L’evoluzione della Ocasio Cortez e l’imbarazzo per il radicalismo del passato

Alexandria Ocasio Cortez, per lungo tempo tra i volti più riconoscibili dell’anima radicale e socialisteggiante della pattuglia del Partito Democratico alla Camera dei Rappresentanti degli Usa, ha rilasciato una destabilizzante, per quanto per altri versi prevedibile intervista nella quale ha preso, in maniera nemmeno troppo velata, le distanze da alcuni punti programmatici e dalle forme espressive della cosiddetta “wokeness”.

La rappresentante democratica dello stato di New York, non si era infatti peritata, nell’estate del 2020, durante le proteste in seguito all’uccisione di George Floyd e ad altri casi simili, di sottoscrivere e rilanciare slogan come “defund the police” e di mostrare comprensione e accondiscendenza, a molti sembrata improvvida e prossima all’appoggio sostanziale, nei confronti dei manifestanti Antifa, i quali in alcuni casi avevano messo a ferro e fuoco le città americane e sfidato apertamente forze di polizia e l’ordine pubblico.

Fonte: Wikipedia

Durante questa intervista si è lasciata andare a una considerazione scherzosa, condita di risata: “woke one was crazy”. Citando un altro esponente politico democratico di cui era la paternità della frase, ha però ammesso che la prima fase ideologica della wokeness ha prodotto molti errori, esagerazioni, storture.

La Ocasio Cortez, decisamente scaltra e abile comunicatrice, per lo meno nel desolante panorama del partito a cui appartiene, sta infatti molto probabilmente cercando di scrollarsi di dosso quell’aria di radicalismo, tinto di socialismo, che la perseguita dal suo ingresso in politica, per accreditarsi presso un elettorato americano che, come tutti sanno, è particolarmente diffidente rispetto a queste correnti ideologiche; basterebbe citare a questo proposito il saggio un tempo celebre di Werner Sombart, pubblicato nel 1906, “Perché negli Stati Uniti non c’è il socialismo?” o un’altra importante analisi pubblicata nel 2000 dal sociologo Seymour Martin Lipset “Non è accaduto qui: perché il socialismo è fallito negli Stati Uniti?”. Questo tentativo, come quello di alcuni altri rappresentanti democratici, è però destinato a essere sottoposto a un imponente fuoco di artiglieria da parte degli esponenti repubblicani, specialmente alcuni settori di essi, che non mancheranno di rammentare costantemente le mancate credenziali minime per partecipare all politica americana, ovvero l’anticomunismo e una moderazione che rifugge dai radicalismi woke o post-woke che siano.

L’angolo nel quale, nell’acquiescenza generale di giornalisti, commentatori e uomini di cultura, si è andata progressivamente a cacciare gran parte della politica liberal americana è tale che non sarà affatto agevole il tentativo di trarsi d’impaccio e di reimpostare un nuovo orientamento e un nuovo paradigma, anche perché idee innovative, dirompenti e originali sembrano a tutt’oggi scarseggiare.

Alberto Fioretti