Il territorio compreso tra la valle della Caffarella e la valle dell’Almone rappresenta ancora oggi la testimonianza più importante della Campagna romana
Domenica 2 ottobre 1870 si svolgeva il plebiscito che sanciva l’annessione al Regno d’Italia del territorio di Roma e del Lazio dopo la presa della città che verrà proclamata subito dopo Capitale d’Italia. Tra il 1877 e il 1891, a circa cinque chilometri di distanza dalle Mura Aureliane, vengono costruiti quindici forti e quattro batterie militari a difesa della città e del suo territorio. Commissionati con Regio Decreto n. 4007 del 12 agosto 1877, i forti erano situati in aperta campagna, lungo le antiche vie consolari romane dalle quali traevano i nomi. Le strade consolari erano le vie di comunicazione dell’antica Roma costruite per volere dei consoli per scopi militari, ma anche per ragioni economiche.
Questi percorsi infrastrutturali di collegamento tra Roma e le più lontane provincie dell’Impero erano disposti secondo uno schema radiale che divergeva a raggiera dal nucleo centrale della città. Sino alla fine dell’Ottocento questo sistema viario era rimasto privo di percorsi di collegamento di controradiale. Il sistema di difesa adottato per la capitale traeva origine dal camp retranché francese, detto anche piazza a forti staccati, ed era una struttura di fortificazione costituita per lo più da una cinta continua di forti disposti attorno al nucleo abitato della città. Questo sistema difensivo doveva essere integrato da una via Militare di raccordo affiancata da una ferrovia; il collegamento viario di raccordo tra le vie consolari e i forti militari venne realizzato tuttavia solo in parte, nel settore orientale della città compreso tra la via Tiburtina e la via Appia Antica, attraverso le vie Prenestina, Casilina, Tuscolana e Appia Nuova.

Fonte: G.M.
Il vecchio tracciato della via Militare è riconoscibile nelle odierne vie di Portonaccio, dell’Acqua Bullicante, di Porta Furba, dell’Arco di Travertino, dell’Almone e di Cecilia Metella. Nel tratto della via compreso tra l’Appia Nuova e l’Ardeatina un ponticello consentiva l’attraversamento del fiume Almone. La via Militare insieme ai forti costituiva il complesso di strutture di difesa militare della città vagheggiato dal generale Luigi Mezzacapo (1814 -1885) Ministro della Guerra del Regno d’Italia negli anni tra il 1876 e il 1878. Nonostante le previsioni dei militari circa un imminente scontro con la Francia i forti e la via Militare risultarono ben presto non utili per lo scopo prefissato. Lo sviluppo di nuove tecniche balistiche e la rapida espansione urbanistica di Roma che assorbì la maggior parte dei forti, resero questo sistema difensivo inadeguato e i forti divennero ben presto obsoleti. Anche se rimasero armati fino all’inizio della Prima guerra mondiale con Regio Decreto del 9 ottobre del 1919 vennero ufficialmente radiati dal novero delle fortificazioni dello Stato e iniziarono ad essere impiegati dal Ministero della Guerra in parte come depositi oppure utilizzati come caserme.
Il Forte Appia era stato costruito negli anni compresi tra il 1877 e il 1880, realizzato sulla destra della via Appia Antica doveva garantire il controllo delle tenute di Tor Carbone e Torricola e l’accesso alla città. A partire dal primo decennio del Novecento la struttura era stata impiegata come sede della Direzione di Artiglieria del Corpo Aeronautico e come deposito carburanti per aerostati e dirigibili. Fuori dal recinto del forte erano stati acquistati da privati due grandi capannoni che dopo lavori di ampliamento e di adeguamento vennero attrezzati per la fabbricazione di bombe, munizioni e vari ordigni bellici da lanciare sulle trincee nemiche tramite mezzi aerei, come aerostati o palloni.
Intorno alle ore 20,30 del 24 agosto del 1917 la polveriera del Forte Appia e l’attiguo laboratorio di esplosivi esplodono provocando un forte boato che riecheggia con violenza in tutta la città e tale da essere confuso con un tremendo terremoto; la cosiddetta “strage dell’Acqua Santa” provocherà la morte di duecentoquaranta persone tra civili e militari. Dalle conclusioni dell’inchiesta sembrò si fosse trattato di un comune incidente di caserma anche se all’intera vicenda venne apposto per cautela il Segreto di Stato. Le reali circostanze e responsabilità di questo tragico evento sono emerse solo di recente grazie alla dettagliata inchiesta del giornalista e scrittore Enrico Malatesta.
