Un concentrato di arte, fantasia, eleganza, con improvvisi slanci acrobatici che sorprendono senza mai tradire la coerenza estetica dell’insieme

Al SODRE di Montevideo il Carmina Burana torna a vibrare, e lo fa in una forma che non racconta una storia ma un’energia: questa musica, priva di un vero filo narrativo, è un corpo sonoro che pulsa, un mosaico di atmosfere che si susseguono senza logica apparente e proprio per questo capace di generare immagini, emozioni, scarti improvvisi. Sul palco, la coreografia di Mauricio Wainrot – figura di assoluto rilievo della danza contemporanea latino-americana, con un repertorio internazionale che dagli anni Ottanta ne ha consacrato la firma dinamica e teatrale – riesce a compiere l’impresa: trasformare un impianto musicale frammentario in un flusso unico, rigoroso, perfettamente leggibile nel gesto.

Il risultato è uno spettacolo che non si limita a interpretare la musica, ma la amplifica: un concentrato di arte, fantasia, eleganza, con improvvisi slanci acrobatici che sorprendono senza mai tradire la coerenza estetica dell’insieme. Una danza scolpita più che disegnata, che attraversa atmosfere sacre e profane come in un viaggio visivo, dove ogni quadro possiede un peso emotivo distinto.

Alla guida del Balletto Nazionale, María Riccetto, direttrice della compagnia, conferma il suo ruolo determinante nel definire un’identità ormai riconosciuta per maturità tecnica e sensibilità artistica. È evidente la sua impronta nella qualità dell’ensemble, nella precisione collettiva e nella capacità dei ballerini di muoversi come un organismo unico.

Fonte: https://sodre.gub.uy/

Il coro, disposto nei palchi laterali, avvolge lo spettatore in un impatto sonoro totale, un dispositivo scenico che raddoppia la presenza della musica e ne rende fisico il respiro.

Tra i momenti più memorabili, l’apparizione dei ballerini gemelli brasiliani, identici non solo nell’aspetto ma nella misura dei movimenti: una simmetria potentissima, capace di creare un breve ma intensissimo cortocircuito emotivo. La loro presenza aggiunge una nota di unicità allo spettacolo, quasi un’apparizione coreografica nel cuore dell’opera.

Di grande raffinatezza anche il solista Sergio Muzzio e la prima ballerina Nadia Mara, che hanno donato alle sezioni liriche una qualità sospesa, fatta di linee morbide e di un romanticismo trattenuto che non scivola mai nell’ovvio.

La voce del soprano Victoria Ratto si distingue per controllo e nitidezza, capace di emergere dal tessuto orchestrale e corale mantenendo una propria personalità timbrica senza forzature. La sua presenza contribuisce a elevare lo spettacolo a un livello pienamente sinfonico.

Ma il tratto più sorprendente di questo Carmina Burana è forse la sua forza evocativa: non un balletto che illustra, ma uno che evoca. Nei gesti affiorano figure che sembrano uscite dall’arte: posture plastiche che ricordano Rodin, silhouettes eteree che rimandano alla grazia di Botticelli, tableaux vivants modellati nella luce. È un viaggio coreografico che attraversa secoli e immaginari, un rito pagano e contemporaneo allo stesso tempo.

Il tutto arriva in un momento di rinnovata energia per il SODRE, oggi sotto la nuova presidenza di Luis Pérez Aquino.

Alla fine di un’intensa ora, resta l’impressione di aver assistito non a una semplice coreografia, ma a una grande macchina emotiva, in cui musica, corpo e immagine trovano un equilibrio raro. Una produzione che conferma il SODRE come uno dei luoghi più vitali della scena sudamericana, e che dimostra ancora una volta come la danza possa trasformare il frammento in visione.

Roberto Begnini