A pochi giorni dalla inaugurazione della mostra su Gian Lorenzo Bernini alla Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini, a essere preso di mira è il suo Elefantino in Piazza della Minerva
Un nuovo episodio di vandalismo ha colpito uno dei simboli di Roma. In Piazza della Minerva, a pochi passi dal Pantheon, è stato danneggiato l’elefantino in marmo alla base dell’obelisco, opera del 1667 di Gian Lorenzo Bernini. Una zanna è stata spezzata, ma recuperata dalle Forze dell’Ordine, che stanno indagando sull’accaduto.
L’allarme è scattato lunedì 16 febbraio intorno alle 21:00, in seguito ad una segnalazione inviata alla Sovrintendenza Comunale. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia locale, che hanno recuperato il frammento staccato che si trovava appoggiato alla scultura, tra la proboscide e l’altra zanna rimasta integra. Gli agenti del I Gruppo Trevi analizzeranno le immagini delle telecamere presenti nella zona per chiarire quando sia avvenuto esattamente l’episodio e stabilire se si sia trattato di un atto vandalico oppure di un cedimento dovuto all’usura, aggravata anche dalle pessime condizioni meteorologiche di questi giorni a Roma.

L’elefantino con la zanna spezzata, piazza della Minerva – Fonte: Laura Spadella
La parte recuperata è stata affidata ai tecnici della Sovrintendenza. Spetterà ora ai restauratori accertare le cause del distacco: saranno esaminate sia la porzione rimasta sull’opera sia quella caduta, per chiarire l’origine del danno. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha commentato così l’accaduto: “È inammissibile che ancora una volta il patrimonio artistico e culturale della Nazione debba subire un danno così grave.
A pochi giorni dalla inaugurazione della grande mostra su Gian Lorenzo Bernini alla Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini, a essere preso di mira è il suo Elefantino in Piazza della Minerva”. Il dicastero, ha aggiunto, “darà il proprio contributo alla Sovrintendenza Capitolina, da cui dipende il monumento, per il ripristino della scultura: uno dei simboli più significativi della Capitale, colpito da un assurdo atto di barbarie”. Ma non è la prima volta che l’elefantino subisce dei danni. L’episodio infatti riporta alla memoria quanto accaduto dieci anni fa, nella notte tra il 13 e il 14 novembre 2016, quando la zanna sinistra fu divelta da ignoti e abbandonata a terra. In quell’occasione l’intervento dei tecnici e dei restauratori della Sovrintendenza Capitolina fu tempestivo e consentì di ricollocare rapidamente il frammento. Anche questa volta la zanna spezzata è stata affidata ai tecnici della Sovrintendenza, già impegnati in una valutazione approfondita delle condizioni dell’opera. Sul fronte delle indagini, la polizia locale prosegue le verifiche senza escludere alcuna ipotesi. Gli agenti hanno richiesto l’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona: nei prossimi giorni i filmati saranno analizzati per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto.
Il celebre elefantino era stato commissionato da papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) a Gian Lorenzo Bernini nel 1667, e scolpito da Ercole Ferrata su disegno del Bernini stesso. Simbolo di forza e solidità, riporta un’iscrizione sul basamento che invita a comprendere come una mente robusta debba sostenere una solida sapienza, e che recita: “Chiunque tu sia, puoi qui vedere che le figure del sapiente Egitto scolpite sull’obelisco sono sostenute da un elefante, il più forte degli animali: capisci l’ammonimento, che è proprio di una robusta mente sostenere una solida sapienza”. L’obelisco di granito rosa che poggia sull’elefantino è uno dei nove obelischi egizi di Roma, dedicato alla dea Neith, corrispondente alla Minerva romana, che fu ritrovato nel 1665 durante gli scavi nel chiostro dei Domenicani, nella stessa piazza della Minerva. Risalente al IV secolo a.C, ha un’altezza di 5,47 metri e con il basamento raggiunge 12,69 metri, ed è il più piccolo obelisco di Roma.

L’elefantino con la zanna spezzata, piazza della Minerva – Fonte: Laura Spadella
Secondo la tradizione, Bernini fu criticato dai Frati Domenicani per non aver previsto un cubo di sostegno sotto la struttura. Per rafforzare l’opera, l’artista decise quindi di inserire un riempimento in pietra sotto il ventre dell’elefantino, per renderlo più solido, coprendolo poi con una lunga gualdrappa.
Si racconta inoltre che, indispettito dalle loro critiche, abbia orientato la statua in modo irriverente, con la parte posteriore rivolta verso il convento, la coda alzata e la proboscide all’indietro. Storia, cultura, religione, leggenda. C’è tutto in questa statua, che è uno dei simboli più riconoscibili di Roma. Non è soltanto un’opera d’arte, ma un bene pubblico che racconta secoli di identità e tradizione. Proprio per questo merita rispetto e tutela concreta: il vandalismo non colpisce solo il marmo o il bronzo, ma il patrimonio collettivo e l’immagine stessa della città.
Difenderla significa proteggere la nostra storia e il valore culturale che Roma offre al mondo.
Laura Spadella
