L’annoso e travagliato progetto del Ponte Sullo Stretto
“Entro il 1994 il Ponte sullo Stretto sarà ultimato”: disse Bettino Craxi nel 1985, anno in cui guidava da Presidente del Consiglio il nostro Paese. “Il Ponte sarà pronto nel 2012, il pedaggio costerà 21 mila lire”: proclamò Pietro Lunardi, Ministro delle Infrastrutture all’epoca del secondo Governo Berlusconi. Le origini del Ponte sullo Stretto (del progetto sul Punto dello Stretto!) sono ancora più datate.
Addirittura, nel 1981, in attuazione della legge sul “Collegamento viario e ferroviario fra la Sicilia e il continente”, il Governo Forlani costituì la società Stretto di Messina s.p.a, atto che, tuttavia, restò isolato in mancanza dell’inizio dei lavori e dell’apertura dei cantieri. Come possiamo notare, la questione del Ponte sullo stretto anima il dibattito politico da tempo e, al di là della lira, non sembra esser cambiato molto.
Molti anni più tardi l’allora Ministra per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna ha ribadito la necessità del ponte al fine di “rompere la condizione che condanna la Sicilia all’arretratezza”.

Fonte: La Nuova Ecologia
Il famigerato Ponte sullo Stretto era stato peraltro rilanciato in grande stile, dopo i primi sommovimenti durante la Prima Repubblica, dal secondo Governo Berlusconi, che lo aveva riconosciuto come una delle opere più indispensabili per il nostro paese. Era stato successivamente usato come oggetto totemico e quasi feticcio, che fungeva da esempio dell’Italia del Fare, prima da Renzi, negli anni del suo governo, con celebri comparsate in televisione dell’allora ministro Delrio e poi, ma in maniera leggermente più sommessa e, se possibile, in modo più smaccatamente strumentale e propagandistico da Salvini, in occasione del governo giallo-verde.

Fonte: Geopop
Il fatto che sia stato riportato nuovamente in auge dal Governo Meloni, il primo autentico governo di centro-destra unitario dalla caduta di Berlusconi nel novembre 2011, non deve perciò stupire, come non dovrebbe stupire l’eventualità che ancora una volta rimanga su carta.
Alberto Fioretti
