Se oggi il concetto di cultura può passare attraverso determinati personaggi possiamo veramente credere che il punto di non ritorno sia stato ampiamente superato
Ha fatto molto rumore quanto successo lo scorso 23 settembre presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio che ha visto la presenza Wanna Marchi e a sua figlia Stefania Nobile ivi presenti per ritirare un premio alla cultura.
Una manifestazione privata, come ce ne sono tante, organizzata da Alessandro Gian Maria Ferri (100 Edizioni) insieme all’imprenditore Silvestro Mucillo. Le due donne, famose per le loro televendite falsamente miracolose, hanno ricevuto il “Premio Internazionale della Cultura” (PIC) per i due libri scritti. Nello specifico: la Nobile è stata premiata per il suo “Vendere… cara la pelle” mentre mamma Marchi per il ricettario “La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore”.
Un premio certamente discutibile, dacché è stata utilizzata una parola assai altisonante come ‘Cultura’ che, ci permettiamo di scrivere, mal si coniuga con i due nomi femminili sopra menzionati.
Nonostante l’evento non fosse pubblico, non è mancata una rappresentanza istituzionale nella figura del consigliere comunale Dario Nanni. Ciò che però avrebbe meritato una forte indignazione popolare e, per quanto riguarda gli ambienti politici trasversale, è il fatto di aver concesso una Sala che dovrebbe essere considerata “sacra”. La Protomoteca, il cui termine deriva dal greco antico προτομή (‘protomé’ ovvero ‘Busto’) ha un valore in termini di Arte, Cultura (quella vera), Storia e Tradizione che non si possono e non si devono ignorare.
Al giorno d’oggi di premi ce ne sono in quantità industriale al punto che il loro valore è più determinato dal luogo in cui vengono consegnati che dalla loro natura. E, in tal senso, aver avuto la Sala della Protomoteca in Campidoglio, ha conferito all’evento un valore che, probabilmente, da solo non avrebbe mai raggiunto.
Così come una targa non rende chi la riceve protagonista della cultura nostrana. E il punto è proprio questo. Quale messaggio si è dato accostando il termine “Cultura” con i nomi di Wanna Marchi e Stefania Nobile?

Fonte: Famiglia Cristiana
Per la cronaca, va ricordato che nel 2009, tanto la mamma quanto la figlia furono condannate in via definitiva dalla Cassazione rispettivamente a 9 anni e 6 mesi e a 9 anni e 4 mesi per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Una pena che certo non induce a pensare al famoso concetto di “specchiata onestà” ma che, per la Wanda nazionale, è presumibilmente apparsa come una carezza visto che alla veneranda età di 83 anni ha pensato bene di farsi tatuare una frase che recita testualmente: “I coglioni vanno sempre inculati”.
Un’espressione degna della proprietaria del braccio, altamente volgare e che non lascia spazio a interpretazioni di sorta; infatti, la Marchi ha perfettamente dimostrato come l’aver truffato un numero enorme di persone, facendo leva su fattori come l’ignoranza, la disperazione, la totale assenza di lungimiranza non abbia minimamente intaccato la propria coscienza.
E Roma, nella figura delle sue più alte cariche politiche, sindaco in primis, ha permesso che la Sala della Protomoteca venisse inquinata in questa maniera! Un luogo dove hanno parlato e ricevuto onorificenze Artisti, Filosofi, Letterati, Scienziati di caratura mondiale: un nome per tutti, Rita Levi Montalcini. Sarebbe stato bello sentire il primo cittadino scusarsi pubblicamente e tempestivamente con tutti i romani per l’offesa arrecata a questa Città ma purtroppo così non è stato.
Vorremmo concludere con una riflessione, traendo spunto da una frase di Stefania Nobile che ha detto: “La cultura siamo noi. Non Pirandello”. Certo che se oggi il concetto di cultura passa attraverso personaggi di tale portata, c’è veramente da farsi il segno della Croce con tanto di brivido lungo la schiena; e se qualche giovane, dopo anni di sacrifici (suoi e dei genitori) decidesse di stracciare il proprio titolo di studio dando credito a certi esempi, non lo si potrebbe davvero biasimare. Ma si sa, uno scivolone linguistico può capitare a tutti e un tentativo di comprensione del Nobile pensiero non lo si può negare a nessuno. Siamo certi che nella testa di Stefania il vero concetto voleva essere il seguente: “La SUBCULTURA siamo noi. Non Pirandello”.
Stefano Boeris