Nella nostra Costituzione – al comma 4 dell’art. 118 – è posto un principio di primaria importanza: il principio sussidiarietà orizzontale, secondo il quale le Autorità Pubbliche hanno il dovere di intervenire – esercitando quei poteri che la legge gli attribuisce per il perseguimento dell’interesse pubblico – solo qualora i cittadini, singoli o associati, non siano in grado di provvedere autonomamente ai bisogni di interesse generale.
Rinviando ad altra sede una riflessione sul significato di potere – che lungi dal rappresentare un’estensione di qualche qualità personale (il potere è attribuito alla funzione, non alla persona, e al termine dell’incarico rimane alla funzione, non alla persona!) deve essere qualificato piuttosto come il dovere di agire e di assumersi responsabilità nell’interesse collettivo – a ben vedere, non si tratta solo di un principio di buon governo, ma di un sentiero da percorrere per una cittadinanza libera e consapevole.
Si potrebbe semplificare: “Tanto più i cittadini saranno capaci di organizzarsi autonomamente per il benessere generale, collettivo, comune, tanto meno sarà coinvolto l’esercizio di poteri pubblici”.
In questi termini, affinché la sussidiarietà sia concretamente applicabile, è necessario che esista una società
civile responsabile, in grado di comprendere che – per svariate ragioni non solo etiche ma anche ad esempio economiche – il perseguimento dell’interesse “di tutti” prevale sul perseguimento dell’interesse
individuale e che, conseguentemente, se si vuole evitare scelte etero-imposte dall’alto, è necessario agire
tempestivamente.

Fonte: festivaldellacivilta.it
Tuttavia una tale assunzione di responsabilità ha bisogno necessariamente di una pregiudiziale “etica” fondamentale: la solidarietà.
Ed invero, la solidarietà non è solamente un’emozione estemporanea, spunto di gesti filantropici, ma la stabile consapevolezza alla corresponsabilità: ogni mia azione contribuisce al benessere dell’altro.
E’ necessario quindi che i cittadini si riconoscano parte di una stessa comunità, che percepiscano il dovere di concorrere, con le proprie azioni, al benessere dell’altro.
Questo sembrerebbe peraltro il motivo della collocazione – nell’art. 2 della Costituzione – della solidarietà, quale dovere inderogabile, al fianco del riconoscimento dei diritti inviolabili.
Come a dire: tanto più i cittadini – che compongono la Repubblica – adempieranno i loro doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, tanto più certa e duratura sarà la garanzia dell’inviolabilità dei diritti, a loro costituzionalmente riconosciuti.
Insomma, i costituenti ben sapevano che una visione “paternalista“, nel lungo periodo, non dura, ma fallisce.
Tuttavia, è necessario che i cittadini diventino maturi, consapevoli delle complessità della convivenza civile e che – nella consapevolezza che l’ordine delle cose ha una ragione ben più vasta di quella attribuibile ad un singolo individuo – sappiano provvedere da soli al benessere collettivo.
In questo processo di sostanziale maturazione, un contributo determinante può essere garantito dall’Educazione Civica che non deve essere ridotta ad una semplice formalità scolastica ma – al contrario – deve rappresentare quella formazione integrativa che potrà accompagnare le giovani generazioni alla maturità; maturità che – in termini di cittadinanza – non può che tradursi in una convivenza libera e solidale.
Il Festival della Civiltà nasce da una consapevolezza maturata lentamente ovvero che il “Terzo Settore” rappresenta oggi una delle trame più resistenti del tessuto sociale.
Una consapevolezza che ha trovato parole nitide nell’intervento del Presidente emerito della Corte istituzionale Giuliano Amato, al Forum del Terzo Settore del novembre 2024, “il Terzo Settore è una realtà che da sola sta mantenendo i fili di un tessuto coesivo che la nostra società ha progressivamente perduto”.
Mentre cadevano molte delle strutture tradizionali di appartenenza e rappresentanza il Terzo Settore è “la foresta che è cresciuta”, silenziosa ma vitale.
Il Festival della Civiltà – organizzato dall’Associazione di Promozione sociale- ETS “Democrazia nelle Regole” – è un contributo che proviene da un albero di quella foresta – di cui, con fierezza, siamo robusti “rami” – per offrire uno spazio serio e imparziale di riflessione sui valori della solidarietà e dell’impegno civico.
Giulio Bacosi e Marco Iapichino
