Cosa ci dicono le proteste anti-immigrazione che vediamo in tutto il continente?

Le piazze di tutta Europa, specialmente in Gran Bretagna e Francia, sono sempre più gremite a difesa dei nostri valori occidentali contro quella che, con una celebre immagine, è stata definita sostituzione etnica.

Lo scontro tra civiltà che viene evocato dovrebbe, secondo questa lettura, portare quasi immancabilmente alla vittoria di quella islamica, la quale beneficerebbe a sua volta del sodalizio con altre culture extra-europee, capaci di fatto in tutt’al più un paio di generazioni di cancellare l’identità europea e con essa i nostri stati occidentali con i loro impianto derivante dalla sua ben nota storia plurisecolare.

Questa lettura, molto suggestiva per tanti versi, sconta però tutti i limiti di una facile dicotomia fra queste due componenti etneo-culturali sicuramente piuttosto facili da isolare in maniera contrastiva per poi contrapporre con altrettanta semplicità. I problemi di integrazione, denunciati da coloro che animano queste piazze in tutta Europa (l’Olanda e la Svezia non sono certo da meno di quelle summentovate) non sono certamente dei fenomeni di allucinazione collettiva, sebbene le proporzioni e l’incidenza di questi fatti sembrino essere un poi diversi rispetto alla ricostruzione fornita.

Fonte: Euronews.com

Non c’è qui lo spazio di analizzare tutti i dati, per alcuni versi contrastanti e piuttosto equivoci, che ci vengono dai diversi paesi europei e da studi i più diversi, ma quello che balza immediatamente all’occhio è il tentativo, istintivo e fin troppo comprensibile di banalizzare il fenomeno dell’immigrazione e della (mancata) integrazione. Pure in alcuni dei centri più popolosi delle città dell’Europa centro-settentrionale nessuno può negare che vi siano tassi di presenza di famiglie non proprio atavicamente europee che rendono oggettivamente la questione esplosiva, in quanto gli abitanti di questi quartieri e più in generale gli europei si sentono minacciati sotto casa loro.

Come sempre però il piano delle soluzioni rappresenta una sfida decisamente più impegnativa di quella della critica e nonni può passare sotto silenzio il fatto che molte di quelle che vengono fornite da questi gruppi e, talora, da alcune compagini politiche non sembrano nemmeno poter assurgere al piano delle stesse soluzioni. A più riprese è stato provato da più stati occidentali, quanto per vari ordini di ragioni, a partire dal diritto internazionale di cui molti vorrebbero fare sbrigativamente strame, quella che viene quasi universalmente incolta come la strada maestra, ovvero quella delle espulsioni sia quasi impossibile da applicare e risulta quindi una nenia quasi del tutto priva di efficacia pratica potenziale.

Alberto Fioretti