Il “Goal” di Ceroli è crollato. Decenni di degrado e abbandono dell’opera di Italia ’90 hanno portato a questo risultato
Lo scorso 23 giugno, nella zona Flaminio accanto al Palazzetto dello Sport recentemente ristrutturato, alcuni ragazzi che giocavano nel campo dove sorgeva la struttura denominata “Goal” dell’Artista Mario Ceroli, hanno sentito dei rumori sinistri provenire proprio dal monumento e per questo allertato i Vigili del fuoco. Tempo pochi minuti è il simbolo di Italia ’90 è crollato, per fortuna senza feriti.
L’opera in legno di Russia pesava ben 35 tonnellate ed era alta 16 metri. Come detto, era stata realizzata per gli ormai lontani Mondiali del 1990 giocatisi proprio in Italia. Per l’occasione era stata esposta di fronte al PalaEur per poi essere trasferita al Flaminio nel 2001. Da lì l’inizio della fine.

Fonte: Roma Today
Nel 2015 la Sovrintendenza voleva riqualificarla con 300mila euro ma si sa che la burocrazia capitolina e, più in generale, italiana è celebre per la sua capacità del “far niente”! Rino Fabiano, assessore all’Ambiente del II Municipio, ha spiegato che “questa vicenda evidenza i gravi ritardi da parte della Sovrintendenza Capitolina, che non ha mai assunto posizioni fattive quando si manifestano emergenza come questa. Il municipio segnalò la pericolosità dell’opera nel 2015, ci furono note della giunta e atti di consiglio in cui si chiedeva che l’opera venisse o spostata, o ridimensionata. Ceroli, che oggi ha 87 anni, si era anche reso disponibile a trovare una soluzione. Ma la Sovrintendenza ci ha ignorato e anzi, aveva messo a bilancio 300mila euro per recuperarla”.
Correva l’anno 2020 quando venne inaugurato il campo del “playground”, ossia l’area limitrofa all’opera in questione. Il trascorrere del tempo, gli agenti atmosferici e il menefreghismo di chi si alterna nelle sedi del “potere” hanno ridotto i 16 metri dell’opera di Mario Ceroli a simbolo del degrado capitolino. 35 anni totalmente sprovvisti di manutenzione, ma ricchi solo di denunce, ovviamente cadute nel vuoto, per la pericolosità della struttura. Ed ecco il risultato!

Fonte: Artribune
Oggi, solo per un puro caso non si parla di feriti o peggio ancora di morti. Anche chi scrive ha avuto modo di vedere più e più volte lo stato di abbandono e di pericolo in cui era avvolto il monumento in questione. E non bisogna essere delle menti fuori dal comune per ipotizzare che tanti altri occhi, compresi quelli di chi avrebbe dovuto e potuto fare qualcosa, abbiano assistito all’avanzare del rischio che si correva passando sotto quell’insieme di travi ormai marcite.
Complimenti a chi avrebbe potuto fare ma ha preferito voltare la testa dall’altra parte! Non siete degni di appartenere a questa Città!
Stefano Boeris
