Una delle prime figure politiche a opporsi in maniera rumorosa a Cosa Nostra in Sicilia

Sono passati più di quaranta anni dalla tragica morte di Pio La Torre. Sindacalista e attivo esponente del Partito Comunista Italiano, Pio La Torre faceva paura già da ragazzo, quando riuscì a scalare i vertici del PCI a livello regionale. Poi, nel 1972, arriva ad essere Deputato.

Tra le Commissioni di cui fece parte figura quella che gli permette di sviluppare la sua cultura antimafia. Nel 1972, infatti, entra nella neonata Commissione d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, il primo organo statale ad interessarsi del fenomeno mafioso seppur circoscritto – per il pensiero del tempo – al territorio siciliano. Questa Commissione, infatti, precede l’attuale Commissione Antimafia.

La Torre cresce e i corleonesi, verso la fine della sua terza legislatura, decidono di ucciderlo. È al Deputato palermitano che si deve la legge 646/1982, la quale introdusse nel Codice penale l’articolo 416-bis, il quale prevedeva per la prima volta nell’ordinamento italiano il reato di “associazione di tipo mafioso” e la confisca dei patrimoni di provenienza illecita.

Anche per questo motivo, il 30 aprile 1982 La Torre fu tragicamente assassinato. L’agguato fu efferato: i primi colpi di arma da fuoco indirizzati da una moto di grossa cilindrata che, approfittando della stretta careggiata, riuscì ad arrestare la corsa dell’auto di La Torre e del suo autista Di Salvo. Subito dopo, i corpi furono raggiunti da un’altra raffica di proiettili proveniente da auto dalla quale scesero altri killer per completare l’omicidio.

Fonte: Stampo Antimafioso

Il processo si incentrò su un vero e proprio omicidio politico, ovvero un assassinio con una “singolare convergenza di interessi mafiosi e oscuri interessi attinenti alla gestione della cosa pubblica”, si legge da uno dei gip.

La figura di Pio La Torre è divenuta guida per i movimenti antimafia e risulta di grande peso nella compagine sociale. Nel 2021, infatti, figura sulla campagna di adesione all’associazione antimafia “WikiMafia”, apparendo nella tessera soci con una frase iconica: “la mafia si può fermare e insieme la fermeremo!”, detta dopo la proclamazione della legge 1982/646.

La vicenda del sindacalista e politico siciliano rappresentò un chiarissimo monito su cosa fosse il fenomeno mafioso in Sicilia e contribuì, sia per quanto riguarda la fase del suo rumoroso attivismo che per quanto riguarda quella del suo raccapricciante omicidio, ad aprire definitivamente gli occhi sulla pericolosità del suddetto fenomeno.

Alberto Fioretti