In televisione, come nel mondo della discografia, ogni singola mossa è studiata a tavolino e anche ciò che sembra spontaneo o casuale, ha dietro un progetto ben definito

Il titolo di questo articolo farebbe pensare ad un’analisi dell’omonimo romanzo del 2003 di Dan Brown da cui ha avuto origine il film diretto da Ron Howard e interpretato da Tom Hanks mentre, ciò che esamineremo nelle prossime righe ha a che fare con una kermesse che si è appena conclusa e che, come puntualmente succede alla fine di ogni edizione, si è portata con sé applausi e polemiche. Parliamo del Festiva di Sanremo e del vincitore di questa settantaseiesima edizione, Sal Da Vinci.

Il “tempio” della Musica nostrana ha visto alla conduzione e alla direzione artistica Carlo Conti, affiancato dalla cantante Laura Pausini che, proprio sul palco dell’Ariston vinse, nella sezione “Nuove proposte”, l’edizione dell’ormai lontano 1993 con il brano “La solitudine”.

Questa volta, tra i big, ad aver ricevuto la statuetta dorata del primo classificato è stato Sal Da Vinci. Il cantante italo-americano (nato a New York da genitori italiani) ha trionfato con la canzone “Per sempre sì”, che ha in sé le caratteristiche del neomelodico ma con un testo in italiano, eccezion fatta per l’ultima frase che recita “Accussì, sarrà pe sempe sì”.

Fonte: ELLE

Ebbene, proprio questa frase rappresenta il codice “Da Vinci” come riportato nel titolo di questo articolo. Sì, perché, per comprendere la ‘furbata’ di questo brano, bisogna calarsi nella realtà napoletana che vede nel neomelodico un pilastro della propria cultura musicale. La Campania è piena di cantanti giovani e adulti che, all’interno dei confini regionali, sono letteralmente osannati. Sal Da Vinci è sicuramente tra questi, anche se la sua carriera artistica lo aveva già portato a uscire fuori dall’area partenopea.

Gli appassionati di Carlo Verdone ricorderanno certamente la pellicola del 1986, “Troppo forte”, in cui il ragazzo soprannominato “Capua” era proprio Sal Da Vinci. E poi ancora ospitate in televisione, in programmi di punta come “Domenica in” e l’interpretazione della bellissima canzone “‘A città ‘e Pulecenella”. Un neomelodico riuscito a diventare nazional popolare.

Fonte: Facebook

Ma per tornare al famoso Codice, quella frase conclusiva ha permesso e permetterà al cantante in questione di poter accedere nella sua terra a un numero enorme di eventi dove, la sua presenza, sicuramente frutterà guadagni di tutto rispetto. Infatti, se è vero che il testo è scritto in italiano, quelle pochissime parole in dialetto, hanno sancito la “proprietà” della canzone a tutti i napoletani e campani in generale.

Un pezzo, possiamo dirlo, studiato a tavolino per diventare da una parte un tormentone come ce ne sono stati tanti e dall’altro un vessillo di una certa cultura popolare che, davanti a eventi importanti della vita, come il matrimonio, lo sbandiererà a mo’ di marchio di fabbrica. Non ci sarà banchetto di nozze in cui non si canterà “Per sempre sì”, molto probabilmente con l’autore presente.

Oggi, l’opinione pubblica è spaccata sull’argomento: c’è chi sostiene e promuove questo traguardo e c’è chi, in maniera diametralmente opposta, critica tale vittoria sanremese. Ad onor del vero, va detto che sarebbe ingiusto scagliare gli strali contro Sal Da Vinci che risulta essere comunque una persona con una gran bella voce, forse sprecata per quel genere.

Sono diverse le domande che sono nate in seguito alla proclamazione del vincitore: era proprio necessario far vincere un pezzo trash? Non c’erano altri brani, musicalmente più strutturati? Non potevano vincere cantanti con un’estensione vocale maggiore o con una tecnica più raffinata? Interrogativi leciti che però non debbono mai farci perdere di vista il retropalco di determinati appuntamenti televisivi.

Era già nell’aria, da diverso tempo, l’idea che la canzone napoletana dovesse tornare protagonista, seppur in chiave moderna. Nomi come Rocco Hunt (pseudonimo di Rocco Pagliarulo) o Geolier (al secolo Emanuele Palumbo) erano già stati portati sul palco dell’Ariston ma, onestamente, le loro performance non avevano la forza di ribaltare certe dinamiche. Ecco, dunque, la scelta di trovare una voce che sapesse cantare e che al tempo stesso riunisse la lingua italiana con la musicalità napoletana; una voce che fosse gradevole all’ascolto e che uscisse fuori dai soliti rap o trap. Sal Da Vinci aveva queste caratteristiche. Dopo il suo, ormai penultimo tormentone, “Rossetto e caffè” mandato in onda in tutte le radio, eccolo approdare nel programma del 31 dicembre, “L’anno che verrà”, anticamera dell’evento canoro dell’anno, Sanremo appunto. Nulla è lasciato al caso! In televisione, come nel mondo della discografia, ogni singola mossa è studiata a tavolino e anche ciò che sembra spontaneo o casuale, ha dietro un progetto ben definito.

Fonte: YouTube

E questa manovra di promozione della cultura musicale partenopea è stata confermata anche dal nome di Stefano De Martino, attuale conduttore del gioco “Affari tuoi” su Rai1, anch’egli campano di Torre Annunziata che, il prossimo anno, vestirà i panni di conduttore e direttore artistico della settantasettesima edizione del Festival di Sanremo.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Quali sorprese ci dovremo attendere per la kermesse 2027? Per citare un celebre passaggio della canzone ‘Con il nastro rosa’ di Lucio Battisti, possiamo affermare che “lo scopriremo solo vivendo”!

Stefano Boeris