Ricordare Alex vuol dire celebrare un Uomo che ha saputo affrontare ogni disavventura trasformandola in nuova opportunità di vita

Ricordare Alex Zanardi non significa solo commemorare un campione per le sue imprese sportive. Ricordare Alex vuol dire celebrare un Uomo che ha saputo affrontare, con coraggio e intelligenza, ogni disavventura trasformandola in nuova opportunità di vita.

Nei nostri cuori restano le sue gesta umane, la sua impareggiabile determinazione, la sua grande voglia di vivere, la sua impareggiabile determinazione, la sua grande voglia di vivere, il suo largo sorriso mostrato anche nei momenti più delicati, i suoi sguardi disincantati ricchi di generosità, il suo animo nobile aperto agli altri, la sua ampia forza comunicativa impreziosita dal tipico accento bolognese, la sua eterna voglia di travalicare ogni frontiera spingendosi dove chiunque si sarebbe dato per vinto. Ha fatto uso di riflettori e telecamere non per un narcisistico desiderio di apparire ma per lanciare messaggi di speranza, testimone per eccellenza della possibilità di rialzarsi dopo una caduta e trasformare una fragilità in forza facendo leva su se stessi. Per lui non esistevano bandiere bianche per cui arrendersi e comfort zone su cui adagiarsi. L’esempio per cui niente è impossibile e che si può superare qualsiasi avversità considerandola come una nuova sfida da affrontare.

Il carattere forte di Zanardi si intravvide già in giovane età quando la grande passione per le auto e i motori del piccolo Alessandro venne fortemente contrastata dai genitori sia per questioni economiche che per la morte della sorella maggiore Cristina a seguito di un incidente stradale. La tenacia di Alex ebbe la meglio ed il padre fu costretto a regalargli un kart e ad improvvisarsi meccanico per seguirlo nelle sue varie competizioni. I successi non tardarono ad arrivare per questo piccolo talento bolognese che in ogni corsa mostrava una grinta fuori dal comune gettando il cuore oltre l’ostacolo.

Dopo una lunga trafila tra kart e Formula 3000 arrivò finalmente l’approdo in Formula 1 nel 1991, a 25 anni di età, al volante di una Jordan. Proseguì la sua carriera con la Minardi nel 1992, con la Lotus nel biennio 1993-1994 e con la Williams nel 1999 (dopo un periodo di pausa dedicato al campionato CART, oggi chiamato Indycar). Alex non riuscì a far emergere appieno il proprio talento in F1 perché capitato in scuderie che seppur prestigiose vissero una crisi in quegli anni con monoposto inaffidabili sul piano della tenuta, oltre che per ragioni legate al mero ruolo di seconda guida.

Nel 2001 Zanardi fece il suo ritorno alle corse nella categoria CART ed il 15 settembre, a quattro giorni di distanza dall’attacco alle “Torri Gemelle”, rimase vittima di un terribile incidente nel circuito di Lausitzring in Germania, travolto da una monoposto ad alta velocità. Alex uscì dall’abitacolo in condizioni disperate, ricevette l’estrema unzione, ma miracolosamente restò in vita.

Fonte: Sky TG24

Nonostante l’amputazione di entrambe le gambe, dopo una lunga fase riabilitativa, Zanardi non solo tornò con successo alle corse nella categoria “Gran Turismo”, ma parallelamente abbracciò anche una nuova carriera nel paraciclismo correndo nell’handbike. Leggendarie le sue parole nell’intraprendere il percorso paralimpico “L’incidente mi ha dato modo di fare cose che forse in un’altra vita non avrei mai avuto l’occasione di provare”. Alex divenne un atleta fortissimo nella nuova disciplina già nel momento del suo debutto arrivando quarto nella maratona di New York, prova dove trionfò nel 2007.

Fonte: BMW Group PressClub

Ai Giochi Olimpici di Londra 2012 conquistò due medaglie d’oro ed una d’argento, perfettamente replicate alle Olimpiadi di Rio 2016 con allori raggiunti a ben 50 anni di età. Zanardi, per il suo immenso coraggio e per il suo impegno nel sociale, diventò un’icona del mondo paralimpico, spingendo tanti atleti, tra questi Bebe Vio, a superare la paura della disabilità e a ripartire con coraggio attraverso lo sport. In quel periodo Alex partecipò a eventi e manifestazioni internazionali a scopo benefico e alla conduzione di programmi Rai come “Non mollare mai – Storie tricolori” e “Sfide”, splendida trasmissione nel ricordare le grandi imprese sportive.

Fonte: Ability Channel

Il 19 giugno del 2020, durante una corsa benefica in handbike a sostegno della lotta contro il Coronavirus, si scontrò verso Pienza con un camion proveniente dalla direzione opposta. Dopo tante operazioni, riprese coscienza nel gennaio 2021 e assistito dalla moglie e dal figlio ha passato gli ultimi anni della sua vita in famiglia spegnendosi lo scorso primo maggio scorso, a 32 anni esatti di distanza dalla morte di Ayrton Senna il suo mito. Un segno del destino ad accomunare due campioni. In coloro che lo hanno amato Alex continua a vivere attraverso le sue parole rimaste indelebili e per averci insegnato che niente è impossibile.

Gian Luca Cocola