L’uomo misura dello spazio nella mostra di Linda Karshan
Dopo le esposizioni alla Tate Modern e al British Museum, Linda Karshan arriva a Roma con “De humana Mensura”, un percorso che porta nella Capitale l’artista statunitense e la sua ricerca sul disegno come pratica di respiro e movimento, capace di tradurre il gesto in ritmo e il ritmo in forma, fino a mettere in relazione l’esperienza umana con l’ordine del cosmo. La mostra, curata dall’architetto Laura Villani, sarà visibile fino al 19 gennaio.
Concepito come omaggio a Roma nel cuore dell’Anno Giubilare della Speranza, il progetto riunisce per la prima volta una selezione di opere provenienti da collezioni italiane e internazionali, riattivando il dialogo che l’artista intrattiene con il pensiero rinascimentale e umanistico. Da Leonardo a Michelangelo, da Platone a Leon Battista Alberti, emergono riferimenti teorici e simbolici di una ricerca che attraversa secoli e culture, interrogando l’idea di armonia come struttura universale. Il percorso espositivo si costruisce come un continuo attraversamento tra carta e spazio, tra gesto e misura, tra pensiero e visione, mettendo in dialogo il suo lavoro con il Rinascimento, in uno degli edifici più belli di quel periodo, il Palazzo della Cancelleria Vaticana, sede della Cancelleria Apostolica.

Linda Karshan al Palazzo della Cancelleria – Foto: Laura Spadella
La scelta non è solo funzionale, ma concettuale. Qui lo spazio storico diventa parte integrante della mostra, contribuendo a un confronto tra epoche e linguaggi diversi. Primo edificio realizzato a Roma secondo i canoni rinascimentali, dal cortile progettato dal Bramante fino agli ambienti del piano nobile, conserva intatto il fascino dell’Umanesimo ed è considerato uno dei palazzi più significativi della città. Situato nell’omonima piazza, non è semplicemente lo spazio contenitore della mostra, ma parte attiva del racconto espositivo, interlocutore silenzioso delle opere che ospita. Al piano nobile, il Salone d’Onore custodisce l’imponente affresco realizzato da Giorgio Vasari nel 1546 in soli cento giorni, caratterizzato da una complessa architettura dipinta in stile manierista. In questo meraviglioso contesto, le opere di Linda Karshan si inseriscono dialogando attivamente in un confronto continuo con l’idea rinascimentale di ordine, proporzione e misura, attraverso le sale espositive al piano terreno del Palazzo. I suoi disegni si susseguono in un percorso che è un dialogo con i grandi maestri del pensiero umanistico, influenzato dagli studi di psicologia e dalla convinzione che l’universo sia organizzato secondo principi numerici, il che si traduce in una riflessione sul ruolo dell’essere umano all’interno di un ordine più grande.

Cortile del Bramante – Fonte: Laura Spadella
Linda Karshan, nata nel Minnesota, ma che vive e lavora tra Londra e New York, realizza disegni essenziali e apparentemente astratti e le sue opere funzionano come riflessi diretti del processo creativo. Questo metodo si traduce in immagini iterative di linee intrecciate, griglie e forme geometriche che si ripetono sulla superficie della pagina. In occasione dell’inaugurazione, la mostra si è estesa alla Sala Vasari e al Salone Riario, eccezionalmente aperti al pubblico, per assistere ad una performance site-specific dell’artista statunitense: un Walked Drawing, da lei concepito proprio per gli spazi del palazzo. Nel disegno camminato l’artista diventa strumento, utilizzando il proprio corpo per disegnare lo spazio e rappresentarlo. I passi si trasformano in linee, il respiro guida le direzioni e le variazioni ritmiche. Il disegno nasce da una “coreografia interiore”, come lei stessa la definisce, riflettendo ogni gesto sul pavimento, creando una sorta di misura sonora e stabilendo un dialogo tra la storia dell’edificio e la presenza contemporanea dell’artista. “Porre l’uomo come misura dello spazio”, in armonia con il significato del Giubileo della Speranza: non l’uomo come misura di tutte le cose, ma l’uomo in ascolto del cosmo.
Linda Karshan cita le parole di Calvino nelle Lezioni Americane: “Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”.
Ed è quello che arriva delle sue opere, che traducono lo spazio in segni, e ad ogni segno corrisponde un respiro, un movimento, un modo musicale di contare il tempo, riflettendo l’idea platonica che l’universo sia ordinato secondo principi numerici, e riconoscendo all’arte la suasfera rituale, nella quale ogni gesto diventa parte di un ordine sacro e armonico.
Laura Spadella
