Un notevole impulso alla crescita di questo insediamento fu dato dal prolungamento della via Ostiense da Ostia Antica fino al mare

Percorrendo la via Ostiense, a circa 28 km da Roma, si raggiunge il Lido di Ostia, dopo avere attraversato una vasta area pianeggiante che si è formata a partire dall’ultimo periodo dell’era terziaria. In questo periodo, là dove oggi si estende la maggior parte del territorio laziale, esisteva un ampio golfo frastagliato e il mare raggiungeva gli Appennini, lasciando isolati i Monti della Tolfa, il Monte Soratte, i Monti Cornicolani e a sud il Monte Circeo e le isole ponziane.

Durante il Quaternario con la fusione delle acque derivate dai ghiacciai e in conseguenza di intense precipitazioni atmosferiche vennero trascinate a valle enormi masse di materiali alluvionali che concorsero a colmare le zone più basse. Attraverso un lungo processo di sedimentazione si creò la vasta zona pianeggiante che rappresenta l’ultimo atto della storia geologica laziale. La fascia costiera litoranea ha subito nel tempo continue modificazioni del livello e della linea di costa, i detriti sospinti dalle onde e accumulate dal vento verso terra formarono una serie di cordoni sabbiosi che impedendo il libero defluire delle acque verso il mare, diedero luogo alla formazione di veri e propri laghi.

Fu così che in questa zona si formarono notevoli aree paludose che vennero dette maremme dal latino maritima. Il Tevere che trovava in questa zona il proprio sbocco verso il mare, da cui deriva il latino ostium, bocca o porta del fiume, contribuì con le sue eccezionali piene alla formazione presso la foce di due grandi stagni, quello di Maccarese e quello di Ostia che si trasformarono gradualmente in saline. Sarà qui che più tardi nascerà la colonia romana di Ostia che doveva garantire insieme il controllo della foce del Tevere e lo sfruttamento delle saline. Il sale rivestiva nel contesto della economia del Lazio antico, per l’uso che se ne faceva nella pastorizia per la conservazione delle carni, per la preparazione degli insaccati e per la produzione casearia, una fondamentale importanza.

Dopo la crisi e la caduta dell’Impero Romano si avviò un graduale processo di decadenza e, con l’abbandono della manutenzione agraria e idraulica, si determinò una situazione di forte degrado ambientale. A questa si accompagnò la piaga della malaria, presenza tipica dei territori paludosi, ma nonostante i ripetuti tentativi dello Stato e della Chiesa per bonificare questi territori non si riuscivano a realizzare apprezzabili progressi. Nella seconda metà dell’Ottocento i territori intorno Roma si trovavano in una situazione di estrema gravità, di decadenza e di abbandono, All’indomani dell’Unità d’Italia, quando Roma divenne Capitale la questione si pose tra le più urgenti alle quali bisognava fare fronte, sia per motivi igienici che di prestigio politico.

Nel 1884 un gruppo di braccianti ravennati prese in subappalto i lavori di bonifica di Ostia e Maccarese e giunse a Fiumicino per iniziare i lavori di risanamento del territorio, sottrarlo alla malaria e restituirlo alla coltivazione. Contemporaneamente l’ingegner Paolo Orlando si adoperò perché venisse approvato un piano di sviluppo di Roma verso il mare, attraverso la realizzazione di un porto sul litorale e di un canale navigabile tra la zona industriale di S. Paolo e il mare. Le altre infrastrutture che si dovevano realizzare erano la ferrovia e il prolungamento della via Ostiense fino al mare. Il progetto del porto non venne mai realizzato ma è certamente ad esso che si deve la nascita del sobborgo marittimo di Ostia previsto in funzione dell’attività portuale ma che assunse immediatamente il carattere e la funzione di quartiere marittimo di Roma, inserendosi nel più ampio piano di sviluppo delle stazioni marittime che investiva più in generale tutta l’Italia per la diffusione del turismo di massa.

Un notevole impulso alla crescita di questo insediamento fu dato dal prolungamento della via Ostiense da Ostia Antica fino al mare, inaugurato il 5 maggio 1907, e dalla costruzione della ferrovia di collegamento con Roma, inaugurata il 10 agosto 1924. Lo stesso giorno veniva aperto ufficialmente lo stabilimento balneare “Roma”, all’epoca il più grande del mondo, opera dell’ingegner G.B.Milani. Lo stabilimento di proprietà della Società Elettro-Ferroviaria Italiana che aveva ottenuto in concessione la spiaggia costituiva il vero centro della vita balneare di Ostia.

La stazione ferroviaria, opera dell’architetto Marcello Piacentini, e lo stabilimento balneare andarono però distrutti dagli eventi bellici nel dicembre del 1943. Tuttavia ancora prima che la guerra, alle non fortunate sorti del Lido contribuirono anche le scelte urbanistiche adottate che furono segnate da frequenti ripensamenti; questo ha determinato un assetto urbano di non facile lettura, sia per quanto riguarda la struttura viaria che, per quanto riguarda la scelta delle tipologie edilizie.

