Sauro Donati e il suo mondo: intervista allo scrittore, musicista e divulgatore scientifico

Le parole: curiosità, dedizione e rigore, riescono a creare l’atmosfera giusta per far da cornice al racconto dell’articolato percorso della vita di Sauro Donati, che nasce a Pescaglia nel 1959. La passione per la conoscenza ha guidato ogni sua scelta, tanti interessi apparentemente diversi si intrecciano come anime nella sua esistenza. Ha lavorato per anni nella Pubblica Amministrazione, in particolare al Comune di Lucca, dove è stato segretario della Commissione per il paesaggio: un ruolo che gli ha insegnato a guardare con attenzione alla bellezza e alla fragilità del territorio. Parallelamente, ha sempre coltivato le sue passioni profonde: L’astronomia, la musica, la scrittura e la divulgazione, campi che sembrano lontani tra di loro ma che con naturalità ha saputo legare grazie alla dedizione costante in tutto ciò che fa. Oggi, in pensione, ha più tempo per dedicarsi a entrambe.

La scienza è un filo rosso nella sua vita: Lei è anche presidente dell’Osservatorio Astronomico di Monte Agliale nel Comune di Borgo a Mozzano, un posto magico, che negli anni ha raggiunto risultati notevoli?

Sì, ne sono orgoglioso. L’Osservatorio di Monte Agliale ha scoperto 56 asteroidi e ben 78 supernovae, numeri che parlano da soli. A quanto pare, al mondo, siamo il primo osservatorio amatoriale, aperto al pubblico, ad aver raggiunto questo risultato, che è frutto di un lavoro collettivo, fatto di passione, competenza e tanta pazienza. L’astronomia amatoriale, quando è condotta con metodo e rigore, può dare contributi importanti alla scienza ufficiale. Io vedo l’osservatorio come un luogo di ricerca, ma anche di formazione e di apertura al territorio: un ponte tra la comunità scientifica internazionale e le persone che magari per la prima volta mettono l’occhio a un telescopio.

Fonte: Sauro Donati

So che lei ha costruito anche strumenti ottici per lo studio delle stelle. Come è nata questa passione?

È nata un po’ per necessità e un po’ per amore della manualità. Fin da giovane mi affascinava l’idea di non limitarmi a osservare il cielo con strumenti già pronti, ma di capire come funzionavano e, se possibile, costruirli con le mie mani. Ho partecipato anche al Terzo Simposio Nazionale degli Ottico-Meccanici Italiani, presentando un mio spettroscopio. È un campo che unisce rigore scientifico e creatività artigianale: la precisione di un calcolo ottico deve sposarsi con la concretezza dei materiali e con la cura dei dettagli. Per me è stato un modo di avvicinarmi alle stelle in maniera più diretta e personale, trasformando la teoria in oggetti reali che permettono di scoprire qualcosa di nuovo sull’universo.

Fonte: Sauro Donati

Oltre alla scrittura e alla scienza, c’è la musica. Lei è chitarrista jazz: come si inserisce questa passione nella sua vita?

La musica è sempre stata per me un bisogno vitale, una seconda lingua. Il jazz in particolare mi ha insegnato l’arte dell’improvvisazione, che non è casualità, ma capacità di trasformare un’idea in dialogo sonoro, costruendo insieme agli altri musicisti e al pubblico. È la stessa attitudine che ritrovo nella divulgazione e nella scrittura: non c’è una verità già pronta da trasmettere, c’è piuttosto un intreccio di voci, una ricerca comune. Suonare significa abbattere barriere, creare emozione, condividere energia. E questa dimensione di libertà la porto in tutte le cose che faccio.

Guardando indietro alla sua carriera, cosa lega esperienze così diverse come l’amministrazione pubblica, la scrittura, la musica e l’astronomia?

 Il filo comune è l’idea di servizio e di restituzione. In Comune servivo la comunità occupandomi di paesaggio, cercando di difendere un bene collettivo che appartiene a tutti. Nell’astronomia e nella divulgazione mi sento al servizio della conoscenza, provando a renderla accessibile e stimolante. Con la musica, invece, cerco di servire l’emozione e la bellezza del momento condiviso. Sono ambiti diversi, ma in fondo rispondono allo stesso impulso: lasciare qualcosa che vada oltre me stesso, costruire un ponte fra la mia esperienza e quella degli altri.

Fonte: Sauro Donati

Guardando invece avanti, quali progetti la appassionano oggi?

Continuare a coltivare le mie passioni, senza separarle. Mi piace l’idea che scrittura, scienza e musica possano dialogare, e penso che la sfida del futuro sia proprio l’interdisciplinarità. Oggi viviamo in un mondo frammentato, dove ognuno parla la sua lingua specialistica: io credo invece che servano spazi di contaminazione, dove un racconto di fantascienza può stimolare una riflessione scientifica, e una serata di jazz può avvicinare le persone all’arte e alla conoscenza. Vorrei che il mio percorso testimoniasse proprio questo: che la curiosità non ha confini e che la cultura, in tutte le sue forme, è uno strumento di libertà e di crescita collettiva.

Riguardo alla scrittura: Il suo ultimo romanzo I Libri di Ssunè un’opera di fantascienza che intreccia storia e immaginazione. Da dove nasce l’idea?

Nasce dal desiderio di guardare la storia umana da un punto di vista diverso, quasi straniante. Nel romanzo un popolo alieno entra in contatto con la Terra in un’epoca remota, e questo incontro cambia il corso degli eventi. È un modo per riflettere su quanto la conoscenza – e, talvolta, la sua gestione – possa influenzare il destino delle civiltà. Scrivere fantascienza ambientata nel passato non è affatto semplice: occorre acquisire conoscenze storiche, basate su fonti attendibili, altrimenti il rischio è di costruire scenari poco credibili. La fantascienza per me non è mai evasione: è un laboratorio di idee, un modo per interrogarsi sul presente attraverso il futuro o il passato immaginato.

Francesca Chiarantano