Cosa pensare dell’atteggiamento complessivo occidentale sul conflitto in Ucraina?

Dopo oltre tre anni e mezzo la situazione in Ucraina dovrebbe aver fatto ricredere anche i supporter più acritici delle strategie messe in campo complessivamente dall’Occidente nel tentativo di facilitare la risoluzione del conflitto. L’imminente caduta di Pokrovsk e Kupyansk e quella che sembrerebbe non molto più distante di Kostyantynivka e Siversk finirebbe di dissestare quella linea di difesa sulla quale si erano progressivamente attestate, da più di un anno e mezzo, ovvero dai crolli di Bachmut, Ocheretyne e Andriivka, le difese ucraine.

L’atteggiamento della stragrande maggioranza degli attori politici di peso in Occidente è sempre consistito nel ribadire che si sarebbero forniti armamenti fintanto che gli ucraini avrebbero mostrato disponibilità a combattere, senza quasi prendere minimamente in considerazione le caratteristiche del conflitto, le proporzioni rispettive dei due attori di questa guerra e di conseguenza i probabili scenari che si sarebbero potuti manifestare. La strutturale scarsità di uomini, se paragonata al numero di soldati su cui può contare il Cremlino, è un dato incontrovertibile e immodificabile che condanna Kiev nel lungo termine.

Fonte: Agenda Digitale

Peraltro, la crudezza delle descrizioni della condizione dei soldati al fronte lascia esterrefatti e fa ulteriormente comprenderei limiti dell’impostazione fondamentale a cui abbiamo accennato sopra. Vari report mostrano che, se all’inizio del conflitto tra il 30 e il 35% dei feriti di questa guerra erano codici rossi, oggi non arrivano al 10%, attestandosi intorno al 7-8.

Uno di primo acchito potrebbe leggere questo dato positivamente e pensare che evidentemente lo scontro sul campo di battaglia sia diventato meno violento, ma la realtà è che l’utilizzo sempre più massiccio dello strumento dei droni fa sì che soccorrere un soldato ferito portandolo in salvo all’intento delle proprie linee dopo averlo rimosso dalla cosiddetta “combat zone” risulta spesso impossibile, facendo sì che, da entrambe le parti, i soldati tendano morire dopo interminabili strazi direttamente nei pressi di dove sono stati feriti.

Questo sta portando a un tentativo di minore utilizzo di fanteria con ulteriore potenziamento dei reparti droni all’interno dell’esercito.

Tutti i seri studi che sono stati fatti sui morti, partire da quelli che confermano per nome le vittime fra i soldati, puntano a un numero di decessi che si aggira. Intorno ai 400-500mila, con un numero di feriti pari ad almeno 2,5/3 volte. Tutto ciò dovrebbe condurre a una seria riflessione sugli assoluti apodittici su cui si è costruito il discorso politico attorno a questa guerra da parte della maggior parte delle autorità occidentali. Tuttavia, sembrerebbe che, lungi dall’assistere a questo processo, stiamo assistendo invece a quello opposto, poiché figure che, come Trump, avevano imperniato la loro narrazione intorno al principio che non si potesse trascinare indefinitamente questa guerra, senza una reale strategia e piano per farla cessare, si siano progressivamente convinti dell’inesorabilità di questo scenario.

Alberto Fioretti