Eugenio Scalfari diceva: “Se un giornalista e soprattutto un direttore di giornale non sa come sono fatti (i lettori), il giornale non si può fare”

Correva l’anno 1976 e, nel mese di gennaio del giorno 13, cominciò l’avventura di quello che sarebbe diventato uno dei maggiori quotidiani nazionali: Repubblica. La tipografia di Roberto Tumminelli, all’interno la Città universitaria, iniziò a stampare su una rotativa “offset” ventimila copie orarie tra frequenti rotture della carta e sinistri rumori di macchinari non proprio di ultima generazione.

Il suo fondatore, Eugenio Scalfari, affiancato da un altro grande nome del giornalismo, Giorgio Bocca, ebbe modo di ricordare per il trentesimo del giornale, quei momenti così difficili ma ricchi di speranza: “La redazione era composta da una sessantina di persone e l’età media arrivava a stento ai trent’anni, innalzata oltre che da me e da Giorgio Bocca che eravamo “over fifty”, da pochi altri, non più di una decina” (da ‘Il libro dei trent’anni. Repubblica 1976-2006’).

Fonte: la Repubblica

La forza di questa testata era rappresentata in buona sostanza da giovani privi di esperienza ma non per questo poco determinati a raggiungere importanti traguardi. Alla fine del primo decennio, la redazione vide la presenza di ben 400 giornalisti, 7 centri stampa, 8 edizioni locali e a poco meno di un migliaio di collaboratori mentre gli impiegati poligrafici oltre cinquecento.

Ma da dove nacque l’idea del nome ‘Repubblica’? Scalfari, già direttore de ‘L’Espresso’, volle rendere omaggio al piccolo giornale portoghese che, nel 1974, aveva dato voce alla “rivoluzione dei garofani”, ovvero a quegli eventi di sovvertimento popolare partiti dall’incruento colpo di Stato militare in Portogallo.

L’area di riferimento della nuova testata fu quella della sinistra laica senza però entrare in conflitto con realtà come ‘L’Unità’ o ‘Paese Sera’, già appartenenti a quella visione politica. ‘Repubblica’ intendeva essere un giornale di approfondimento per lettori che avevano già attinto altrove i fatti del giorno.

Nel primo periodo di vita, il quotidiano non usciva il lunedì ma dal 1979 iniziò a pubblicare un’edizione speciale dedicata allo Sport anche il lunedì, attraverso l’assunzione di Gianni Brera. Ciò segnò un periodo di grande crescita nelle vendite.

Quando agli inizi degli anni ’80, per l’esattezza nel 1981, la maggiore testata nazionale, il Corriere della Sera, venne travolta da uno scandalo che la vide, de facto, essere controllata sia finanziariamente che editorialmente, dalla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, il giornale di Scalfari vide la possibilità di aumentare il numero dei lettori e di strappare alla concorrenza alcune firme prestigiose come, ad esempio, quelle di Enzo Biagi e Alberto Ronchey.

In verità, la gara tra i due quotidiani non venne mai meno e continuò anche negli anni successivi. Nel 1986, giunto al suo decimo compleanno, ‘Repubblica’ diede vita a un settimanale finanziario dal titolo ‘Affari e Finanza’, in uscita ogni lunedì alla cui guida vi era Giuseppe Turani.La distanza dal ‘Corriere’ si accorciò notevolmente e finalmente, nel dicembre 1986, ‘Repubblica’ riuscì nell’impresa di superare, per la prima volta, la testata milanese: 515 000 copie contro 487 000.

All’inizio del 1987, il giornale romano lanciò un gioco a premi dal nome Portfolio: una sorta di lotteria basata sugli andamenti della Borsa. In questo modo, i lettori furono invogliati a comprare il giornale tutti i giorni per controllare i valori delle azioni. Il ‘Corriere della Sera’ non rimase con le mani in mano e rispose attraverso un rotocalco in omaggio ogni sabato dal titolo ‘Sette’. Ovviamente non tardò la replica con l’inserto ‘Il Venerdì’. 

Fonte: la Repubblica

Nell’aprile del 1996, dopo le elezioni politiche, vi fu un cambio al vertice: la Direzione della testata passò, dopo vent’anni, da Eugenio Scalfari a Ezio Mauro.

Fonte: la Repubblica

Il fondatore, comunque, continuò la collaborazione come editorialista. Sotto la guida di Mauro, il quotidiano (che nel maggio dello stesso anno vide un ‘restyling’ del titolo divenendo ‘La Repubblica’) mantenne sempre una linea in sintonia con lo schieramento politico di centro-sinistra pur non risparmiando pungolate, quando necessario, agli stessi esponenti che formavano la coalizione.

Negli anni 2000, un altro significativo cambiamento: a partire dal 19 settembre del 2007 vennero effettuate profonde migliorie nella grafica e nell’impaginazione. Il giornale si ‘sdoppiò’ dividendosi con una parte dedicata alle notizie e l’altra (denominata R2) contenente approfondimenti, inchieste e reportage sui principali temi di attualità.

Molti nomi si sono succeduti al timone del quotidiano: Mario Calabresi (2016-2019), Carlo Verdelli (2019-2020), Maurizio Molinari (2020-2024) fino all’attuale Direttore, Mauro Orfeo.

Fonte: la Repubblica

Ci piace ricordare, in questo importante compleanno che rappresenta il mezzo secolo di vita, una frase del fondatore Scalfari relativa ai propri lettori: “lo li riconosco per strada, da come si muovono, da come parlano. E del resto se un giornalista e soprattutto un direttore di giornale non sa come sono fatti, il giornale non si può fare, questo è sicuro.”

Stefano Boeris