È dal 1953 che un pilota italiano non vince il campionato di Formula 1. Il nome Antonelli potrebbe mettere fine a questa attesa

In soli quattordici giorni Kimi Andrea Antonelli, diciannovenne pilota rampante della Mercedes,
dopo essersi imposto nei Gran Premi di Cina e Giappone, è clamorosamente diventato il grande favorito per la conquista del Mondiale 2026 di Formula 1.

Per il ragazzo bolognese i due G.P. disputati nel marzo scorso hanno significato il conseguimento di due successi consecutivi (i primi in F1) e due splendide affermazioni nelle qualifiche che gli sono valse le partenze in pole position. Da ben 74 anni un pilota italiano non vinceva due gran premi consecutivi, l’impresa riuscì ad Alberto “Ciccio” Ascari nel 1952. L’ultimo successo di una guida italiana risaliva al lontano 19 marzo 2006 quando Giancarlo Fisichella si impose su Renault nel G.P. di Malesia. Quel giorno Antonelli non era ancora nato. Kimi, quale pilota più giovane, è al secondo posto dietro a Max Verstappen ad aver conquistato un Gran Premio, ma in prima posizione relativamente alla vittoria nelle qualifiche avendo scavalcato il quattro volte iridato Sebastian Vettel. E soprattutto a soli 19 anni e 216 giorni Antonelli è diventato il più giovane leader del mondiale della storia della Formula 1 strappando il primato a Lewis Hamilton (22 anni e 17 giorni).

Fonte: Motorsport.com

Alla luce dei riferimenti statistici è lecito porsi la domanda come un talento del genere nato a Bologna, a metà strada tra Imola e Maranello, non corra per la Ferrari ma per la Mercedes. Eppure, le premesse erano ottime in quanto Kimi da bambino, mostrandosi un asso nei kart, venne segnalato alla Ferrari che lo accolse all’interno della sua Academy. I tecnici del Cavallino Rampante intravidero nel piccolo Antonelli il precoce talento esploso in questi ultimi mesi, ma purtroppo i vertici dirigenziali si mostrarono dubbiosi e scettici sulla maturità caratteriale del ragazzo mollando la presa.

Della situazione venutasi a creare ne approfittò Toto Wolff che lo portò in Mercedes, seguendone i processi di crescita e mettendolo accanto ad un mostro sacro come Lewis Hamilton. E quando il fuoriclasse inglese decise di approdare a Maranello il saggio dirigente decise di sostituirlo in pista con il diciottenne bolognese. Tra il manager e il pilota emiliano nel corso degli anni si è instaurato un rapporto che ha travalicato quello professionale per approdare nel legame umano. Antonelli considera Toto un suo secondo padre che alterna il bastone alla carota. I due via radio si parlano in codice; Wolff, come monito, chiama il pilota Andrea, il suo secondo nome, quando lo rimprovera per un errore, e invece Kimi quando lo vuole elogiare con dolcezza.

Antonelli è tanto veloce in pista quanto volenteroso negli studi. È riuscito in età adolescenziale a far convivere libri e motori, trovando il tempo per studiare durante i viaggi verso i circuiti. Nonostante un rapporto difficile con la matematica, compensato dalla sua perfetta conoscenza dell’inglese, si è diplomato l’anno scorso un istituto tecnico con indirizzo “Relazioni internazionali e marketing”. Amante del basket e delle auto veloci, paradossalmente Kimi ha temuto di fallire l’esame per la patente in quanto le manovre di parcheggio con il cambio manuale non sono proprio il suo forte.

Ora Kimi, dopo tre gran premi è il leader della classifica mondiale e il candidato per eccellenza per la conquista del titolo 2026 anche alla luce della crisi di rigetto di Verstappen verso l’ambiente della Formula 1, la latitanza delle McLaren e gli atavici malesseri in casa Ferrari. Probabilmente Antonelli vivrà le maggiori difficoltà all’interno della sua scuderia nei rapporti con il suo compagno George Russell, anche lui alla ricerca della vittoria iridata. Un duello che sta prendendo corpo quest’anno e che potrebbe sfociare in un’aspra rivalità con il pericoloso coinvolgimento di tecnici, di ingegneri e dello stesso Toto Wolff.

Le attuali preoccupazioni su Kimi riguardano la sua tenuta emotiva nella gestione del peso gravoso di poter, e forse dover, conquistare il Mondiale. Una grande responsabilità per un ragazzo di soli diciannove anni che ha dato dimostrazione di fragilità caratteriale nella parte centrale della scorsa stagione. A tal riguardo però il giovane pilota, consapevole delle crescenti aspettative, ha fatto tesoro dell’esperienza passata e sta rafforzando l’aspetto mentale con l’aiuto dello staff della Mercedes. Al contempo sta ulteriormente migliorando le qualità tecniche allenandosi soprattutto sulle partenze che costituiscono il tallone di Achille del ragazzo bolognese,

È dal lontanissimo 1953 che un pilota italiano non si aggiudica il campionato mondiale di Formula 1. L’ultimo fu Ciccio Ascari al volante di una Ferrari. Chissà se dopo ben 73 anni l’impresa venga ripetuta… In bocca al lupo Kimi!

Gian Luca Cocola