Gli effetti sugli italiani tra carburanti alle stelle e bollette in aumento

A quasi tre settimane dall’inizio delle operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran, le ripercussioni economiche del conflitto hanno raggiunto con forza l’Italia. Il conflitto, avviato il 28 febbraio con attacchi aerei congiunti nell’ambito della «Operation Epic Fury», punta secondo Washington a distruggere le capacità missilistiche iraniane, annientare la marina e impedire a Teheran di acquisire armi nucleari. La Guida Suprema Ali Khamenei è stata uccisa nei primi raid; il figlio Mojtaba gli è succeduto. L’Iran ha risposto con attacchi missilistici e con droni contro Israele, basi statunitensi e diversi Paesi del Golfo. Il conflitto si è esteso al Libano, dove Israele ha avviato operazioni terrestri contro Hezbollah.

L’elemento più critico è la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del petrolio mondiale. I transiti giornalieri sono crollati da 138 a meno di cinque secondo l’agenzia marittima britannica UKMTO, con almeno 16 navi commerciali attaccate. L’AIE ha definito la situazione la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero. Il Brent ha toccato un picco di 126 dollari al barile, stabilizzandosi poi intorno ai 100-106 dollari (+40% rispetto ai livelli pre-bellici). Oltre 30 Paesi hanno aderito al più grande rilascio coordinato di riserve della storia (400 milioni di barili), misura che copre però al massimo un quarto del deficit di offerta.

Fonte: News Prima

In Italia le conseguenze si misurano anzitutto alla pompa.

Secondo il MIMIT, al 17 marzo la benzina self-service è a 1,843 euro al litro (1,941 in autostrada); il diesel ha superato i 2 euro (2,070 self, oltre 2,35 servito in autostrada), ai massimi dal marzo 2022. A inizio marzo la benzina era a 1,70 euro e il diesel sotto 1,80: in due settimane il pieno costa 5-7 euro in più. Il quadro è aggravato dalla riforma delle accise del 1° gennaio 2026, che ha eliminato lo storico vantaggio fiscale del diesel.

Sulle bollette, il gas europeo al TTF di Amsterdam è schizzato da 30-35 a oltre 60 euro per megawattora in pochi giorni, anche a causa dell’attacco iraniano agli impianti di Ras Laffan in Qatar, il più grande hub mondiale di GNL. Secondo Facile.it, la spesa energetica annua della famiglia tipo potrebbe salire a 2.796 euro (+15%). Nomisma Energia prevede rincari del 15% sul gas e dell’8-10% sull’elettricità nel secondo trimestre; la CGIA di Mestre stima un aggravio complessivo di 9,3 miliardi per le famiglie italiane, circa 350 euro annui per nucleo.

Fonte: Il Resto del Carlino

Il governo si è mosso su più fronti: la presidente Meloni ha avvertito di essere pronta ad aumentare le tasse sulle aziende che speculano; il MIMIT ha attivato la Commissione di allerta prezzi con la Guardia di Finanza; sul tavolo resta il meccanismo delle accise mobili. Il 15 marzo un drone iraniano ha colpito la base di Ali Al Salem in Kuwait, distruggendo un MQ-9A Reaper dell’Aeronautica italiana (valore 30-35 milioni di euro), senza vittime tra il personale. Il ministro Tajani ha escluso l’invio di navi nello Stretto.

Le prospettive restano incerte. La Casa Bianca ha indicato quattro-sei settimane per gli obiettivi militari, ma i piani di uscita non sono stati adottati. Nel 2025 il 59% dell’elettricità italiana proveniva da fonti fossili, una delle percentuali più alte in Europa. Se lo Stretto non verrà riaperto in tempi ragionevoli, i prezzi energetici resteranno elevati fino all’autunno, con effetti a catena su inflazione, potere d’acquisto e competitività. A soli quattro anni dalla crisi ucraina, l’Italia si trova di fronte alla stessa domanda: quanto costa al Paese la dipendenza dai combustibili fossili.

Federico Viola