La riforma, ammesso che passi, darà i suoi effetti tra anni
Parliamo di referendum. Se volete una giustizia più veloce …. non è il vostro referendum. Se volete una giustizia più efficiente …. non è il vostro referendum. Se invece pensate che il giudice che tiene in carcere un imputato 322 giorni in più del limite massimo della carcerazione preventiva debba essere punito dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) allora andate a votare e votate SÌ’.
La mobilitazione della sinistra per il NO ha un significato univoco. Pensano, forse a ragione, che un successo della destra al referendum sia il miglior viatico alla vittoria nelle prossime elezioni politiche. Questo però non dovrebbe portare a rinnegare tanti leader della sinistra che nel tempo si sono espressi a favore della separazione delle carriere oltre che l’ultimo programma elettorale (2022) dello stesso Partito Democratico. Ma l’Italia è rimasta, e questo è sempre più evidente e drammatico, alle divisioni del dopoguerra. Ci sono ancora dei punti fermi da analizzare: chi nega che la Magistratura da tangentopoli in poi ha tifato a sinistra è in malafede, come è in malafede chi nega il correntismo all’interno della Magistratura.
Sentire Grasso, illustre professore di diritto costituzionale, dire che la riforma non serve a nulla perché i deprecabili accordi tra giudici dell’Hotel Champagne, inaccettabili quanto innegabili, con il Sì al referendum si faranno dopo il sorteggio, equivale a dire che è assolutamente inutile tentare di riformare, tanto loro seguiteranno a fare i loro comodi, a gestire il potere in modo illegale.

Fonte: Juris News
È forse questo il modo di rilanciare l’onore della Magistratura? O forse aiutiamo l’onore del CSM con Gratteri che minaccia il quarto potere (il giornalismo)? La Magistratura, in questa sua strenua difesa del proprio potere gestito in modo sotterraneo e occulto, esce distrutta nel prestigio e nell’immagine così come la politica dovrebbe censurare chi, da parte governativa, in supporto al Sì si auspica di levarsi da torno i giudici. Dispiace, e dispiace molto, l’intervento del Presidente della Repubblica al CSM, definito dallo stesso Presidente irrituale e avvenuto in piena campagna referendaria, nel quale di fatto ha censurato le parole del Ministro della Giustizia.
Peccato che il Ministro avesse solo ripetuto letteralmente quanto esternato dal Super magistrato Di Matteo che a sua volta aveva definito la gestione della giustizia da parte del CSM un sistema di stile mafioso. Spiegateci: certe cose vanno bene se le dice qualcuno e non vanno più bene se le dice qualcun altro? Questo non assomiglia alla democrazia.
La riforma, ammesso che passi, darà i suoi effetti tra anni e forse nell’immediato i Magistrati, sconfitti al referendum, peggioreranno l’immagine della Magistratura stessa per poi dire: questa è la giustizia che avete voluto. Nonostante questo, votare SÌ’ significa far capire che non è la politica ad essere contro la Magistratura ma è larga parte del Popolo a non volere che un Giudice che ha emesso una sentenza quattro anni dopo la fine del processo la faccia franca solo perché giudicato da altri Giudici. Di tutta la riforma è l’ingresso nella giustizia domestica dei Magistrati della nuova Alta Corte che ci lascia una speranza. In tutta questa disputa c’è solo una parte che ha sicuramente torto: quelli che non andranno a votare.
Gli assenti saranno quelli che pensano che la giustizia non li riguardi perché riguarda altri. Peccato lo pensasse anche Tortora. Non è andata così. Basterà un incidente stradale, una telefonata casualmente intercettata e male interpretata per farvi incappare nelle maglie della giustizia. Non credo vi farà piacere sapere che se il PM farà degli errori sul vostro caso, errori troppo simili ad abusi, ne esca con una semplice ammonizione e magari farà anche una brillante carriera.
Sappiate, ancora, che per voi non ci sarà Coppi a difendervi. Pannella non si interesserà di voi e quando da assolto tornerete a casa il portiere del vostro condominio penserà, e magari dirà, che se siete stati in galera un motivo pure ci sarà.
Ferruccio Zappacosta
