La stagione del Teatro Verdi di Trieste ci regala un’estate ricca di appuntamenti emozionanti
La stagione del Teatro Verdi di Trieste ci regala ancora un interessante titolo presso il Teatro, “Candide” di Leonard Bernstein, prima di spostarsi per “Trieste Estate” a Castel San Giusto nella splendida cornice del Cortile delle Milizie dove inaugurerà con “Tosca” per poi proseguire con “Concerto Morricone”, “La musica sussurra e ci svela la vita”, “Carmina Burana”, “Al Cavallino bianco”, “Concerto al tramonto” e “Concerto all’alba”.
Ma entriamo nel tema di quest’ultimo titolo ultimi presso il Teatro. Immaginate “il migliore dei mondi possibili” che premia costantemente i ricchi e i potenti, mentre impoverisce le masse. Immaginate un cartello internazionale che fa delle minoranze e degli immigrati dei capri espiatori, mentre tratta le donne come beni da comprare, accudire e abbandonare. Voltaire lo fece nel suo racconto Candide del 1759, semplicemente osservando – e satireggiando spietatamente – il mondo che lo circondava. Leonard Bernstein e i suoi collaboratori lo fecero due secoli dopo, con il loro famigerato fiasco a Broadway del 1956, che è stato radicalmente rivisto più spesso di qualsiasi altro musical, ma che non ha perso nulla del suo fascino. Data l’ascesa di leader autoritari di destra e la crisi dei rifugiati del XXI secolo, Candide è probabilmente diventato ancora più attuale che mai.

Fonte: corrieredellospettacolo.net
Candide (1956) è un’opera enigmatica. La sua prima a Broadway, con una colonna sonora di Leonard Bernstein incredibilmente inventiva e un libretto di Lillian Hellman dal timbro pesante, ottenne recensioni notoriamente contrastanti; l’opinione comune vuole che i suoi difetti siano evidenti, sebbene non ci siano due critici concordi su quali siano. Nonostante il firmamento di nomi stellari ad essa associati nel corso degli anni, l’opera continua ad avere i suoi sostenitori e detrattori. La sua trama è sfacciatamente itinerante quanto i suoi protagonisti, e la sua colonna sonora selvaggiamente eclettica spazia nello stile da frizzanti canzoni di commedia musicale ad arie di coloratura, da cris de cœur operistico al flamenco.
Almeno sette libretti diversi seguono la scia dell’originale di Lillian Hellman, molto denigrato. Solo una volta ha goduto di una lunga carriera teatrale, nell’allestimento ambientale musicalmente essenziale di Harold Prince del 1973, per il quale Hugh Wheeler scrisse un nuovo, spumeggiante libro. Hellman, che considerava Wheeler un “ciarlatano”, fu molto scontenta della sua revisione e ritirò i diritti di interpretazione della sua sceneggiatura.
Così dal 13 al 22 giugno il Teatro mette lo mette in scena con la conduzione del M° Kevin Rhodes e con il debutto alla regia d’opera di Renato Zanella, conosciuto fino ad ora solo come uno dei più brillanti coreografi di balletto d’Europa, dall’Opera di Vienna all’Arena di Verona. Le scene sono affidate a Mauro Tinti nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna.
Roberto Begnini
