Cosa ci dicono le mutazioni che ha subito il discorso politico dell’attuale presidente ucraino?
È Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj colui che da più di quattro anni è a capo della resistenza ucraina nei confronti dell’esercito russo. Prima di essere protagonista delle nostre prime pagine nazionali, Zelens’kyj era già più che noto in Ucraina. In precedenza, apartitico e apolitico, infatti, fu ideatore della casa di produzione “Kvartal 95”. Mandò poi in onda la serie “Servitore del popolo”, per la quale rivestì il ruolo di un professore liceale che denunciò la corruzione e le nefandezze del suo Paese. Nel 2019, però, Presidente lo diventa davvero, spodestando il leader avversario Petro Porošenko (Presidente ucraino uscente) con il 73.2% dei consensi.
Si era definito “orgogliosamente populista”, europeista, anti-establishment e promotore della lotta alla corruzione, ideando l’eliminazione della clausola di immunità giudiziaria del Presidente, dei membri del Parlamento, dei giudici e una legge sull’impeachment.
A tal proposito, fu oggetto di critiche a seguito di una telefonata con il presidente americano allora uscente, Donald Trump, il quale gli avrebbe chiesto informazioni pregiudizievoli sul figlio dell’allora candidato Joe Biden, Hunter Biden, già membro di una società in Ucraina colpita da indagini per corruzione.
Zelens’kyj, a riguardo, aveva all’epoca negato di aver subito pressioni da Trump, definendosi “presidente di un Paese indipendente” pertanto non vincolato da nessun leader occidentale.

Fonte: TIME
Nell’aprile 2019 aveva dichiarato di considerare il presidente russo Vladimir Putin “come un nemico”. Il 2 maggio 2019, Zelens’kyj aveva scritto su Facebook che “il confine è l’unica cosa che Russia e Ucraina hanno in comune”.
Oggi l’inimicizia è solo l’apice dei contrasti tra le due nazioni e, le posizioni del Presidente ucraino sono profondamente cambiate, per ovvie ragioni, rispetto a quelle che avevan contraddistinto la sua ascesa politica e che lo avevano portato progressivamente alla guida del paese.
Infatti, specialmente nella primissima fase del suo impegno politico, Zelens’kyj si era contraddistinto per una sostanziale vicinanza alle istanze dei russofoni e russofili della porzione centro-orientale del paese, andando a coprire lo spazio lasciato quasi completamente vuoto dal vecchio Partito delle Regioni che aveva espresso il tanto vituperato Janukovyč alla Presidenza della Repubblica, il presidente esautorato durante la rivoluzione di Piazza Maidan che aveva dato principio alla nuova stagione della politica ucraina.
Zelens’kyj, nativo di Kryvyj Rih, nell’oblast orientale di Dnipropetrovs’k, russofono, aveva in fatti avversato il presidente uscente Porošenko proprio sul tema dello scarso rispetto per i cittadini ucraini degli Oblast orientali, che, a suo dire, avevano tutto il diritto di difendere la loro lingua e le loro abitudini culturali e religiose, rispetto all’ucrainizzazione forzata iniziata proprio dalla Rivoluzione che aveva portato alla cacciata di Victor Janukovyč nel febbraio del 2014.
Il cambiamento di posizione di Zelens’kyj mostra un fatto piuttosto acclarato, ovvero che le uniche posizioni ammissibili a Kiev siano quelle dell’ultranazionalismo ucraino che emana da quelle forze e da quei partiti che hanno fatto la rivoluzione nel 2014.
Alberto Fioretti
