Uno studio finalizzato all’interrogazione è destinato a perdersi nei meandri della memoria; un apprendimento volto alla Conoscenza, resta per sempre

Settembre è il mese delle ripartenze: lavoro, interessi di diversa natura (artistici, sportivi, ecc.) e scuola. Proprio su quest’ultima realtà vorremmo focalizzare l’attenzione nelle prossime righe. La ripartenza scolastica, da sempre, non ha mai rappresentato un motivo d’entusiasmo per gli studenti di tutte le età. Interrogazioni, noia, stress e studio sono elementi che certo non inducono ad una prospettiva positiva di quel mondo scolastico che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) formare le menti che un domani si troveranno, a vario titolo, a portare avanti questa Nazione.

Ma perché quest’ottica così negativa? Probabilmente la risposta sta nella metodologia sbagliata che, ancora in troppe aule, viene applicata da parte dei docenti nel trasmettere il “sapere”. Recentemente il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Prof. Giuseppe Valditara, ha parlato di un’innovazione dei programmi volta a coniugarsi con la realtà che i giovani oggi vivono. I programmi scolastici, infatti, sono stati concepiti in un’epoca, quella del secolo scorso, in cui la società si muoveva su parametri ben diversi da quelli odierni. In sintesi: se prima il libro rappresentava la sola ed unica fonte del Sapere, oggi resta ancora la base della conoscenza ma, inevitabilmente, viene affiancato da realtà di natura informatica, un tempo inimmaginabili.

Fonte: Comunicare il sociale

Ecco, dunque, il punto: bisogna non solo far partire la scuola ma ripartire dalla scuola. E c’è una certa differenza tra la prima e la seconda parte della frase. Far partire la realtà scolastica vuol dire aprire materialmente i cancelli dei vari istituti e rivedere le aule piene di ragazzi; ripartire dalla scuola, invece, comporta uno stravolgimento nella concezione della medesima.

In vero, lo studio non dovrebbe essere finalizzato all’interrogazione e quindi al voto (o al giudizio). Questi fattori dovrebbero rappresentare una fase di un percorso ben più ampio e, diciamolo pure, serio. Il Sapere! Una strada da percorrere in cui abbeverarsi di conoscenza non per ottenere un buon voto o un pezzo di carta ma per conoscere concetti destinati a rimanere impressi nella nostra mente.

Purtroppo, ciò non avviene quasi mai. Quando il ciclo scolastico giunge a conclusione, nell’arco di un battito di ciglia le nostre conoscenze tendono a sbiadirsi sempre più, fino a rappresentare lo “0,qualcosa” di quanto letto sui libri. E questo perché il metodo spesso è estremamente sterile e l’obiettivo totalmente sbagliato.

Non c’è passione ma soprattutto capacità di trasmettere il bello di una materia ai ragazzi. Se prendiamo le materie classiche come il Greco o il Latino, queste vengono presentate come un insieme di regole grammaticali che, a meno di non proseguire su quell’indirizzo all’università, sono destinate a scomparire dal bagaglio culturale della persona. Le famose “versioni” perdono la loro forza culturale e il/la ragazzo/a non comprende perché tali versi siano giunti dopo secoli a noi ma vede solo un’accozzaglia di dettami linguistici che portano a odiare tanto il docente quanto la materia. A questo punto, non sarebbe meglio dare le versioni già tradotte e far comprendere la Poesia di quelle frasi? Forse, in questo modo, la conoscenza si consoliderebbe.

Lo stesso vale per le materie scientifiche che oggi, più di ieri, non possono essere apprese solo attraverso le vignette e il testo di un libro. Ci vorrebbero laboratori dove mostrare ai ragazzi, nel pratico, cosa accade applicando le formule studiate. Ecco che queste resterebbero impresse vita natural durante! E lo stesso vale per ogni altra materia, dall’Inglese (con lezioni basate sì sulla grammatica ma soprattutto sulla conversazione atta all’acquisizione di nuovi vocaboli), alla Storia dell’Arte (con visite a musei che tutto il mondo ci invidia).

Insomma, una scuola moderna che sappia formare veramente le menti del futuro. Nella speranza che tutto questo possa realizzarsi in tempi non troppo biblici, buona ripartenza scolastica a tutti!!!

Stefano Boeris