La fabbricazione di bombe, di granate e la lavorazione degli esplosivi non era stata affidata a esperti artificieri ma a soldati di bassa forza, civili, donne ed anche bambini. Un ufficiale si era rifiutato di approvare il collaudo di una partita di spolette difettose, nonostante ciò, venne incaricato del collaudo un altro ufficiale il quale invece le aveva ritenute idonee. Intanto nel 1908, presso un vecchio casale situato all’incrocio tra la via Militare e l’Appia Nuova, Giovanni Grappasonni, insieme alla moglie e ai quattro figli, aveva avviato la Trattoria Uva di Roma da Grappasonni. Il nome del locale evocava la presenza delle numerose vigne esistenti all’epoca in questa zona, e l’attività era dedicata in particolare ad accogliere cerimonie varie, matrimoni, battesimi, cresime; il 17 ottobre del 1908 la trattoria ospitò persino la Regina Margherita di Savoia.
Su proposta al Consiglio Comunale, con delibera n. 201 del 21/07/1920 al tratto della via Militare compreso tra la via Appia Nuova e la via Appia Pignatelli viene attribuito il toponimo di via dell’Almone, dal nome del vicino fiume. In questo territorio, fin dall’epoca romana, era particolarmente diffusa l’attività estrattiva della pozzolana, materiale fondamentale nella costruzione degli edifici e nella realizzazione delle pavimentazioni stradali. Dal 1922 in via dell’Almone 6 aveva avviato la propria attività lo stabilimento della Società Anonima “La Pozzolana” presieduta dall’ingegner Mario Pesenti. La famiglia Pesenti, originaria del bergamasco, è stata una delle maggiori famiglie imprenditoriali italiane del XX secolo; a partire dai primi del Novecento i Pesenti furono tra i più noti imprenditori nella produzione di cementi con interessi, oltre che nella Società italiana dei Cementi e delle calci idrauliche, anche nella banca bergamasca di depositi e conti correnti. In via dell’Almone 8, all’angolo con la via Appia Nuova, ex barriera daziaria, trovava sede inoltre lo stabilimento romano della Società Anonima Natro-Cellulosa con sede legale a Bergamo, presieduta dall’ingegner Piero Micheletti.
Il commendator Micheletti in qualità di amministratore era presente in diverse società bergamasche e milanesi, tra le quali l’immobiliare Domus, la Italcementi, la Società Italiana Acquedotti e Fognature, la Società Incremento Applicazioni Cemento e inoltre nel Consorzio Tirreno Produttori Cemento e nell’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche di Roma. La Natro-Cellulosa era stata fondata il 24 gennaio del 1925 inizialmente come industria per la fabbricazione di sacchi di carta per cemento, calce gesso e prodotti chimici. Qualche anno dopo all’interno della fabbrica viene creato un gruppo di operai specializzati addetti unicamente all’insaccamento dei materiali. Lo sfruttamento di questa porzione della campagna romana ha avuto un ruolo determinante nella vita economica della città, accanto alle colture agricole si era sviluppata la produzione e lavorazione della lana.
Lungo l’Almone era presente una forte concentrazione di mulini ad acqua, le cosiddette valche che sfruttavano il movimento naturale del fiume per il trattamento e il lavaggio dei panni di lana, utilizzate talvolta anche per macinare il grano. Nel 1930 vengono avviati i lavori di costruzione di una rampa di accesso e dei muretti di sostegno al ponte dell’Almone, eseguiti dall’impresa di costruzioni dell’ingegner Pasquale Passarelli, quindi collaudati e approvati dal Governatore di Roma con deliberazione N° 6554 il 18 agosto dello stesso anno. La ditta Passarelli, specializzata in lavori edili stradali e idraulici, era impegnata all’epoca in numerosi appalti per il riordino e la manutenzione delle opere stradali di Roma e dell’Agro Romano.

Fonte: G.M.
Nel 1936 viene effettuato un intervento di ricostruzione della scaletta di accesso al cavalcavia presso l’Almone da parte dell’Impresa Vaselli Romolo, il collaudo delle opere viene approvato dal Governatore di Roma con delibera N° 6096 del 30 novembre dello stesso anno. Oltre che nella Capitale l’Impresa Vaselli era attiva nell’Africa Italiana, in Etiopia, Dancalia, Tunisia e Libia, già dalla fine del 1800 fino al 1960. Nel 1948 la fonte dell’Acqua Santa di Roma in via dell’Almone 111 conosce una decisiva fase di rinnovamento e di sviluppo; Domenico Mari e la sua famiglia subentrano nella proprietà e nella gestione della fonte e viene fondata l’azienda Acqua Santa di Roma. Il primo stabilimento era stato costruito nella seconda metà del Settecento per iniziativa dell’Ospedale di San Giovanni, proprietario del terreno dove scaturiva la fonte, con il concorso finanziario di Papa Pio VI e il contributo del Banco di Santo Spirito.
Durante i lavori di costruzione della via Militare, poi dell’Almone, erano state effettuate anche numerose scoperte archeologiche, strutture, manufatti, epigrafi. Il territorio compreso tra la valle della Caffarella e la valle dell’Almone ricco di sorgenti d’acqua, di boschi di leccio e roverella, alternati a cospicui resti archeologici, rappresenta ancora oggi la testimonianza più importante della Campagna romana, l’antico tipico paesaggio prossimo alla città storica.
Giovanni Mulas
