Cresce l’innovazione tra imprese, università e ricerca

Negli ultimi anni la parola “innovazione” è diventata centrale nel dibattito economico europeo. Ma come si misura davvero la capacità di un Paese di innovare? Uno degli indicatori più utilizzati è il numero di brevetti. Ogni brevetto rappresenta infatti un’invenzione tecnica che può essere sfruttata economicamente e che, grazie alla protezione giuridica, consente a chi l’ha sviluppata di avere un vantaggio competitivo sul mercato.

I dati più recenti confermano che l’Italia sta vivendo una fase di crescita in questo campo. Secondo il report sulle attività brevettuali pubblicato dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), la struttura del Ministero delle Imprese e del Made in Italy responsabile della gestione dei titoli di proprietà industriale, nel 2025 le domande di brevetto per invenzione industriale presentate in Italia sono state 11.996, con un aumento del 18,2% rispetto all’anno precedente. Si tratta di una crescita significativa, soprattutto considerando che anche il 2024 aveva già registrato un incremento.

Fonte: Cluster Lombardo

Il brevetto è uno strumento giuridico che protegge un’invenzione tecnica, garantendo al titolare il diritto esclusivo di sfruttarla per un periodo limitato di tempo: vent’anni. In cambio, l’inventore deve rendere pubblici i dettagli tecnici della propria invenzione. Questo sistema consente di diffondere conoscenza tecnologica e allo stesso tempo di incentivare gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Nel panorama della proprietà industriale esistono diverse tipologie di brevetti. Il report evidenzia non solo la crescita delle invenzioni industriali, ma anche quella dei cosiddetti modelli di utilità. Si tratta di titoli “minori” che proteggono miglioramenti tecnici e funzionali apportati a oggetti già esistenti. Nel 2025 le domande di modello di utilità sono aumentate sensibilmente rispetto all’anno precedente.

Questo dato riflette una caratteristica tipica del sistema produttivo italiano, tradizionalmente forte nelle innovazioni incrementali. Molte imprese, soprattutto nel settore manifatturiero, migliorano costantemente prodotti e processi esistenti, introducendo soluzioni tecniche che rendono macchinari, componenti o strumenti più efficienti e competitivi.

Nel complesso, migliaia di titoli nazionali di proprietà industriale vengono concessi ogni anno in Italia tra brevetti per invenzione industriale e modelli di utilità. A questi si aggiungono anche brevetti internazionali concessi nel nostro Paese attraverso il sistema del Patent Cooperation Treaty (PCT), il trattato internazionale che consente di avviare una procedura di protezione simultanea in ben 158 Stati.

Fonte: FIRSTonline

Accanto al mondo delle imprese, un ruolo sempre più importante nell’innovazione italiana è svolto dalle università e dagli enti pubblici di ricerca. Negli ultimi anni le domande di brevetto provenienti dal mondo accademico sono cresciute sensibilmente, segno di una maggiore attenzione alla valorizzazione economica dei risultati scientifici.

Questa crescita è collegata anche ad alcune riforme normative introdotte negli ultimi anni. In particolare, la modifica dell’articolo 65 del Codice della proprietà industriale ha superato il cosiddetto “professor privilege”, cioè il principio secondo cui i brevetti derivanti dalla ricerca universitaria appartenevano direttamente al ricercatore. Oggi, nella maggior parte dei casi, la titolarità delle invenzioni spetta agli atenei o agli enti di ricerca, che possono gestire in modo più strutturato le strategie di valorizzazione tecnologica.

Parallelamente si è rafforzato il ruolo degli Uffici di Trasferimento Tecnologico, strutture presenti nelle università che hanno il compito di trasformare i risultati della ricerca scientifica in applicazioni industriali e opportunità economiche. Questo processo è noto come trasferimento tecnologico e rappresenta uno dei pilastri delle politiche europee per l’innovazione.

L’analisi delle aree tecnologiche mostra inoltre alcune specializzazioni significative. Una parte consistente delle invenzioni provenienti dal mondo accademico riguarda il settore della salute e della biomedicina. Seguono ambiti come la chimica dei materiali avanzati, i macchinari industriali e le tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni.

Dal punto di vista territoriale, l’attività brevettuale italiana rimane fortemente concentrata nelle regioni del Nord, dove è più sviluppato il tessuto industriale. La Lombardia guida tradizionalmente la classifica delle domande di brevetto, seguita da Piemonte, Veneto ed Emilia‑Romagna. Tuttavia anche regioni del Centro Italia mostrano livelli di attività innovativa rilevanti grazie alla presenza di università, centri di ricerca e distretti tecnologici.

Un elemento interessante riguarda anche l’evoluzione del sistema brevettuale europeo. Negli ultimi anni è entrato in funzione il brevetto europeo con effetto unitario, uno strumento che consente di ottenere una protezione valida in numerosi Paesi dell’Unione Europea con una sola procedura. Questo sistema riduce i costi e semplifica la gestione dei brevetti per le imprese innovative.

L’introduzione del brevetto unitario ha cambiato in parte le modalità con cui le aziende scelgono di proteggere le proprie invenzioni in Europa. Alcuni inventori optano direttamente per questo nuovo sistema, che produce effetti automaticamente negli Stati partecipanti, rendendo più semplice l’estensione della tutela.

A livello internazionale, l’Italia mantiene una posizione di rilievo nel panorama brevettuale europeo. Il Paese continua a distinguersi in diversi settori tecnologici e dimostra la presenza di un ecosistema industriale e scientifico capace di generare tecnologia competitiva.

Per le imprese italiane, in particolare per le piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo nazionale, i brevetti stanno diventando sempre più uno strumento strategico. Non servono soltanto a difendere un’invenzione dalla copia da parte dei concorrenti, ma anche a rafforzare la posizione sul mercato, attrarre investimenti e aumentare il valore dell’azienda.

Fonte: Archivio Centrale dello Stato – Ministero della cultura

Un portafoglio di brevetti può infatti rappresentare un asset fondamentale nella competizione globale. Le tecnologie protette possono essere concesse in licenza ad altre aziende, utilizzate come leva per partnership industriali oppure valorizzate attraverso operazioni finanziarie.

La sfida per il futuro riguarda però non solo il numero di brevetti depositati, ma soprattutto la loro qualità e la capacità di trasformare le invenzioni in innovazioni industriali e prodotti commerciali di successo. In altre parole, il vero obiettivo è trasformare la ricerca in crescita economica.

I dati più recenti indicano comunque una tendenza incoraggiante. L’aumento delle domande di brevetto suggerisce che imprese, università e centri di ricerca italiani stanno diventando sempre più consapevoli dell’importanza della proprietà industriale come leva strategica di sviluppo.

Se questa dinamica dovesse continuare nei prossimi anni, l’Italia potrebbe rafforzare il proprio ruolo nel panorama tecnologico europeo, contribuendo alla costruzione di un’economia sempre più basata sulla conoscenza, sull’innovazione e sulla capacità di trasformare le idee in valore.

Giulia Zappacosta