Dalle urne dell’Ordine a quelle della Politica

Il risultato delle recenti elezioni del nuovo Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma, con il successo della lista Pro Architettura in Movimento, suggerisce delle riflessioni. Ben 6.485 su 18.735 iscritti al nostro ordine, il più numeroso della Comunità Europea, hanno partecipato al voto. Un’affluenza quasi raddoppiata rispetto ai consueti 3.500 partecipanti.

È un fatto che non dovrebbe passare inosservato nel dibattito politico nazionale. In un’Italia dove il partito del non voto è ormai stabilmente il “primo partito”, l’esempio degli architetti romani offre un’indicazione preziosa. Il segreto di questa partecipazione record sta nella qualità del programma, gli elettori hanno premiato la concretezza delle proposte e le capacità professionali specifiche di ogni candidato. Non è casuale che il candidato più votato sia stato un architetto blogger che, gratuitamente, on line da spiegazioni e pareri sulla complicata legislazione edilizia.

Fonte: www.proarchitetturainmovimento.it

Questo contrasta drammaticamente con il panorama politico nazionale, dove i partiti politici, percepiti come autoreferenziali e distanti dalle reali esigenze dei cittadini, alimentano l’astensionismo. Sarebbe auspicabile se la politica abbandonasse gli slogan e si dedicasse a proporre soluzioni concrete ai problemi quotidiani dei cittadini. Gli architetti hanno dimostrato che, quando si parla di problemi reali e soluzioni credibili, la partecipazione cresce. Competenza, trasparenza, concretezza sono i temi che hanno portato oltre 6000 architetti a votare.

L’obiettivo, forse più importante, di questo programma è perfezionare e intensificare la comunicazione e il dialogo tecnico-culturale tra professionisti e istituzioni legiferanti e soprattutto diffondere una cultura dell’architettura nella società civile necessaria a sollecitare cambiamenti divenuti improrogabili. La città virtuosa e frutto di architettura virtuosa. Non credo che esista un architetto che non sia d’accordo su questa linea di programma di Pro Architettura che è soprattutto Pro Architetti, tutti indistintamente, ai quali si chiede di partecipare con idee e proposte.

La democrazia va coltivata e ha bisogno di cittadini che partecipano, ma prima ancora ha bisogno di rappresentanti competenti, trasparenti, concreti. L’Ordine degli Architetti ha dimostrato che è possibile. Ora tocca alla politica.

Paolo Verdeschi