Inchieste come quella di Fanpage sulla Lobby Nera non sembrano colpire Fratelli d’Italia
Facciamo un passo indietro a circa quattro anni fa. Dall’inchiesta giornalistica di Fanpage denominata “Lobby Nera” emerse un quadro inquietante di relazioni fra la destra neofascista e i due partiti istituzionali dell’area destra: FDI e Lega. Lo schema è semplice, i movimenti di ultradestra, non essendo presentabili a livello elettorale, supportavano un candidato di FDI o Lega e in cambio ottengono posizioni come portaborse o nelle segreterie. In questo modo ai partiti viene garantito un appoggio elettorale che nei piccoli collegi è in grado di fare la differenza.
Gli esponenti di riferimento sarebbero stati Fidanza, ora auto-sospesosi travolto dallo scandalo, il consigliere regionale lombardo Massimiliano Bastoni e Silvia Sardone, europarlamentare ora eletta al consiglio comunale di Milano.

Fonte: Fanpage
In particolare, Bastoni nei video si definiva allievo di Mario Borghezio, l’ex parlamentare leghista che entrò nella Lega su suggerimento di Maurizio Maurelli, ex terrorista nero. Borghezio parlava di una “Terza Lega”, una corrente di estrema destra all’interno del partito vicina a movimenti come Lealtà e Azione, di cui Bastoni sarebbe stato il riferimento milanese all’interno della Lega.
Non finisce qui, poiché la Procura di Milano aveva aperto un’inchiesta, poi archiviata, per le ipotesi di finanziamento illecito e riciclaggio. Dal video emergeva un tentativo di ottenere fondi per la campagna di FDI, su proposta di Fidanza all’infiltrato di Fanpage per poi ripulire il denaro tramite alcune “lavatrici” menzionate dal Barone nero, Roberto Jonghi Lavarini, storico esponente la destra radicale milanese.
La patata bollente era passata nelle mani di Giorgia Meloni, che, per poter prendere le misure necessarie, chiedeva di vedere “tutto il girato”. Richiesta negata da Fanpage. Il peso della fiamma gravava sul partito che aveva poi ricevuto da più parti un invito a condannare platealmente il fascismo, una svolta di Fiuggi 2.0. Un atto, chiaramente non dovuto per la storia della Meloni, ma che era stato politicamente necessario, seppur è stato poi fatto in maniera piuttosto timida, per riuscire ad arrivare a Palazzo Chigi nell’autunno del 2022 dopo le elezioni politiche di quell’anno. Sii sarebbe potuto pensare che Lega e FDI si sarebbero dovuti dimostrare disposti a perdere questo elettorato per non finire tra gli “impresentabili”, tuttavia, occorre riscontrare che alla fine della fiera queste inchieste ed altre simili non hanno scalfito più di tanto l’immagine dei partiti del centro-destra, anzi, si potrebbe sostenere che, se qualche effetto anche minimo lo ha avuto, questo sia stato complessivamente positivo.
Il Governo Meloni sembra riuscire a gestire senza troppe difficoltà questi piccoli momenti di imbarazzo e tensione che seguono a inchieste che mettono sotto i riflettori quelle componenti in qualche modo afferenti ai loro partiti che sono rimaste piuttosto nere, seppure in maniera istrionica e giullaresca. Fu il caso dell’estate del 2024 in cui un’altra inchiesta di Fanpage fece luce su alcune sedi e alcune figure di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, inchiesta sulla quale il Presidente del Consiglio e l’organizzazione del partito “surfò” senza troppi patemi d’animo né incomodi.
Alberto Fioretti
