Una delle pagine più oscure della recente storia italiana

Il 10 febbraio 1947, giorno della firma dei trattati di pace di Parigi, l’Italia si vide definitivamente amputare le sue terre ad est. L’Istria, Fiume e la Dalmazia passarono sotto la scure slava e comunista e con loro i pochi italiani superstiti. Fino da quel momento quelle terre furono teatro di una cruenta pulizia etnica: gli abitanti, di ogni credo politico, se non si vendevano al nemico e rinunciavano alla propria italianità erano costretti nella migliore delle ipotesi ad abbandonare le proprie case e nella peggiore, in alcuni casi, a essere gettati vivi o morti nelle cavità carsiche chiamate Foibe.

La legge n. 92 del 2004 istituendo il Giorno del Ricordo chiude decenni di indifferenza, negazionismo e opportunismo politico. Se è vero, infatti, che l’esodo di centinaia di migliaia di persone non poteva essere completamente taciuto, queste venivano guardate con diffidenza ma molto più spesso insultate e aggredite: in molte stazioni ad attendere i profughi non mancarono perfino gli sputi. Ma vi chiederete perché tanta umiliazione e perché tanta indifferenza? Furono tanti i fattori.

Fonte: Rai.it

A sinistra prevaleva la follia ideologica che vedeva in Tito un salvatore e in chi vi si opponeva un fascista da disprezzare, al centro prevaleva il calcolo politico che accomunava l’intero scacchiere occidentale, essendo la Jugoslavia di Tito un valido argine all’egemonia dell’URSS di Stalin. Non mancò perfino nella popolazione anche un senso generalizzato di vergogna per aver perso la guerra e l’impressione, tutto sommato, di non avere la coscienza pulita per le nostre stesse persecuzioni in terre slave.

Fu così assordante il silenzio da sfociare in connivenza nei confronti di un persecutore, Tito, ancora oggi decorato al valore con la più alta onorificenza della Repubblica Italiana.

Per quanto comprensibile, specialmente nella concitata e tragica situazione venutasi a creare alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, questo episodio fa capire, ancora una volta, quanto facilmente la divisione politica possa fare strame dei sentimenti umanitari e della più manifesta verità storica.

Ancora oggi, come ben sappiamo, c’è molta prudenza e imbarazzo da parte di larghi settori della nostra politica a parlare di questo capitolo buio della nostra storia nazionale, ma molto sta cambiando.

L’episodio è sempre più esplicitamente riconosciuto a sinistra e stigmatizzato con forza, ricorrendo a un registro lessicale che fino a pochi decenni fa sarebbe stato impensabile.

Alberto Fioretti