I racconti di campioni che si rialzano e riescono a tornare al successo formano le pagine indimenticabili ed eterne dello sport

Non bastano gli aggettivi di un intero dizionario per definire Federica Brignone. La sua doppia affermazione ai Giochi invernali Olimpici di Milano Cortina è entrata di diritto tra le pagine storiche dello sport. Una impresa per certi versi inaspettata considerato il grave infortunio rimediato il 3 aprile dell’anno scorso nel corso del gigante valevole per i campionati italiani all’Alpe Lusia. Per Federica, una serena giornata per festeggiare la conquista della Coppa del Mondo si trasformò in dramma per una accidentale caduta che le comportò la frattura pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, con una lesione del comparto capsulo-legamentoso mediale e del crociato anteriore. La diagnosi iniziale fu dura: almeno due anni di stop con possibile addio all’attività agonistica.

La Brignone, operata urgentemente a Milano, nella speranza di poter tornare all’attività agonistica, seguì un crono-programma assai impegnativo impostato su piccoli e quasi impercettibili miglioramenti quotidiani. La sciatrice con pazienza e forza di volontà si applicò costantemente al piano di recupero riuscendo stoicamente a sopportare forti dolori durante il compimento degli esercizi. Nonostante i clamorosi sforzi si registrarono pochi progressi e Federica tornò in sala operatoria a fine luglio per sottoporsi ad un intervento in artroscopia nel tentativo di migliorare la rotazione del ginocchio infortunato. Seguirono mesi di duro lavoro riabilitativo e solo a fine novembre all’atleta venne consentito di poter indossare di nuovo gli sci seppur da turismo. Nonostante mancassero meno di tre mesi ai Giochi Olimpici il fratello-allenatore Davide non si perse d’animo e spinse la preparazione sull’acceleratore per consentire a Federica di poter tornare alle competizioni a metà gennaio.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Il 12 febbraio scorso, a 315 giorni di distanza dal grave infortunio, la Brignone si è presentata al cancelletto di partenza della pista di Cortina per l’attesa prova olimpica di Super G. C’era grande curiosità per la sua prova, nessuno mai si sarebbe aspettato la conquista della medaglia d’oro, neanche il Presidente della Repubblica Mattarella ospite di eccezione. Lei stessa, prima della gara, aveva qualche dubbio sulla partecipazione.

Fonte: AostaSera.it

Il grave infortunio occorso pochi giorni prima a Lindsey Vonn che aveva voluto comunque disputare la discesa libera nonostante una frattura al crociato, accresceva l’ansia sulla tenuta del ginocchio sinistro della nostra campionessa. I timori della vigilia sono stati fugati dalla naturalezza dei movimenti di Federica che ha sciato con maestria e leggerezza rasentando la perfezione. 83 secondi e 41 centesimi trionfali in cui la nostra sciatrice ha mantenuto una linea morbida e al contempo aggressiva lasciando con naturalezza scorrere gli sci ed accelerando nei punti nevralgici della pista. Un successo tanto inaspettato quanto meritato confortato dagli ampi distacchi impartiti alle avversarie, 41 centesimi alla francese Mirandoli medaglia d’argento e 52 centesimi all’austriaca Huetter terza classificata.

A 72 ore di distanza, sempre a Cortina, Federica era di nuovo ai nastri di partenza, questa volta alle prese con lo slalom gigante. La nostra atleta non poteva più nascondersi, le aspettative su lei erano notevolmente aumentate tanto da considerarla una delle favorite per la medaglia d’oro. La Brignone, con il pettorale piuttosto alto numero 14, ha mostrato una superiorità schiacciante nei confronti delle avversarie. La seconda manche per la sciatrice italiana è stata una cavalcata trionfale, a due terzi della gara il suo distacco dalle altre concorrenti è salito a circa un secondo per poi attestarsi a 62 centesimi su Hector e Stjernesund, entrambe medaglie d’argento, che si sono letteralmente inchinate al cospetto della potenza della vincitrice. Nelle interviste post gara Federica ha dichiarato che nonostante i forti dolori ha sciato con uno stato di rilassatezza tale da avere il timore di procedere con lentezza e di risultare poco aggressiva. Solo dopo aver ascoltato il boato del pubblico a bordo pista all’annuncio del suo tempo, la sciatrice ha capito di aver compiuto un’impresa.

Fonte: Federazione Italiana Sport Invernali

La Brignone ha fatto rivivere agli appassionati degli sport invernali il meraviglioso exploit di Alberto Tomba che alle Olimpiadi invernali di Calgary nel 1988 si impose sia nello slalom speciale che nel gigante. Ma non sussiste il paragone tra le due imprese sia per una questione anagrafica (21 anni Alberto, 35 anni e sette mesi Federica) che per le vicissitudini legate al dramma dell’infortunio della Brignone. I racconti di campioni che si rialzano e dopo tanti sacrifici riescono a tornare al successo formano le pagine indimenticabili ed eterne dello sport. Federica Brignone, “La Tigre di La Salle”, è diventata leggenda.

Gian Luca Cocola