Vedere Roma da un punto di osservazione così particolare spinge ad amare ancora di più questa città

Ci sono zone della nostra meravigliosa Città che, anche dopo una vita intera, probabilmente non conosceremo mai. Roma è un Museo a cielo aperto ma la sua ampiezza è tale che ci vorrebbero più e più vite per conoscerne ogni angolo ed ogni anfratto.

Può capitare, però, che un evento particolare (come in questo 2025 è stato ed è il Giubileo), possa portare alla luce zone nascoste dell’Urbe. I lavori di bonifica spesso fanno riemergere tesori nascosti da millenni. In questo articolo, parliamo dell’Oasi Naturale di Ponte Milvio, una zona fino a prima dell’evento giubilare, abbandonata a sé stessa e popolata da sbandati che lì, avevano costruito alloggi di fortuna come baracche e tende.

Questo punto, a ridosso di uno dei capolavori d’ingegneria dei nostri antenati, Ponte Milvio (o Mollo in dialetto romanesco) era noto anche per la sua pericolosità, specialmente per i ciclisti che, nel tracciato sovrastante, passavano da o in direzione Saxa Rubra, con una scarsa illuminazione e col rischio di imbattersi nella fauna che ivi risiedeva.

Oggi, questa piccola area rappresenta l’ennesimo gioiello della nostra Capitale. Infatti, scendendo le rampe di scale è possibile giungere al livello del Fiume Tevere e percorrere un tracciato in larga parte ripulito, riqualificato e che ha portato a conoscenza anche dell’antica strada romana Flaminia e dell’altrettanto remoto cippo terminale che segnava l’ampiezza del fiume (52 a.C.).

In sostanza, la parte interessata va da Ponte Milvio al Ponte di Corso Francia ma i cantieri sono attivi anche in direzione Foro Italico. Sempre grazie ai lavori di bonifica, è stata rinvenuta un’altra realtà millenaria: una parte degli antichi argini del Tevere in tufo, risalenti al I secolo a.C.

Quello dell’Oasi Naturalistica è il quarto dei cinque parchi fluviali che sono stati progettati e realizzati grazie ai fondi giubilari. Certo che vedere Roma da un punto di osservazione così particolare spinge ad amare ancora di più questa città.

Ci auguriamo che il motto “passata la festa, gabbato lo santo” non si realizzi quando la Porta Santa verrà chiusa, sancendo ufficialmente la fine dell’anno giubilare e che tutte le opere realizzate per l’occasione non cadano nell’abbandono e nel putridume che purtroppo colpisce ancora troppe aree urbane.

Una sola considerazione: forse una maggiore pulizia dell’argine e della seconda arcata del Ponte di Corso Francia avrebbe dato una sensazione ancor più bella rispetto a quella che già si ha. In fondo, con i mezzi che oggi la tecnologia mette a disposizione, non sarebbe stato male insistere su questo dettaglio.

Ma, come sempre, non dobbiamo scordarci che a Roma spesso si preferisce fermarsi a 30 anziché fare 31!

Stefano Boeris