Il partito di FI è ancora fortemente sostenuto e finanziato dalla famiglia Berlusconi e, conseguentemente, al suo interno non si potrà, gestire il potere contro il volere di Marina
È partita la volata per la nuova legge elettorale ed è interessante analizzare a chi serve e a chi conviene. Da chi si protegge Giorgia Meloni? È vero che l’attuale sistema non garantisce stabilità politica e di governo ed invece la passata legislatura ha dimostrato quanto sia importante per l’Italia avere un governo stabile e legittimato dal voto popolare. Ribadisce a gran voce la destra: chi ha un voto in più, con il premio di maggioranza, vince e governa. Non si può negare che questo sia un bene. Anche la sinistra vorrebbe una legge che non la costringa, il giorno dopo il voto, ai soliti giri di valzer, ai soliti compromessi o a nominare premier il solito tecnico d’area.
Il PD sa benissimo che con il probabile pareggio sarebbe al centro di tutto questo anche se con certezza tornerebbe al potere. Ed il principale partito della sinistra capisce che, per tutti gli uomini di potere che rappresenta, sarebbe per sé stesso insopportabile rimanere all’opposizione altri cinque anni. Le piccole forze politiche oggi all’opposizione, ed in particolare Renzi ed i renziani, aspirano ad una vittoria di strettissima misura della sinistra che permetterebbe loro di condizionare il governo pur raccogliendo un consenso molto limitato. A loro l’attuale legge elettorale va bene così. Ma perché allora il partito democratico non vuole la riforma elettorale? Vorrebbero un novo sistema ma certo non quello che si accinge a proporre la Meloni.
Sia la Schlein che Giuseppe Conte sanno benissimo che una parte importante dei loro elettori non voteranno volentieri un candidato dell’altro partito pur se coalizzato. Le percentuali di cinque stelle e del PD non si sommano con facilità e i rispettivi leader si apprestano, per aver ragione nei collegi uninominali, a sottoscrivere un accordo di desistenza. Dove si presenta il PD non si presentano i cinque stelle e viceversa. Ma la legge studiata da Giorgia vuole che sia scritto il nome del candidato premier nella scheda ed allora il gioco non funziona più. Poi l’assenza delle preferenze rappresenta un forte handicap per un partito molto forte sul territorio, con tanti nomi molto spendibili e molto radicati nei collegi. No, così è inaccettabile. Sul tema la destra ha facilità a dire che è giusto che gli italiani sappiano il giorno prima delle elezioni, e non il giorno dopo, da chi saranno governati, ma per gli altri questa legge è indigeribile. A mio avviso per Fratelli d’Italia la nuova legge per il voto rappresenta anche una difesa sul fronte interno.
Nella compagine di governo sussiste un partito che porta nel simbolo ancora il nome del suo fondatore. Quel partito è ancora fortemente sostenuto e finanziato dalla famiglia Berlusconi e, conseguentemente, se non proprio dirige i giochi certo in Forza Italia non si può, e non si potrà, gestire il potere contro il volere di Marina. Marina è un’imprenditrice validissima che ha portato il suo gruppo imprenditoriale ad un’importanza di livello europeo forse neanche ipotizzato dal padre. Insomma, è una donna di potere.

Fonte: la Repubblica
Ora con un probabile pareggio, davanti all’ingovernabilità del paese e peraltro come già accaduto in passato, dopo aver preso i voti che le spettano sotto l’egida del centrodestra, il partito potrebbe entrare (diciamolo con il termine che userebbero: nel supremo interesse del paese) in un governo insieme alla sinistra eleggendo un premier di compromesso.
I voti della Berlusconi diverrebbero essenziali per la tenuta dell’esecutivo e la signora Forza Italia si troverebbe in automatico seduta a capotavola. Si può obiettare che anche oggi gli stessi voti sono indispensabili per la tenuta del governo ma non è la stessa cosa. Nella mentalità di una donna di potere (non c’è nulla di male ad esserlo) l’idea di cogestire la nazione, non più come papà, ma senza esporsi in prima persona è un’altra cosa.
Poter agire da dietro le quinte con il consenso necessitato della sinistra e della magistratura in un clima politico ben diverso, senza la lotta retriva e scellerata che ha segnato questa legislatura tra fascisti e comunisti è un boccone troppo ghiotto che Giorgia, con l’indicazione del premier nella scheda elettorale, ha tutta l’intenzione di non far assaporare a nessuno.
Ferruccio Zappacosta
