Non possiamo fare molto per fare affiorare la verità ma non dimenticare è, per noi, l’unica reale difesa che possiamo mettere in atto
Era il ventitré maggio del 1992 quando, sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, un attentato dinamitardo di proporzioni inimmaginabili, all’altezza dello svincolo di Capaci, uccise il giudice Falcone, la moglie e tre uomini della scorta. Erano tempi molto diversi da quelli che viviamo oggi in Italia e nel mondo: era caduto da pochi anni il muro di Berlino e gli equilibri mondiali cercavano nuovi e complicati assesti.
Da noi in Italia, dopo il ventennio 60-80 di crescita e prosperità, stava iniziando una delicata fase di profonda trasformazione economica, politica e sociale. La prima Repubblica stava scomparendo sotto i mortali colpi dell’inchiesta mani pulite, il terremoto tangentopoli che rivoluzionò l’assetto politico e sociale dell’Italia.
In questo scenario, va inquadrata la dichiarazione di guerra che la mafia, con il suo spietato capo dei capi, Totò Riina, dichiarò all’ Italia. L’ attentato di Capaci al giudice Falcone fu, volutamente, un gesto clamoroso, pensato per suscitare grande clamore e sconcerto nell’ opinione pubblica e intimidire la nuova classe politica che stava nascendo dalle ceneri della prima Repubblica.

Fonte: Focus.it
Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo erano, infatti, soliti soprattutto durante le loro trasferte romane per motivi di lavoro, uscire a volte senza scorta, quindi un facile bersaglio per un ipotetico attentato. Neanche il tempo di piangere, onorare l’uomo Giovanni Falcone e riorganizzare il suo lavoro contro la criminalità che un nuovo attentato in via d’ Amelio, con un’autobomba contro il giudice Paolo Borsellino, scosse l’Italia. Anche in via D’ Amelio, oltre al giudice perirono cinque uomini della sua scorta.
Pensare, soprattutto per quanto riguarda la strage di Capaci, che gente analfabeta, ignorante, sicuramente crudele e senza scrupoli, ma non certo intelligente e sofisticata, possa aver organizzato e architettato simili attentati, senza importanti aiuti e complicità esterne all’ ambiente mafioso, appare alquanto difficile.

Fonte: Wikipedia
A questi due sanguinose stragi la mafia fece seguire, tra il 1992 e il 1993, altri attentati sempre molto cruenti con autobombe contro il patrimonio artistico culturale italiano a Roma, Firenze e Milano che provocarono altre vittime innocenti e un attentato a cui, solo per un caso fortunato, sopravvisse Maurizio Costanzo e la moglie Maria de Filippi, a via Ruggero Fauro nella Capitale.

Fonte: la Repubblica – Roma
Seguì a questi attentati e fatti di sangue, una decisa ed efficace reazione dello Stato che condusse all’ arresto di Totò Riina, dopo oltre vent’ anni di latitanza dorata e protetta nella sua Palermo. Come interpretare a tanti anni di distanza, tutti questi avvenimenti e queste strane dinamiche, è cosa davvero difficile. Soprattutto sorge spontanea la domanda: la mafia è stata davvero sconfitta?
Come sempre succede in Italia, tanti avvenimenti oscuri e dolorosi che hanno turbato e insanguinato il nostro Paese, rimangono avvolti nel mistero. Depistaggi, negligenze e trame oscure fanno da padrone in queste situazioni impedendo alla verità di venire a galla.
Sono tanti, troppi, oserei dire quasi tutti gli avvenimenti che hanno segnato la storia d’Italia senza verità e certezze. L’ agenda rossa di Paolo Borsellino, mai trovata dopo l’attentato di via D’Amelio, sicuramente sapientemente trafugata e fatta sparire ne è il simbolo.
Non possiamo fare molto per fare affiorare la verità ma non dimenticare è, per noi, l’unica reale difesa che possiamo mettere in atto.
Filippo Gesualdi
