Un viaggio nell’anima dell’Antico Egitto
È stata inaugurata a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la mostra Tesori dei Faraoni alle Scuderie del Quirinale. L’esposizione, aperta al pubblico fino al 3 maggio 2026, rappresenta la più ampia rassegna di antichità egizie mai organizzata in Italia dopo quella del 2002 a Palazzo Grassi di Venezia. Curato dal Dr. Tarek El Awady, uno dei massimi egittologi e già direttore del Museo Egizio del Cairo, l’imponente percorso racconta la storia di una delle più antiche e affascinanti civiltà di tutti i tempi, attraverso 130 capolavori d’arte provenienti dal Museo Egizio del Cairo, dal Museo di Luxor, e dalla Città d’Oro, uno dei più recenti e significativi siti archeologici scoperti sulla riva occidentale del Nilo. Molte delle opere non erano mai state esposte all’estero prima d’ora.
Si tratta quindi di un evento davvero unico. Un contributo importante arriva anche dal Museo Egizio di Torino, che partecipa con un prezioso manufatto. Frutto della collaborazione tra Italia ed Egitto, la mostra celebra il valore della diplomazia culturale e ripercorre le tappe fondamentali della civiltà del Nilo, dalle origini fino al pieno splendore del Nuovo Regno e del Terzo Periodo Intermedio. Il percorso espositivo si articola in sezioni tematiche, che accompagnano il visitatore in un viaggio attraverso i secoli: Egitto terra dell’oro, La vita dopo la morte, Un re e il suo popolo, La religione nell’antico Egitto, Il concetto di regalità. La grandezza di una civiltà millenaria attraverso la vita dei grandi faraoni che hanno segnato la storia in ogni campo, dalla medicina all’astronomia, dall’arte alla letteratura, dall’architettura alla magia. Il ruolo divino, l’organizzazione sociale, la spiritualità, i rituali dell’aldilà e le più recenti scoperte archeologiche. E ancora la religione, l’amministrazione, la vita quotidiana.
C’è tutto il mondo dell’antico Egitto passando da una sala all’altra. Un’intera sezione è dedicata alla Città d’Oro, l’insediamento risalente al regno di Amenhotep III e Akhenaton, recentemente riportato alla luce grazie a un eccezionale scavo archeologico. I reperti rinvenuti offrono un inedito sguardo sulla vita degli artigiani e sulla complessa macchina organizzativa che animava la corte faraonica. Il prezioso metallo veniva estratto sin dal 3200 a.C. ed utilizzato come unità di misura, ma il valore religioso che gli si attribuiva era ancora più importante, veniva infatti associato all’immortalità, per questo utilizzato per le maschere funerarie ed i sarcofagi, oltre a raffinati gioielli e preziosi amuleti.

Collana delle Mosche d’Oro, decorazione al valore militare – Fonte: Laura Spadella
L’oro, la materia degli dèi, simbolo di immortalità, illumina le sale come un filo conduttore sacro. Il Sarcofago d’oro della regina Ahhotep II (ca. 1560-1530 a.C.), la Collana delle Mosche d’oro, un’antica decorazione militare conferita per il coraggio in battaglia, la maschera funeraria di Amenemope, il Sarcofago d’oro di Thuya, nonna di Akhenaton, e la copertura funeraria del faraone Psusennes I. Amuleti, coppe e gioielli che, dopo tremila anni, brillano ancora con la stessa luce che circondava i faraoni. Oltre la vita, il viaggio verso l’eternità. Nell’antico Egitto, l’esistenza era indissolubilmente legata al concetto di vita eterna: ogni giorno, il sorgere del sole e il suo tramonto, le inondazioni del Nilo e il ciclo della semina e del raccolto raccontavano agli uomini il ritmo infinito della rinascita.

Sarcofago d’oro regina Ahhotep II – Fonte: Laura Spadella
Gli Egizi credevano che, dopo la morte, l’anima avrebbe continuato a vivere in un’altra forma, ma l’accesso a quell’aldilà perfetto era tutt’altro che scontato. Occorrevano una tomba che custodisse il corpo, la mummia intatta, offerte costanti e, soprattutto, la memoria: il nome inciso nella pietra, l’immagine scolpita o dipinta, la preghiera di chi restava. La vera morte, dicevano, arrivava solo quando nessuno pronunciava più il nome del defunto.
Testimonianza di questo pensiero è il monumentale Sarcofago di Tuya, madre della regina Tiye, simbolo di una devozione che attraversa il tempo. Intorno, statuette shabti, vasi canopi e un prezioso papiro del Libro dei Morti, raccontano la straordinaria cura con cui gli Egizi preparavano il viaggio nell’aldilà: un cammino guidato da formule magiche, immagini e amuleti destinati a proteggere l’anima nell’oscurità, fino al suo rinascere nella luce del dio Ra. Da una sala all’altra si passa attraverso un mondo in cui ogni gesto, ogni simbolo e ogni oggetto raccontano l’aspirazione degli uomini a toccare l’eternità.
Il percorso culmina con la Mensa Isiaca, concessa eccezionalmente dal Museo Egizio di Torino, che ricompone il filo simbolico che da Alessandria d’Egitto conduce fino a Roma, testimoniando l’antico legame spirituale e culturale tra i due mondi. Questa straordinaria tavola bronzea, decorata con figure e iscrizioni che richiamano i culti egizi, ne rivela una profonda conoscenza da parte del suo autore, e proviene da Campo Marzio a Roma.

Mensa Isiaca – Fonte: Laura Spadella
Un’opera che documenta quanto l’Egitto con i suoi misteri continuasse ad affascinare e influenzare la cultura dell’Impero Romano, diventando un ponte fra due civiltà e simbolo di una fede capace di attraversare il tempo, e come ancora oggi, sia capace di affascinare attraverso una mostra che è un viaggio nel cuore di una delle civiltà più antiche e misteriose di tutti i tempi.
Laura Spadella
