Una produzione, quella di Armani, che verrà ricordata tra i massimi esempi di eleganza maschile e femminile

Un nome, uno stile: Giorgio Armani. Il Re della Moda targata “Made in Italy” si è spento all’età di 91 anni lasciando tutto il mondo sgomento e in lacrime. Sì, perché quello di Armani non era solo un marchio che, seppur importante, faceva parte di una rosa di nomi prestigiosi dell’Alta Moda ma qualcosa di più.

Dietro quegli abiti maschili e femminili c’era un Uomo che aveva creato un impero partendo dal nulla. E, cosa assai importante dato i tempi che viviamo, era riuscito a mantenere il pieno controllo delle sue società senza (s)venderle alla concorrenza straniera.

Nato a Piacenza nel 1934, si trasferì nel 1949 assieme alla famiglia a Milano. Qui, il futuro Maestro della Moda, frequentò il liceo scientifico “Leonardo da Vinci” e, stando a quanto narrato da un compagno di classe, era già preso da un mondo che esternava nei suoi disegni mentre gli insegnanti tenevano le lezioni.

Iscrittosi alla Facoltà di Medicina, interruppe gli studi dopo pochi anni anche a seguito della Leva militare obbligatoria e, una volta smessa la divisa, decise di non tornare sul percorso universitario per inseguire il proprio sogno.

Nel 1957 iniziò a muovere i primi passi nel mondo della moda come vetrinista e commesso presso ‘La Rinascente’ di Milano. Quell’esperienza fu una vera e propria palestra per Armani poiché gli fece toccare con mano i primi rudimenti di visual merchandising e del mestiere sartoriale. Da lì, la conoscenza e la collaborazione con la casa di moda di Nino Cerruti dove fu assunto per contribuire alla linea maschile “Hitman”. Era il 1965.

Fonte: Esquire

In quel periodo Giorgio Armani ebbe modo di conoscere una persona fondamentale per la sua attività di stilista e imprenditore: Sergio Galeotti.Il 24 luglio 1975, infatti, i due fondarono ufficialmente la ‘Giorgio Armani S.p.A’, a Milano con sede in Corso Venezia. La prima collezione venne presentata nella primavera-estate del 1976 e fu una vera e propria svolta per la moda italiana.

Nel 1980 anche il Cinema internazionale si interessò alla produzione sartoriale del nostro Giorgio attraverso la collaborazione di film come ‘American Gigolò’, per cui creò il guardaroba e vestì l’allora sex-symbol Richard Gere. Da qui, una serie di partnership con la celluloide che portarono l’immagine dell’Atelier come esempio di eleganza maschile.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Furono proprio gli inizi di questo decennio che videro l’alba di linee legate al suo nome quali la ‘Emporio Armani’ e la ‘Armani Jeans’ rivolte, la prima ai giovani con eleganza e dinamicità, mentre la seconda casual e sportiva per momenti informali nella vita di tutti i giorni.

Nel 1983 venne inaugurata la prima boutique “Giorgio Armani” a Milano e, nel medesimo anno, iniziò la collaborazione con il FAI – Fondo per l’Ambiente italiano con contributi importanti a restauri di altrettanto valore come quello fatto all’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (Liguria).

Il suo nome non ha mai avuto momenti di stop; anche gli anni ’90 e 2000 videro il marchio brillare sempre più diventando un orgoglio nostrano in ogni parte del mondo. Le strade più ricche di qualsiasi città presentavano il nome Armani al pari di altri brand come Valentino, Gucci, Missoni, ecc.

Una produzione, quella di Armani, che verrà ricordata tra i massimi esempi di eleganza e comodità tanto per la parte maschile quanto per quella femminile.

Fonte: Secret Milano

Giorgio Armani ha tenuto alto il nome della Moda italiana ed è entrato a far parte di quelle icone che ci rendono orgogliosi delle nostre radici. Il suo marchio all’estero ci faceva sentire a casa e ora che ha lasciato questa dimensione terrena ci auguriamo che possa continuare la sua vocazione di Stilista vestendo, con abiti sicuramente adeguati, il popolo del Paradiso.

Fonte: Vecteezy

Buona prosecuzione Maestro!

Stefano Boeris