Il sussurro del fuoco, uscito in Italia il 7 luglio per Salani, è l’ottava e più intima opera di Javier Castillo, scrittore di gialli spagnolo che abbiamo seguito nei luoghi che lo hanno ispirato
Il 9 giugno, sotto un cielo stellato di una nitidezza stupefacente nel Parque Nacional del Teide, ho capito perché Javier Castillo avesse scelto Tenerife come ambientazione del suo romanzo più personale. Ero lì per una sessione privata di osservazione astronomica organizzata da Penguin Random House di Barcellona, nell’ambito del tour stampa che ha portato un gruppo internazionale di giornaliste, giornalisti e content creator alla scoperta dei luoghi che hanno ispirato Il sussurro del fuoco, accompagnati dallo stesso autore.
Castillo, classe 1987, nato a Málaga, è uno degli autori di thriller più letti di Spagna. Prima di compiere trent’anni ha autopubblicato il suo romanzo d’esordio su Kindle Direct Publishing, ottenendo un successo tale da aprirgli le porte dell’editoria tradizionale. All’epoca lavorava come consulente finanziario e scriveva durante i viaggi in treno tra Málaga e Fuengirola. Da lì è arrivata la consacrazione internazionale con la saga dedicata a Miren Triggs, poi adattata da Netflix in una serie che, al debutto, è stata la più vista al mondo. Un percorso accompagnato da oltre due milioni e mezzo di copie vendute nella sola Spagna e da traduzioni in più di venti lingue.

Fonte: R.B.
Il viaggio nei luoghi del romanzo si è mosso costantemente su due registri che continuavano a intrecciarsi: da un lato la geografia vulcanica dell’isola, dall’altro la finzione che vi si è depositata sopra come una seconda pelle. A La Orotava, tra balconi di legno intagliato e cortili silenziosi, si respira ancora l’atmosfera di un’isola che sembra custodire segreti da secoli. Salendo poi lungo la TF-21 verso il Parco Nazionale, tra formazioni laviche sempre più aspre, il paesaggio diventa progressivamente più ostile e più bello, ed è proprio lì che si comprende la scelta di Castillo di ambientare una storia di sparizione in uno scenario tanto estremo.
Ai Roques de García e al Llano de Ucanca l’autore, indicandoci ogni angolo con la familiarità di chi quei luoghi li ha vissuti prima ancora di abitarli con la fantasia, ha raccontato che l’idea del romanzo gli è balenata durante una precedente vacanza sull’isola, osservando una persona colta da un malore. In quell’istante ha capito che il suo prossimo delitto sarebbe nato lì, in un territorio che resta dentro soprattutto per la straordinaria varietà dei suoi paesaggi, più che per il mare.
Il giorno seguente è stata la volta dell’Anaga Rural Park, con il suo bosco secolare di allori che sembra uscito da un sogno umido, a pochi passi dalla lava nera. Poi una passeggiata tra le strade di La Laguna, davanti alla casa della protagonista del romanzo: un momento in cui la finzione letteraria e il luogo reale hanno smesso, per un attimo, di essere due cose distinte.
Il sussurro del fuoco è ambientato nel 2019 e racconta la storia di Mario e Laura Ardoz, gemelli che hanno già attraversato insieme dolori enormi. Rimasti orfani a ventun anni, hanno imparato a trasformare il loro legame in una forma di salvezza. Mario ha appena concluso un durissimo ciclo di chemioterapia per un cancro alle ossa; Laura, brillante astrofisica trasferitasi a Tenerife per lavorare all’Osservatorio Astronomico del Teide, dove collabora al progetto QUIJOTE, dedicato alla mappatura della radiazione cosmica di fondo, l’eco fossile del Big Bang, lo convince a raggiungerla per celebrare insieme la vita. Ma una ricaduta costringe Mario al ricovero quasi subito e, quando finalmente lascia l’ospedale, scopre che sua sorella è scomparsa. Il telefono di Laura segnala la sua ultima posizione in una distesa di lava pietrificata. Comincia così una corsa disperata contro il tempo e, insieme, un viaggio a ritroso attraverso i momenti cruciali in cui i due si sono formati, amati, perduti e ritrovati.
Ho molto ammirato, nella scrittura di Javier Castillo, il modo in cui descrive le sue protagoniste: donne reali, con le loro ferite e la loro forza. Laura ha subito abusi, ha conosciuto la discriminazione sottile e sistematica che nel mondo scientifico colpisce le donne — quello che viene chiamato Effetto Matilda, il meccanismo per cui i contributi delle ricercatrici vengono attribuiti ai colleghi uomini o semplicemente ignorati — eppure non ha mai smesso di guardare le stelle né di amare suo fratello con una generosità senza riserve. Accanto a lei ci sono Candela Oramas, la sergente pragmatica e tenace che conduce le indagini, e Fayna, la migliore amica e collega di Laura all’osservatorio, che diventa guida e sostegno per Mario durante le ricerche, aiutandolo a ritrovare una luce che credeva perduta.
«Le mie donne non hanno i tratti delle supereroine», ha spiegato lo stesso Castillo durante una delle nostre passeggiate. «Affrontano ogni giorno problemi reali, come la difficoltà di affermarsi in un mondo ancora troppo declinato al maschile, che tende ancora oggi a ostacolarle e a sminuirne l’importanza.»

