Cos’è il salario minimo e come funziona nel nostro Paese?

Il salario minimo rappresenta il livello minimo di retribuzione che i datori di lavoro devono corrispondere ai propri dipendenti. Con importi variabili – vi sono Paesi che hanno salari minimi inferiori a 700 euro al mese (Bulgaria, Romania, Ungheria) e Paesi i cui salari minimi superano anche i 1500 euro – tale misura è, a oggi, adottata da 21 Stati dell’Unione Europea, tra i quali non figurano: Italia, Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia.

In Italia, l’introduzione di un sistema di determinazione dei minimi salariali universale è stata oggetto di diverse riforme, nessuna delle quali è giunta a conclusione dell’iter parlamentare. Si ricorda il c.d. jobs act – la riforma del lavoro introdotta nel 2014 dal Governo Renzi – la cui legge delega conteneva una norma finalizzata proprio all’introduzione di un salario minimo.

Tra le altre proposte di riforma, si ricordano le tre differenzi iniziative presentate tra il 2018 e il 2019 dai partiti della coalizione di governo M5S-PD-LeU.

Fonte: Ticonsiglio

Al fine di sintetizzare, senza alcuna pretesa di esaustività, le diverse obiezioni di cui è stata oggetto tale misura, basti ricordare le conseguenze negative che, secondo alcuni, deriverebbero da un livello sproporzionato di minimo salariale che, gravando intollerabilmente sulle aziende, potrebbe pesare sulle stesse e causare una riduzione del lavoro regolare.

Inoltre, vi è chi ritiene che, dato il divario del costo della vita nel territorio nazionale, tale misura non debba essere regolata in maniera omogenea su tutto il territorio della Penisola e per tutte le categorie di lavoratori.

Deve essere precisato che, in Italia, per il momento, la determinazione dei minimi salariali è settoriale, vale a dire rimessa alla Contrattazione collettiva. In sostanza, non è lo Stato a prevedere un minimo salariale legale ma i singoli settori di occupazione a dotarsi di una specifica disciplina.

Sono appunto diversi anni che sia discute animatamente sulla necessità o meno di adottare una simile misura all’interno del nostro ordinamento, senza però che alcuna proposta concreta riesca anche solo a essere seriamente discussa e andare vicina all’approvazione.

Dopo anni in cui il Pd ha nicchiato, e in molti altri casi profondamente avversato, di fronte alla prospettiva di un salario minimo, sembra che all’interno della composita compagine di centro-sinistra, per lo meno i due alleati principali, ovvero il Movimento5Stelle, per altro storicamente a favore della misura, e il Pd a trazione Schlein, siano finalmente d’accordo sulla necessità di approvarla.

Vedremo se qualora avranno prima o poi responsabilità di governo daranno seguito a questa annunciata volontà.

Alberto Fioretti