Bisogna riscrivere la delibera Cipess. La strategia migliore appare quella di convincere l’Ue che le direttive sono state rispettate, per intestarsi anche un dialogo più proficuo con la Corte dei conti
«La scelta di non procedere con una nuova gara non è una scelta di convenienza, ma di buon senso, fondata su uno studio accurato di tutte le carte». È così che ha ribadito il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel Question Time alla Camera, rispondendo alle interrogazioni di Bonelli (Avs) e di Costa (M5s) che chiedevano conto della legittimità della delibera Cipess bocciata dalla Corte dei conti in merito al progetto del Ponte sullo Stretto.
Il governo, ha sottolineato Matteo Salvini, è al lavoro sulle prime osservazioni trasmesse dalla Corte che sono di diversa natura, «alcune attengono alle interlocuzioni con l’Ue, che si sono svolte sempre in uno spirito di leale collaborazione, altre alle procedure amministrative circa la mole di documenti necessari per la delibera Cipess». Su questi aspetti «sono in corso approfondimenti tecnici, non politici, per comprendere come integrare al meglio il corposo apparato documentale già disponibile». Poi Salvini si schermisce: «Il Ponte sullo Stretto si farà, non è un mio capriccio, ma una priorità per la stessa Unione. Il diritto europeo non vieta di apportare modifiche contrattuali per adeguare il prezzo di un appalto nel corso del tempo. Non si chiedono deroghe o interpretazioni strampalate, ma di applicare al Ponte le stesse regole che stiamo utilizzando per altre opere strategiche come il Terzo Valico e la Tav».

Il ministro Matteo Salvini – Fonte: Il Reggino
La costruzione del Ponte è affidata al consorzio Eurolink, guidato da Webuild. «La penale in caso di blocco dell’opera sarebbe del 4 per cento dei lavori non eseguiti. Si tratta della metà di quanto prevede il Codice degli appalti» continua Salvini.
Secondo Salvini il Ponte risulta da decenni un «anello mancante» nei piani di collegamento tra le regioni europee, per migliorare i flussi tra il continente e la Sicilia e per una possibile rilevanza strategica come infrastruttura in chiave difensiva per l’Europa. «L’Europa aspetta questo benedetto ponte» precisa, prima di volare a Bruxelles per partecipare a una due giorni convocata dal Commissario europeo per i Trasporti sostenibili e il Turismo, il politico greco Apostolos Tzitzikōstas.
Un fatto importante, però, era emerso ai primi di dicembre, quando si è saputo che il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano (l’ex magistrato è uno degli uomini più ascoltati dalla premier Meloni), ha preso in mano l’intero dossier normativo del Ponte sullo Stretto. Mantovano lo sta esaminando con il Dipartimento Affari giuridici di Palazzo Chigi e ciò comporta la riscrittura della delibera Cipess, accogliendo i rilievi opposti dai magistrati contabili. L’obiettivo è velocizzare il dialogo con la Commissione Ue. Mantovano vorrebbe chiudere la partita del Ponte in pochi mesi nel 2026, sia con l’Ue, sia con la Corte dei Conti.

La Corte dei conti – Fonte: sito web della Corte dei conti
Quando a fine ottobre la Corte bocciò la delibera Cipess, di primo acchito Meloni e Salvini reagirono riferendosi alla possibilità di registrare l’atto «con riserva», salvo mettere da parte l’idea quasi subito per evitare, da un lato, il muro contro muro con la Corte e, dall’altro, scongiurare il rischio di contestazioni erariali. Allo stato dell’arte, perciò, la strategia migliore appare quella di convincere l’Ue che le direttive sono state rispettate, per intestarsi anche un dialogo più proficuo con la Corte. Un doppio compito delegato al fido tessitore meloniano Mantovano.
Daniela Binello
