Una mappa astrale di poesia, coraggio e marginalità

C’è qualcosa di magico, eppure incredibilmente concreto, in Costellazione Vicinelli, lo spettacolo teatrale firmato da Gruppo RMN, in scena il 21 e 22 maggio 2025 al Centro Culturale Angelo Mai di Roma. Uno spettacolo off, fuori dai giri ufficiali, fuori dalle regole, proprio come la figura che ha ispirato l’intera creazione: Patrizia Vicinelli, poeta, performer, visionaria, un’artista irriducibile, difficile da ingabbiare in definizioni, come un astro che sfugge alle rotte consuete del cielo.

La messa in scena è spoglia, essenziale. Un fonico, Leo Merati, in scena, non solo a curare i suoni, ma a costruire un ambiente sonoro che avvolge, cattura, pulsa insieme ai corpi e alle parole. Tre attrici e un attore: Luisa Borini, Giulia Quadrelli, Chiara Sarcona, Leonardo Bianconi. E ognuno di loro è talmente dentro il personaggio da diventare se stesso. O forse viceversa.

Il testo nasce da una premessa affascinante quanto straziante: nel 1990, un gruppo di intellettuali italiani lancia un appello perché a Patrizia Vicinelli venga concessa la Legge Bacchelli, il sussidio statale destinato agli artisti di chiara fama in gravi difficoltà economiche. Nessuno sa quale sia stato l’esito di quell’appello. Nessun documento, nessuna risposta. Da questo vuoto, Gruppo RMN crea un pieno: un immaginario consiglio di valutazione, incarnato dalle attrici, che discute, si accapiglia, si interroga sul diritto stesso di Vicinelli a definirsi artista, sull’essenza dell’arte, sui margini che diventano centro.

Leonardo Bianconi è il ricercatore, risoluto, quasi ossessionato dalla necessità di dare una forma al caos. Vuole vedere la fine del progetto, ma il progetto sfugge, come la poetica di Vicinelli. Luisa Borini, Giulia Quadrelli e Chiara Sarcona incarnano i ruoli di una fantomatica commissione ma anche molte altre identità: corpi che attraversano tempi e spazi, anime che entrano in dialogo con la voce di Patrizia.

La regia, firmata collettivamente dal Gruppo RMN, è chirurgica e poetica. Ogni gesto, ogni sguardo è misurato, vivo. Il progetto sonoro di Leo Merati non è semplice accompagnamento: è carne sonora, è battito, è materia che vibra. Il disegno luci di Matteo Gozzi delinea traiettorie nel buio, connette i frammenti di questo cielo teatrale. La consulenza letteraria di Allison Grimaldi Donahue garantisce coerenza e profondità alla stratificazione del linguaggio. Infine, il lavoro del drammaturgo Francesco Tozzi, che ha lavorato con l’intero gruppo e alla messa in scena, dà forma completa e rotonda all’intero progetto.

Lo spettacolo raccoglie poesie, frammenti audio, testimonianze: ogni elemento è come una stella, un indizio per ricostruire l’immagine di una donna che fu, è, e sarà. Vicinelli, come ci viene restituita, è la somma e la negazione dei cliché artistici: drogata, marginale, geniale, carcerata, femmina non conforme. La sua voce disturba, scompone, ma libera. In lei, “vita uguale opera” non è solo uno slogan, ma una dichiarazione d’intenti che si consuma fino all’ultimo respiro.

E proprio partendo da una delle sue passioni, l’astrologia, lo spettacolo si sviluppa come una mappa celeste: unisce frammenti, traccia orbite, cerca connessioni. Una drammaturgia per tentativi, per errori, per stupori, per fallimenti luminosi, come il cielo di Vicinelli.

Non c’è una narrazione lineare. Non si cerca la verità biografica, ma la verità emotiva, politica, artistica. Il cuore di Costellazione Vicinelli non batte nel realismo, batte nella tensione verso il significato. E forse è proprio questa tensione a renderlo così necessario.

Gruppo RMN nasce nel 2018 con il progetto “Rimini” (vincitore del Direction Under 30 nel 2021), esplorando la Riviera Romagnola sotto la guida spirituale di Tondelli. Ora si inoltra nei territori ben più scoscesi di una poesia senza padrone, dando corpo e voce a una figura femminile scomoda, pulsante, libera. E riesce a farlo con grazia, precisione, empatia.

Fonte: Cultura Bologna

Lo spettacolo è un piccolo miracolo di equilibrio tra ricerca ed emozione, tra parola e corpo, tra documento e invenzione. Un teatro che interroga, che scava, che non si accontenta.

E alla fine, forse, non ci dice chi è un artista, ma ci mostra cosa accade quando qualcuno decide, nonostante tutto, di esserlo.

Alessandro Tartaglia Polcini