problema assai serio in termini economici e psicologici per milioni di genitori.
Secondo Altroconsumo e Censis, il 72% delle famiglie deve sostenere sacrifici economici non indifferenti per trovare soluzioni alternative alle aule. Ben il 63% delle madri lavoratrici si dichiara esausta dopo poche settimane. Un’alternativa a tutto ciò è, specialmente nelle grandi città, l’incrocio di turni tra genitori, amici o vicini di casa che, grazie allo smart working e riposi settimanali, si prendono l’onere di gestire anche i figli altrui, oltre ai propri. Una strategia di sopravvivenza e risparmio ma che rischia di portare un sovraccarico mentale da non sottovalutare.

Fonte: laragione.eu
E le babysitter? Una figura professionale, un tempo ricercatissima, ma che oggi rappresenta un salasso da 10–15 euro l’ora!
Un problema sociale, quindi, che sembra peggiorare di anno in anno. L’alternativa? Ridurre, con buona pace di alunni e docenti, le ferie scolastiche nel periodo estivo, prendendo come modello quanto accade nel resto d’Europa ma anche in casa nostra, nella provincia di Bolzano, ad esempio, dove le vacanze vengono spalmate nel corso dell’anno. Tutto ciò, nell’utopia che un qualsivoglia Governo possa riportare gli italiani a vivere un’esistenza più serena ripristinando l’equilibrio fra salari e costo della vita.
Buona estate a tutti!
Stefano Boeris
