Cosa succede nella Cappella Sistina quando si chiudono le porte

Dopo la morte di Papa Francesco ci si avvia verso il Conclave per la scelta del successore al trono di Pietro. Ma come avvengono le votazioni? Cosa succede dopo che le porte della Cappella Sistina vengono chiuse?

Per scegliere il nuovo Pontefice raggiungono Roma da ogni parte del mondo tutti i cardinali elettori, che devono avere meno di 80 anni e che vengono ospitati nella Domus Sanctae Marthae, dove aveva scelto di rimanere a vivere Papa Bergoglio dopo l’elezione.

Mai come in questo Conclave si è avuto un numero così alto di partecipanti provenienti da paesi così lontani: infatti, oltre i 53 europei, di cui 17 sono italiani, ne arrivano dall’Asia 23, dall’America del Sud 17, dall’America del Nord 16, dall’America Centrale 4, dall’Africa 18 e dall’Oceania 4.

Il Conclave ha inizio con la celebrazione della Messa “pro eligendo Romano Pontifice”, che si tiene nella Basilica di San Pietro e con la quale si invoca lo Spirito Santo perché possa guidare i cardinali nella scelta del nuovo padre della chiesa di Roma.

Fonte: Vatican News

Nel pomeriggio gli elettori si radunano nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, non lontano dalla Cappella Sistina, indossando la veste rossa con la fascia, completata dal rocchetto, una sopraveste di pizzo bianco, la mozzetta sulle spalle, la croce pettorale con il cordone rosso e oro, l’anello, lo zucchetto e la berretta per le cerimonie solenni. Mentre i cardinali di rito latino seguono queste regole, i cardinali delle chiese orientali indossano il loro proprio abito corale. Intonando le litanie dei Santi, si avviano verso la Cappella Sistina.

Dopo l’”Extra Omnes” pronunciato dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, i cardinali rimangono chiusi e viene loro proibito qualunque contatto con l’esterno, pena la scomunica.

Nella Cappella Sistina per prima cosa prestano il giuramento attraverso il quale si impegnano a rispettare i vincoli della Costituzione Apostolica, la Normativa che regola il Conclave, (la Universi Dominici gregis, promulgata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996 e modificata nel 2013 da Papa Benedetto XVI), a mantenere il segreto su quello che accade durante le votazioni e tutto il periodo del Conclave, e a ricoprire con fedeltà l’incarico papale nel caso in cui fossero eletti. Segue poi un secondo giuramento sui quattro Vangeli invocando l’aiuto di Dio per adempiere al loro importante compito.

Fonte: Musei Vaticani

Si procede quindi con la votazione, che è suddivisa in tre fasi: ante scrutinium, durante la quale vengono sorteggiati tre scrutatori, tre revisori e tre firmatari, mentre i cerimonieri consegnano le schede bianche con la scritta “Eligo in summum Pontificem”; la seconda fase è quella dello scrutinium vere proprieque, in cui i cardinali esprimono il loro voto nella scheda e dopo averla piegata e portata all’altare con il braccio sollevato, la ripongono nell’urna; infine la fase post scrutinium, durante la quale vengono lette le schede e annotati i voti. Le schede vengono poi legate insieme e bruciate.

Lo scrutinio è segreto e per iscritto, così come fu stabilito per la prima volta da Gregorio XV nel 1621. Fino all’elezione di San Giovanni Paolo II erano possibili altri due tipi di votazione: “per acclamazione”, quando la decisione era presa all’unanimità e “per compromesso”, quando i cardinali erano concordi nell’affidare ad un gruppo ristretto di loro la decisione. Da qui la fumata, nera se il voto non ha portato ad una decisione, bianca se è stato scelto il nuovo Papa.

Ma da cosa è dato il colore della tanto attesa fumata? Per quella nera un composto di perclorato di potassio, antracene e zolfo, mentre per quella bianca clorato di potassio, lattosio e colofonia. La stufa dalla quale viene fatto uscire il fumo ed il comignolo vengono montati esclusivamente per i giorni del Conclave e poi rimossi fino al successivo. Durante lo spoglio delle schede i cardinali iniziano ad applaudire quando viene ripetutamente letto lo stesso nome, quindi quello del papabile più votato, fino alla conferma dell’elezione. Al nuovo pontefice viene chiesto infatti: “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”.

Confermata l’accettazione, gli viene posta una seconda domanda: “Con quale nome vuoi essere chiamato?”. Dopo la scelta del nome il nuovo Pontefice si ritira per un momento di raccoglimento nella “Stanza delle Lacrime”, in riferimento alle lacrime che sono state versate dai papi appena eletti al suo interno e dove si trovano gli abiti di tre misure diverse, indossa i paramenti bianchi e con l’intonazione del Te Deum il Conclave ha fine. Da questo momento è Capo della Chiesa Cattolica, Vescovo della Chiesa di Roma, successore di San Pietro, Capo del Collegio Episcopale. Il Cardinale Protodiacono pronuncia la famosa formula ‘Annuntio vobis gaudium magnum: habemus papam!’ con la quale annuncia pubblicamente l’elezione del nuovo Papa, che dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro saluta e impartisce la benedizione Urbi et Orbi, acclamato dalla folla dei fedeli. Non resta che aspettare la fumata bianca.

Laura Spadella

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