Fonte: R.B.
Ho letto il romanzo tutto d’un fiato, nonostante la sua ricca densità di particolari — geografici, gastronomici e scientifici — che restituiscono la sensazione fisica di abitare quei luoghi e mostrano l’intenso lavoro di ricerca dell’autore in ambiti molto diversi tra loro. Tenerife non fa semplicemente da sfondo: è protagonista, con i suoi boschi di allori millenari nell’Anaga, le rocce di ossidiana delle Minas de San José e le colate laviche nere sotto un cielo che custodisce più stelle di quante se ne possano contare.
Javier Castillo ha scritto il romanzo più personale della sua carriera, dedicandolo alla madre, e il risultato è un thriller che nasce da una tragedia ma non lascia l’amaro in bocca. Spinge piuttosto ad abbracciare più forte chi si ama, a ritrovare la bellezza dell’infanzia, a relativizzare la nostra smania di controllo davanti all’immensità di un universo che, forse, ne contiene altri al suo interno. Un libro che esorcizza la paura di saltare sul fuoco, che ciascuno di noi affronta e supera a modo proprio.
Il sussurro del fuoco segna una svolta rispetto ai romanzi precedenti di Castillo. Per questa sua ultima opera lo scrittore sceglie un registro più intimo, quasi filosofico, in cui l’ambientazione non è una semplice cornice, ma una presenza viva e incontrollabile, capace di riflettere il fuoco simbolico che consuma i personaggi dall’interno.

Fonte: R.B.
Dopo aver camminato nei luoghi che hanno generato queste pagine ed essermi sentita, per qualche giorno, parte della loro storia, ho vissuto il tempo sospeso di chi aspetta una notizia, di chi cerca risposte che non riesce a prevedere. Trovo che la vera scommessa di Castillo non sia tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina o sorprenderlo con continui colpi di scena, quanto fargli sentire il peso dell’attesa, misurata in giorni, in piccoli indizi, in scoperte che rimandano a mondi lontani nel tempo e nella vita di chi non c’è più.
Javier Castillo ci ha confessato di commuoversi ancora mentre scrive e di quanto sia forte la tentazione di cambiare la trama e il finale, per l’amore che nutre nei confronti dei suoi personaggi. È un giovane talento che, nonostante il successo internazionale, non dimentica le proprie origini e conserva con orgoglio ciò a cui tiene di più: la famiglia, la sua terra, gli amici. Rappresenta uno di quei rari casi in cui l’uomo non si discosta dalla sua opera. Ed è questo a renderlo davvero speciale.
Carmen Vicinanza
