Una pellicola tanto terribile quanto profonda, dove vengono affrontati il lutto, il trauma e la precarietà di non avere una famiglia amorevole

Dopo il successo di Talk To Me, i fratelli Danny e Michael Philippou tornano alla regia con Bring Her Back – Torna da me, prodotto dalla A24 e in arrivo nelle sale cinematografiche italiane dal 30 luglio grazie a Eagle Pictures. Si tratta di un horror sovrannaturale che ruota attorno a due fratelli, Andy e Piper che, dopo la morte del padre, vengono affidati a Laura, una donna eccentrica che vive in una casa isolata, nascondendo un oscuro segreto e un terrificante rituale.

La casa di produzione horror indipendente A24 dimostra ancora una volta di scegliere il progetto giusto al momento giusto, affidando la regia a due giovani youtuber che hanno saputo rivoluzionare il genere, unendo l’orrore al dramma. Bring Her Back sottende diverse tematiche al suo interno, esaltando in particolare il dolore della perdita, punto focale che si ritrova anche nella precedente opera dei registi. Due giovani ragazzi rimangono soli al mondo e vengono inseriti in una casa dove una donna ha perso il suo bene più prezioso, sua figlia Cathy. Il trauma del lutto e il processo complicato che dovrebbe avere come esito l’accettazione, diventa qui invece motivo di ossessione e spinge le persone a gesti completamente folli e tremendamente inquietanti.

Fonte: IMDb

La pellicola si apre su disturbanti filmati amatoriali che mostrano quello che sembra essere un rituale, compiuto in luoghi oscuri e in condizioni igieniche precarie, il tutto visionato su un supporto video vintage che è quello delle VHS. L’amore fraterno tra Piper e Andy è fin da subito sottolineato ed esaltato, quasi ad assumere valore salvifico, dove la ragazza è ipovedente e necessita del fratello per muoversi all’interno del mondo. La tenerezza che si percepisce trai due va quasi immediatamente in contrasto con il dramma che si scopre debbano affrontare. La visione di Bring Her Back fa male, devasta lo spettatore, tanto da lasciarlo con un vuoto interiore che porta alla riflessione continua. Un film che viaggia tra esoterico e metafisico, dove la necromanzia diventa la chiave del perturbante e la stessa per cercare di digerire e affrontare un lutto troppo pesante.

Nessun jumpscare, nessun espediente che fa parte della cultura horror contemporanea, solo un’inquietudine costante realizzata con maestria attraverso una regia che alterna primi e primissimi piani a inquadrature più ampie, con un ritmo che si muove da momenti lenti ad altri estremamente concitati e ansiogeni. La colonna sonora prende ispirazione dal repertorio contemporaneo, con brani che fanno parte del mondo commerciale e pop, questo dovuto anche alla giovane età dei registi australiani, che nascono come fenomeno di YouTube per poi spostarsi sul grande schermo.

Fonte: Lost in Cinema

Un climax ascendente accompagna lo spettatore all’interno della storia, in un’atmosfera in cui sembra non esserci mai fine al peggio. I fratelli Philippou hanno spento i colori del mondo in quest’opera, che viaggia attraverso una palette perturbante, che riflette il grigiore dell’anima dei protagonisti. Bring Her Back tocca al suo interno diversi sottogeneri dell’horror, come il già citato sovrannaturale e il rituale, comprendendo anche un lato di body horror che rende la pellicola un prodotto di carne e sangue, con scene estremamente audaci che sottolineano lo spirito intraprendente della produzione.

Il cast, estremamente ridotto, vede tra i protagonisti una meravigliosa Sally Hawkins, nei panni di Laura, Billy Barratt in quelli di Andy e, infine, Sora Wong che interpreta Piper. Un trio che risulta problematico fin da subito, dove Laura prova in ogni modo ad escludere Andy dal circolo privato della famiglia. La donna rappresenta la cosiddetta mater terribilis, la donna che invece di prendersi cura dei ragazzi affidateli, li costringe a prendere parte al suo piano malato, fatto di corpi che vengono divorati a partire dalla deprivazione della vista di cui soffre Piper.

Le visioni orripilanti sono alla base dell’opera, che non ha paura di toccare le punte più disturbanti andando a scuotere il pensiero e la coscienza dello spettatore, toccando il concetto per cui da sempre l’uomo sente il bisogno di sentirsi Dio e, da sempre, tenta di sconfiggere la morte.

Bring Her Back si rivela essere una pellicola tanto terribile quanto profonda, dove vengono affrontati il lutto, la perdita, il trauma e la precarietà di non avere una famiglia amorevole, in un mondo in cui pare essere possibile riportare in vita i morti, qual è il limite dell’essere umano?

Laura Maddalozzo