I prezzi salgono, gli stipendi no. Così il ceto medio romano viene espulso fuori dal GRA
Un tempo l’ambizione più grande per una giovane coppia o, più in generale, per chi faceva parte del ceto medio era quella di avere un tetto sopra la testa, possibilmente di proprietà. Certo, la scelta del quartiere dove trovare una casa non era cosa da poco ma, in base alle proprie possibilità e con dei sacrifici, si poteva pensare di scegliere una zona che fosse ben servita, magari rinunciando a una stanza o un bagno in più oppure, avere un appartamento molto grande seppur in un quadrante privo di certi servizi (metro, negozi, linee bus) che nel quotidiano avrebbero fatto sentire la loro assenza.
In ogni caso, le diverse scelte di dove acquistare un immobile rientravano all’interno del Grande Raccordo Anulare. Da diversi anni questa tendenza è cambiata. Sono, infatti, tantissime le persone che per necessità, devono puntare ad investire una certa somma di denaro fuori il GRA. E questo perché i prezzi di acquisto e di affitto, all’interno dell’anello stradale che cinge la Capitale, sono diventati esorbitanti e, in diversi casi, non basterebbero mutui trentennali.
Un impiegato di medio livello ha sicuramente più possibilità di trovare casa in una zona come Lunghezza, ad esempio, piuttosto che al Portuense o Magliana (che non sono certo quartieri centrali). Da recenti verifiche è emerso che un canone a Roma oggi incide su oltre metà del reddito netto. Questo è dovuto a una sproporzione che, in vero, non riguarda solo il mercato dell’immobile ma un po’ tutto ciò che fa parte della vita quotidiana: aumenti delle materie e dei servizi da un lato e stipendi fermi nella crescita dall’altro.

Fonte: Affari Italiani
Tornando al mattone, lo studio della CNA di Roma, ossia l’associazione di categoria che rappresenta e tutela gli artigiani, i commercianti, i lavoratori autonomi e le PMI, evidenzia come dal 2019 il costo dell’affitto di un appartamento di 70 metri quadri sia passato da 980 a 1.340 euro al mese, pari a un aumento del 36,7%. Nello stesso lasso di tempo, le retribuzioni nette sono cresciute soltanto dell’11%.In sostanza, un affitto nell’Urbe assorbe mediamente il 55,8% dello stipendio netto. Roma si piazza al quinto posto in Italia per incidenza del costo della casa sui redditi da lavoro, insieme a Venezia e dietro Milano, Firenze e Bologna.
La CNA ha stimato che un romano dovrebbe destinare ogni anno 6,7 mensilità di stipendio solo per il canone. “
Teoricamente (e sempre più spesso praticamente) risulta impossibile per un impiegato che guadagna 1.500 euro netti al mese vedersi accordato un contratto di locazione, data la regola “aurea” del rapporto tra busta paga e canone che vuole la prima essere almeno il triplo rispetto al secondo.
Non parliamo poi dei mutui: oggi non è più possibile scendere sotto la soglia dei trent’anni per estinguere un debito bancario. Una vita! E la durata sarà sempre più lunga andando avanti di questo passo. I prezzi delle case in vendita, specialmente in zone ben servite, centrali o semi-centrali, sono diventati impossibili per chi vive di stipendio. E, come detto nelle precedenti righe, se una minoranza sceglie di andare a vivere fuori Raccordo per una qualità della vita migliore, la maggior parte si vede obbligata a tale scelta.
Sicuramente i comuni limitrofi alla Capitale offrono prezzi e stili di vita più consoni ma non per chi deve ogni giorno fare il pendolare. Così come a chi scrive, sarà capitato anche a voi lettrici e lettori di imbattervi in file chilometriche ad orari ancora lontani dall’entrata a scuola o in ufficio; gente che passa ore in macchina per raggiungere il proprio posto di lavoro e, la sera, per tornare a casa.

Fonte: Lazio Nascosto
Si evince, quindi, che a fronte di una spesa circoscritta per l’acquisto di una casa fuori il GRA, c’è un costo in termini di salute che non andrebbe sottovalutato: arrivare già stressati sul posto di lavoro e tornare a casa con un carico di stanchezza disumano con una modalità che si ripete per giorni, mesi e anni significa, in un’ottica generale, annullarsi come esseri umani, senza riuscire a coltivare interessi al di fuori dell’ambito lavorativo.

Fonte: Fanpage
Dopo quanto evidenziato, la domanda (per dirla alla Lubrano) sorge spontanea: siamo convinti che lo scorrere del tempo porti sempre una condizione di miglioramento o, al contrario, non si stia vivendo un regresso mascherato da progresso?
Stefano Boeris