Presso la Piazza Regina Pacis, sulla sinistra, si incontra la Parrocchiale di S.Maria Regina Pacis, opera dell’architetto Giulio Magni, realizzata tra il 1919 e il 1928, anno della sua inaugurazione. La chiesa è situata nella parte centrale di ostia con la facciata rivolta a sud verso il mare, a poche centinaia di metri di distanza dalla spiaggia. L’edificio, costruito sulla duna di sabbia più alta, è preceduto da un’ampia scalinata di accesso. All’interno la navata centrale, realizzata in forme semplici e coperta con volta a botte a tutto sesto, culmina in un presbiterio a piano rialzato ed è sormontata da una cupola ottagonale alta 64 metri. Nella facciata si combinano elementi diversi mutuati dal repertorio architettonico romano e schematicamente semplificati.

Fonte: G.M.

Non molto distante dalla chiesa si incontra il Palazzetto della Delegazione Municipale, opera dell’architetto Vincenzo Fasolo, realizzato tra il 1924 e il 1926, anno nel quale venne aperto al pubblico. Anche in questo caso l’architetto ha attinto al passato rifacendosi alle esperienze del barocco e del settecento romano, rivalutandone sia gli aspetti monumentali sia esaltandone le forme minori, rustiche e popolari così come si può riscontrare nella scelta di alcuni elementi pittoreschi: il portico, il pozzo, il comignolo, e nella scelta dei materiali: travertino di Tivoli e tufo giallo squadrato, a vista. La pianta è articolata e giocata su alcune dissimmetrie che rendono il volume dell’edificio meno statico, ma comunque contenuto entro un saldo equilibrio.

Sempre sul piazzale Regina Pacis, con ingresso su via A.Celli, nn.1-13 e in viale della Pineta, n. 11, sono visibili alcune interessanti palazzine realizzate dall’architetto Luigi Moretti in collaborazione con l’ingegner Enrico Vallini, tra il 1932 e il 1937. Si tratta delle prime esperienze di Moretti all’indomani della sua laurea presso la Scuola di Architettura di Roma nelle quali si evidenzia la volontà di superare il retaggio accademico attraverso l’introduzione di alcune soluzioni d’angolo spregiudicate e la netta interruzione del disegno verticale della facciata. La scansione delle facciate è ottenuta attraverso il dosaggio di elementi verticali e orizzontali che danno luogo a un accentuato chiaroscuro. Ritornando sul Piazzale della Posta, all’incrocio tra il Viale della Marina e il Corso Duca di Genova, nell’area senz’altro più adatta alla sua ubicazione, si trova l’Ufficio Postale di Ostia Lido, realizzato dall’architetto Angiolo Mazzoni e aperto al pubblico nel 1934. Il punto di forza dell’edificio è rappresentato da un elemento “aereo” fortemente dinamico: la grande pensilina circolare aggettante che copre il portico, attorno al quale sono distribuiti gli ambienti destinati al pubblico.

L’edificio è sviluppato in prevalenza su di un solo piano, la scala di accesso all’abitazione del custode è definita simbolicamente da una testa enfatizzata che rappresenta un monumentale “fascio littorio” stilizzato. Quest’opera fu realizzata con una sapiente ed accurata scelta dei materiali ed una particolare cura dei dettagli condotta fino alla progettazione di una adeguata illuminazione del portico, con lumi di rame a goccia bianca-opaca verso l’interno e azzurra verso l’esterno. Di particolare nota sono alcuni villini realizzati in un periodo durante il quale l’interesse per l’architettura moderna si trovava al centro di dibattiti e polemiche molto accese. Nel 1932 viene bandito il concorso per la loro realizzazione; tuttavia, gli incarichi per l’esecuzione dei progetti non vennero conferiti in base agli esiti finali.

Fra gli edifici realizzati le palazzine progettate dall’architetto Adalberto Libera sono senza dubbio le più interessanti e propongono tre tipi molto simili nello schema distributivo ma risolti con soluzioni formali diverse. Il tipo A situato in Via S.Fiorenzo 2, e il tipo B, situato in Piazzale Magellano 14, sono stati costruiti nel lotto oggetto del concorso, mentre i due edifici del tipo C sono stati realizzati in un lotto più interno, vicino alla linea ferroviaria Roma-Ostia in Viale della Vittoria 34 e 43. In queste palazzine sono svolti alcuni interessanti temi compositivi: le soluzioni angolari arrotondate, come i grandi balconi circolari nel tipo A e l’arrotondamento delle superfici d’angolo del tipo C; le soluzioni per gli ultimi piani, in particolare del tipo C, ed inoltre altri dettagli fortemente dinamici come gli aggetti dei balconi sul fianco dei villini B e C che sapientemente mutuati nel disegno e lelle finiture dai ponti e dalle spallette delle navi, ben si adattano ad un sito marittimo. All’interno del Lido di Ostia sono presenti altre interessanti testimonianze architettoniche legate a correnti architettoniche diverse.

La Colonia Profilattica Permanente Vittorio Emanuele III, sul Lungomare Paolo Toscanelli, realizzata dall’architetto Vincenzo Fasolo nel 1932; la Scuola “Giuseppe ed Eugenio Garroni”, in Corso Duca di Genova, angolo Via Giuliano da Sangallo, progettata dall’ingegner Ignazio Guidi e realizzata tra il 1936 e il 1939. Meritano interesse anche le case dell’Istituto Case Popolari in Corso Duca di Genova, angolo Via dei Bragozzi dell’architetto Camillo Palmerini del 1926-27; la casa d’abitazione in Piazza Anco Marzio dell’architetto Mario Marchi del 1929 e ancora la palazzina in Piazza dei Ravennati, sempre di Mario Marchi del 1929.

Giovanni Mulas