Le prospettive sul sionismo siano l’effetto di interpretazioni rabbinico-talmudiche medievali

A molti non è chiaro quali siano le origini e le caratteristiche della veemente opposizione di larghissimi settori del mondo ebraico ultraortodosso al progetto sionista e, di conseguenza, le enormi riserve (talora ben più di questo) che questo mondo nutre nei confronti dello stato israeliano. Gli ultraortodossi, chiamati convenzionalmente Haredim, ovvero coloro che tremano (davanti a Dio), hanno infatti, fin dalla genesi dell’impegno sionista, assunto delle precise posizioni di opposizione oltranzista verso i disegni degli artefici dello stato ebraico in Palestina.

Fonte: JoiMag

La loro postura al riguardo ha avuto come principale fondamento un’interpretazione squisitamente teologica, basata sull’autorità di uno delle più influenti eruditi della storia ebraica, il filosofo, teologo, giurista e talmudista (solo per citare le qualifiche principali) Mosé Maimonide. Il Rambam, per menzionare il titolo con cui è universalmente noto, vissuto nel dodicesimo secolo fra l’al-Andalus e il Nordafrica, ha infatti decretato in maniera definitiva e vincolante, secondo gli Haredim, la liceità e la fondatezza dell’interpretazione talmudica dei cosiddetti “tre giuramenti”. Il grande halakhista (esperto di Legge Ebraica) scrisse in un’accorata lettera agli ebrei yemeniti perseguitati che al popolo ebraico è fatto divieto di ribellarsi contro le altre nazioni e tentare di installarsi con la forza nella Terra d’Israele, citando esplicitamente il brano del Cantico dei Cantici, in cui, secondo l’interpretazione di un passaggio talmudico, contenuto nel trattato Trattato Ketubot 111a, in cui nell’interpretazione rabbinica prevalente Dio farebbe promettere al popolo ebraico di non muovere in armi verso la Palestina e di non ribellarsi all’autorità delle nazioni finché dura il tempo dell’esilio e di contro promette che le nazioni non saranno troppo spietate e inclementi nella loro dominazione.

Fonte: NCSY Canada

I nemici di questa prospettiva, storicamente capeggiati dal principale ispiratore del sionismo religioso (che ha il suo nucleo più fondamentalista nella componente Hardal) il rabbino Abraham Isaac Kook, si appoggiano invece su un’altra indiscussa autorità della cultura ebraica tradizionale, il Ramban, Nachmanide, filosofo vissuto nel tredicesimo secolo e morto 65 anni dopo Maimonide, il quale polemizzò direttamente con quest’ultimo e con la sua interpretazione dei Tre Giuramenti, accusandolo, sebbene con rispetto, di aver commesso un errore dacché nel libro dei numeri Dio impone come precetto, come comandamento quello di lottare per riuscire ad abitare nella Terra d’Israele, che si configura nella sua interpretazione come un vero e proprio compito in tutte le epoche e in tutte le condizioni, contemplando lo sforzo bellico per essere portato a termine.

Fonte: Wikipedia

Di conseguenza l’interpretazione ancora maggioritaria, per quanto smussata e ammorbidita, di una parte consistente del mondo ultraortodosso è che non si possa direttamente brigare e adoperarsi politico-militarmente per impiantare uno stato ebraico in Palestina, tantomeno uno stato laico, moderno e, sulla carta, se non aconfessionale, per lo meno non marcatamente religioso e improntato alla prospettiva ebraica religiosa tradizionale. Tuttavia occorre ricordare che ormai una parte rilevante del mondo haredim, specialmente in Israele, ha progressivamente virato verso posizione ben meno oltranziste, con gli ultra-ortodossi sefarditi e mizrahi (discendenti degli ebrei mediorientali), guidati dal partito Shas, che si sono ormai di fatto convertiti, seppure con qualche riserva, alla causa sionista, con United Torah Judaism che insieme a Shas ha fatto per lunghissimo tempo parte degli esecutivi anche recentissimi di Netanyahu e con altri gruppi di ebrei chassidici che hanno visto cadere gran parte di quella pregiudiziale antisionista.

Alberto Fioretti