Il Paese più indebitato dell’occidente vanta, però, un risparmio privato da 6.000 miliardi e ciò fa sì che riscuota ancora la fiducia dei mercati internazionali
Ciò che è scritto nel titolo è vero. Perché il Paese più indebitato dell’occidente riscuote ancora la fiducia dei mercati internazionali? È semplice. Perché a fronte di un debito pubblico da 3.000 miliardi vanta un risparmio privato da 6.000 miliardi. Se a questo aggiungete il patrimonio immobiliare dei cittadini, da sempre amanti del mattone, che già nel 2022 valeva oltre 5.000 miliardi, quasi il triplo del PIL nazionale, stiamo parlando di uno dei popoli più ricchi del pianeta.
Considerando, infine, il bassissimo indebitamento su carte di credito (un disoccupato americano all’atto del licenziamento ha normalmente un anno di stipendi futuri impegnati e già spesi) questa è una nazione solida. Per capirci, mamma è indebitata, ma i figli sono straricchi. Mettendo insieme le notizie sopra riportate con i successivi elementi: l’Italia è il Paese che nel rapporto esportazioni commerciali/popolazione non ha rivali al mondo; il Made in Italy è la merce che sopporta il massimo plusvalore sui costi; il 93% delle aziende hanno meno di 9 dipendenti; che identikit emerge dell’italiano?
Pensate che tutto questo si sviluppa all’interno di un sistema burocratico feroce ed inefficiente, in un meccanismo statale artefice da sempre di sprechi e corruzione, con un sistema giudiziario che aborre la certezza della pena e del diritto, su un territorio ferito da mafia, ‘ndrangheta e camorra.
Dunque, chi è questo italiano che riesce in tale quotidiano miracolo economico?

Fonte: Leasenews
È un soggetto certamente intraprendente, capace nell’impresa, che non teme la fatica e che naviga sui territori commerciali esteri battendo molto, molto spesso la concorrenza. Non ama le multinazionali ed il rigore delle regole. Lui è protagonista, inventa, è capace di emergere da zero. Ogni bottega o piccola industria è una fucina di idee. Non vuole un futuro sicuro – più aziende che dipendenti – vuole affermare la sua personalità e la propria libertà di esprimersi. Del resto da avi, come recita il motto, poeti, artisti e naviganti… cosa si poteva aspettare: l’amore per le regole?
La fotografia però lascia emergere una specificità mai rispettata: l’italiano, il genio Italico, è individualista. È legato all’io ed il massimo del suo noi è la sua famiglia. Churchill diceva ai suoi generali: gli italiani affrontateli sempre in campo aperto, che non diventi un fatto personale. E difatti anche in guerra, l’italiano è stato un pessimo guerriero ma ha compiuto tanti, tanti atti di eroismo. Fatti personali avrebbe detto Churchill.
Ora, se lo Stato, le forze politiche che ci hanno governato e ci governano, accettassero la nostra natura, il nostro intrinseco essere, senza costringerci con un insieme di regole pesanti, burocratiche, con tassazioni incomprensibili ed insopportabili, finalizzate al mantenimento di uno stato sociale inefficiente, sprecone e sperperone che, sia chiaro, non ci siamo mai potuti permettere, non ci possiamo permettere e che con l’attuale drammatico calo demografico vede l’avvicinarsi della sua fine a passi da gigante. Siamo sempre più prossimi all’annuncio.
Se si accettasse che gli italiani non sono è non saranno mai un popolo organizzato come i tedeschi (una piccola azienda tedesca conta mediamente 500 dipendenti) o come gli inglesi e si liberasse l’impresa italiana dei mille lacci con cui la leghiamo tutte le mattine, gli introiti ulteriori dello Stato sarebbero tali che migliorerebbe anche la socialità. In un mondo di individualisti lo Stato deve offrire i servizi indispensabili ed organizzare i cittadini senza comprimerli, senza andare contro la loro natura.
Ferruccio Zappacosta
