Una horror comedy che non si limita a divertire ed intrattenere, ma spinge alla riflessione continua su diverse condizioni contemporanee

La bambola robotica più cattiva e irriverente del mondo è tornata sul grande schermo e stavolta il clima sarà un po’ diverso. M3GAN 2.0 è il sequel del film del 2022, prodotto dalla nota casa horror Blumhouse Productions. Gemma ha vissuto sulla sua pelle quanto possa essere terribile la furia omicida di M3GAN, ma ora, a distanza di due anni da quei terrificanti eventi, la donna è diventata un’autrice di successo e una figura di spicco nella battaglia per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, mentre sua nipote Cady (Violet McGraw), ormai quattordicenne, disobbedisce sempre di più alle rigide regole di Gemma.
Quello che entrambe ignorano è che la tecnologia di M3GAN è stata rubata e sfruttata da una potente azienda della difesa per creare Amelia (Ivanna Sakhno), un’arma d’infiltrazione letale e intelligente. Ma, man mano che Amelia sviluppa autoconsapevolezza, diventa sempre meno disposta a eseguire ordini, e sempre meno incline a tollerare la presenza degli esseri umani. Con il destino dell’umanità in bilico, Gemma capisce che l’unica speranza è riportare in vita M3GAN (Amie Donald), migliorandola con nuovi aggiornamenti per renderla più veloce, più forte e ancora più letale.

Fonte: Cooming Soon

Ma quando le loro strade si incrociano, la Bitch si troverà ad affrontare una degna rivale. Quello che la Blumhouse ha fatto, è stato creare un sequel dai toni completamente diversi dall’originale, dove qui si predilige l’umorismo e le tematiche risultano estremamente mature. Da una parte abbiamo la regolamentazione dell’uso dell’intelligenza artificiale, argomento che colpisce il mondo contemporaneo, dove all’utilizzo di sistemi realmente utili per l’essere umano, si alternano beceri fenomeni come quello del deep fake o, peggio, del nude fake. Un sistema tanto potente e capace di rivoluzionare la vita quotidiana va necessariamente regolamentato, con lo scopo di evitare che se ne faccia un uso sconsiderato che vada a danneggiare la popolazione e a far perdere quel briciolo di umanità che vi è rimasto.

Attualmente i governi stanno discutendo e lavorando in questo senso, per evitare che le persone vengano effettivamente risucchiate dall’intelligenza artificiale e, soprattutto, per far sì che rimangano vivi i lavori che sottendono la creatività e il talento, quali il cinema e l’arte, ad esempio, che rischiano seriamente di essere sostituiti da tecnologie molto più economiche e pratiche. Non solo, M3GAN 2.0 sembra prendere alla lettera lo slogan in atto oggi che recita “Protect the dolls”, in riferimento alle persone transgender, ampliando il concetto a un livello di femminismo che denuncia il patriarcato dilagante.

Gemma è una donna estremamente intelligente, un’inventrice che ha rivoluzionato la tecnologia e la robotica e che sistematicamente deve combattere in un mondo governato da uomini che la vogliono schiacciare e derubare delle sue creazioni. Non a caso, nella pellicola i personaggi più rilevanti e capaci a livello di trama e sviluppo sono donne (o robot donne), che prendono coscienza di ciò che sono e possono fare e si ribellano ad un sistema malato e chiuso, che non vede il femminile come un suo pari, ma ad un livello inferiore.

Fonte: The New Yorker

Attraverso l’espediente della commedia nera, cattiva e scorretta, l’opera risalta tutte queste tematiche senza mai banalizzarle e lancia un messaggio allo spettatore di critica sociopolitica e culturale importante. Il tutto immerso in un’atmosfera pop in cui prevale il colore rosa e il viola, che caratterizzano fin dall’inizio il personaggio di M3GAN. La regia risulta dinamica e cosparsa di scene action che seguono la colonna sonora accattivante, segno distintivo già del primo capitolo con protagonista la Bitch più amata dal pubblico.

Una horror comedy che non si limita a divertire ed intrattenere, ma spinge alla riflessione continua su diverse condizioni contemporanee che possono e devono essere cambiate il prima possibile, pena la disumanizzazione del mondo intero.

Laura Maddalozzo